El dia y la noche del Apostol (Santiago, diario del cammino portoghese).

 

Per partecipare alla messa del pellegrino delle ore 12, peraltro la nostra messa, dobbiamo sottoporci ad una fila che – ormai – non si fa più nemmeno allo stadio. La ressa è impressionante e ci sono persone di tutte le specie, anche gente di 50 anni, che entra in una Chiesa al solo scopo di fotografare il botafumeiro per poi giocare ai videogames nel corso della messa. Sinceramente? Io li caccerei tutti via a calci alla maniera crociata, anche perché davvero non capisco cosa ci sia di tanto incredibile nel rito del botafumeiro. La messa, anche per questo, un po’ me la intossico e non riesco a godermela come dovrei. E’, pertanto, con questa sensazione di incompletezza che giro per Santiago mangiando un panino da 100montadidos e cenando da Casa Manolo. Sennonché, mentre sono in visita al Convento di San Francesco, convento cui tengo molto e che ieri avevo purtroppo trovato chiuso, un frate mi si avvicina e mi chiede di leggere in Chiesa per l’imminente messa. Io non ho mai partecipato a due messe nella stessa giornata, ma accetto comunque volentieri. Tanto più che quel frate, comprendendo subito la mia scarsa dimestichezza con la liturgia, subito mi prende sotto la sua protezione e mi spiega il da farsi. Guai, però, a chiamarlo padre: “sono solo un fratello, fratello Angel, non mi dare del lei”. E’ una persona che, con parole estremamente semplici, riesce subito a infondere serenità. Dopo la messa si ferma anche a parlare con noi e ci regala anche un’immaginetta del crocifisso del Cebreiro. Ancora una volta è il convento di San Francesco di Santiago a regalarmi uno dei più bei ricordi del cammino. Se a Porto, Guimaraes e Pontevedra non sono riuscito a visitare le Chiese di San Francesco senza troppo rammarichi, ora sono consapevole della circostanza che avrei fatto un cammino incompleto se non fossi andato dai francescani di Santiago. Solo loro, infatti, sanno lenire il senso di smarrimento che vive ogni pellegrino per la fine del cammino. Come può l’intelligenza umana spiegare l’intelligenza di Dio? Come può chi non conosce le tabelline insegnare le equazioni? Semplicemente non può ed è per questo che San Tommaso è stato il più umano dai Santi. Lui non ha creduto finché non ha visto. E, in fondo, anche io esigo di vedere e di capire attraverso testimoni come fratello Angel. Del resto Dio non vuole essere un superman che arriva e risolve tutti i problemi del mondo, ma – se glielo chiediamo – ci dà la forza per affrontarli con dignità.

La traduzione è mia.

Le beatitudini del pellegrino.

1. Beato sei, pellegrino, se scopri che il cammino ti apre gli occhi per ciò che non si vede;

2. Beato sei, pellegrino, se ciò che più di preoccupa non è arrivare, ma arrivare con gli altri;

3. Beato sei, pellegrino, quando contempli il cammino e lo scopri pieno di nomi e di albe;

4. Beato sei, pellegrino, perché hai scoperto che il vero cammino inizia quando si finisce;

5. Beato sei, pellegrino, perché il tuo zaino man mano si svuota di cose e il tuo cuore non sa dove attaccare tante emozioni;

6.  Beato sei, pellegrino, se scopri che un passo all’indietro per aiutare un altro ne vale più di cento in avanti senza guardare al tuo lato;

7. Beato sei, pellegrino, quando ti mancano le parole per ringraziare tutto ciò che ti sorprende in ciascun angolo del cammino;

8. Beato sei, pellegrino, se cerchi la verità e fai del tuo cammino una vita e della tua vita un cammino, alla ricerca di chi è il Cammino, la Verità e la Vita;

9. Beato sei, pellegrino, se nel cammino ti trovi con te stesso e ti regali un tempo senza fretta per nor non trascurare l’immagine del tuo cuore;

10. Beato sei, pellegrino, se scopri che il cammino ha molto silenzio; è il silenzio di preghiera e la preghiera di incontro con il Padre che ti aspetta.

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Pubblicato da narrabondo

A volte viaggio, altre volte mangio. Di solito respiro. Da quando ho percorso il cammino di Santiago per la prima volta, ho deciso che il mondo è più bello se visto a piedi. Se visito una città, raramente prendo un autobus o una metropolitana. La trovo una perdita di tempo che impedisce di godere appieno del viaggio. Sono nato a Napoli e, anche se ormai vivo lontano, continuo ad amarla profondamente. Conosco la Spagna come le mie tasche, ma continuo a trovare sempre una scusa per tornarci e viverla. Ciò nonostante ogni tanto però fingo di interessarmi a qualche altro paese e ne scrivo. Scrivo pure di roba da mangiare e ristoranti, ma è solo una scusa per giustificare la mia pancia.

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