Si parte tra un po’ (Diario del cammino portoghese. PRIMA TAPPA, da Pòvoa de Varzim – San Pedro de Rates, 12 km )

16 luglio – Se fino a ieri pensavo di fare una gita a Coimbra, cittadina che si trova ad una sola ora di treno da Aveiro ( leggi qui), stamattina ho capito che il cammino non può più aspettare. Tanto più che Antonio freme e ha voglia di capire cosa sta facendo.  Sennonché si sono fatte già le 11 e l’unico modo per iniziare oggi è spezzare la tappa. Per questo motivo, dopo aver  restituito le biciclette e aver praticamente corso verso la stazione ferroviaria di Aveiro,  prendiamo di nuovo il treno per Porto DSC02165e da lì la metropolitana per Pòvoa de Varzim, l’ultima fermata della linea rossa.  Qui non passa il cammino, ma – secondo i miei calcoli –  dista appena 12-15 km da San Pedro de Rates e di conseguenza ci permetterebbe di evitare buona parte della periferia di Porto.

Io, a dire la verità, finora questo cammino l’ho del tutto sottovalutato: abituato a camminare per almeno tre settimane,  250 km mi sembrano delle pinzellacchere che non richiedono particolare impegno.

Pòvoa de Varzim, comunque, non è il luogo più ameno in cui sono stato e orientarsi all’inizio non è per nulla facile.  Infatti, dopo aver chiesto un paio di informazioni per uscire da questo sobborgo di Porto, seguo i nomi delle strade che mi sono segnato prima di partire. Poi, quando ci imbattiamo nella campagna, è Antonio con il suo cellulare a indicare la via da seguire. In effetti, in assenza di supporti tecnologici, orientarsi sarebbe impossibile. Tanto più che non si vede un’anima alla quale chiedere informazioni!

Sono, del resto, quasi le 15 e il sole picchia fino a stordirci.

Antonio, tuttavia, è sicuro e io lo seguo anche quando google map ci dice di entrare un sentiero nascosto dalla sterpaglia e da rovi particolarmente spinosi.

Ad ogni modo, se nonDSC02166 fosse per il fango che ci fa praticamente affondare con le scarpe, ce la caveremmo egregiamente.

Infatti, quando scendiamo dall’ultima collina e arriviamo a San Pedro de Rates, non sono ancora le 17.

Qui, per la prima volta, avvistiamo le frecce gialle del cammino e Antonio si gasa subito per l’emozione chiedendomi di fare una foto sul cartello che indica la deviazione per il cammino della costa e quello centrale.

E’, tuttavia, quando varchiamo la porta dell’albergue che Antonio non sta più nella pelle.  L’hospitalera, a dire il vero, deve ancora arrivare, ma alcuni pellegrini polacchi particolarmente stravaganti ci precisano che dovrebbe esserci  a partire dalle 17, cioè tra pochissimi minuti.
L’albergue di San Pedro, per il resto, in teoria potrebbe essere molto grazioso, ma al momento è in fase di ristrutturazione e, per questo, risultano agibili solo due camerate. L’hospitalera, poi, la sig.ra Maria, pur essendo molto simpatica, non deve tenere molto alla pulizia. Infatti io, al lato del mio letto, trovo un cappello di lana invernale con la scritta “Barack Obama” lasciato lì chissà da quanto tempo!

Nell’albergue, tuttavia, mentre siamo intenti a lavare i nostri panni, conosciamo Marco, un pellegrino di Foligno partito da Fatima che – senza conoscere la nostra nazionalità – si tradisce subito : “dì un po’, che è pubblico sto sapone?”

Con lui, tra l’altro, ci ritroviamo a mangiare nel ristorante suggeritoci della hospitalera (bistecche in quantità e incredibile conto di € 6,5 a persona!) e con lui ci perdiamo nel tentativo di tornare all’albergue:

perdersi in questo paesuncolo da due soldi poteva capitare solo a tre pellegrini particolarmente distratti

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Pubblicato da narrabondo

A volte viaggio, altre volte mangio. Di solito respiro. Da quando ho percorso il cammino di Santiago per la prima volta, ho deciso che il mondo è più bello se visto a piedi. Se visito una città, raramente prendo un autobus o una metropolitana. La trovo una perdita di tempo che impedisce di godere appieno del viaggio. Sono nato a Napoli e, anche se ormai vivo lontano, continuo ad amarla profondamente. Conosco la Spagna come le mie tasche, ma continuo a trovare sempre una scusa per tornarci e viverla. Ciò nonostante ogni tanto però fingo di interessarmi a qualche altro paese e ne scrivo. Scrivo pure di roba da mangiare e ristoranti, ma è solo una scusa per giustificare la mia pancia.

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