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Se fino a pochi anni fa andare al Falchetto significava mangiare umbro,  attualmente  – in seguito al cambio di gestione –  questo localino, che si trova a due passi dalla Camera dei deputati e già a partire da Andreotti è sempre stato frequentato da svariati onorevoli, si è trasformato in una trattoria romana che strizza l’occhio ai gusti dei turisti stranieri.  Nonostante il cambio radicale, tuttavia, si continua a mangiare molto bene e il personale, guidato dal signor Gennaro, è davvero affabile.  Le tagliatelle con polpette di vitella sono tra i primi il piatto che più stimola le mie papille gustative. Sulla stessa scorta tra i secondi, quasi inutile ribadirlo, bisogna  puntare alla carne e provare assolutamente le tagliate. Molto buoni anche i carciofi alla romana. I prezzi dei dolci, invece, inducono a iniziare subito la dieta: 8-10 euro per un dolce è assolutamente inconcepibile.  Ciò premesso, se il clima lo permette, è molto piacevole cenare in uno dei tavoli posizionati  sulla loggia esterna, mentre a dire il vero l’arredamento interno – recentemente rifatto – non rende giustizia alla storia di questo ristorante. I prezzi non sono contenuti, ma bisogna tener presente della posizione ( siamo in una traversa di via del Corso), della location e, soprattutto, della qualità del cibo.

In sintesi il Falchetto nel marasma del centro storico di Roma costituisce un’oasi felice in cui è tuttora possibile mangiare bene in una atmosfera elegante ma alla mano. Di certo, tuttavia, ci sono degli arrangiamenti da fare.

Voto: 7

 

 

 

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Pubblicato da narrabondo

A volte viaggio, altre volte mangio. Di solito respiro. Da quando ho percorso il cammino di Santiago per la prima volta, ho deciso che il mondo è più bello se visto a piedi. Se visito una città, raramente prendo un autobus o una metropolitana. La trovo una perdita di tempo che impedisce di godere appieno del viaggio. Sono nato a Napoli e, anche se ormai vivo lontano, continuo ad amarla profondamente. Conosco la Spagna come le mie tasche, ma continuo a trovare sempre una scusa per tornarci e viverla. Ciò nonostante ogni tanto però fingo di interessarmi a qualche altro paese e ne scrivo. Scrivo pure di roba da mangiare e ristoranti, ma è solo una scusa per giustificare la mia pancia.

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