Dove mangiare a Napoli

Pizzeria Vincenzo Capuano: la mia recensione

Ha aperto da poco più di un mese, con grande clamore mediatico, la pizzeria di Vincenzo Capuano a piazza Vittoria a Napoli.

In proposito ormai  è noto che questa zona di Napoli, da quando è stata pedonalizzata, si sta trasformando sempre di più in una “via della pizza”. Rossopomodoro, fresco, Antonio & Antonio, ma anche Sorbillo, la Masardona e presto i fratelli Salvo hanno infatti reso l’offerta gastronomica molto interessante e nello stile molto diversa rispetto all’ambiente caciarone di via dei Tribunali.

In questo contesto, tuttavia, il giovane Vincenzo Capuano non sfigura affatto e ciò anche grazie ad un brand che ha saputo costruirsi già prima dell’inaugurazione. D’altra parte non poteva essere diversamente, visto che dare il proprio nome di battesimo ad un locale è allo stesso tempo un atto di coraggio e una manifestazione di sicurezza nei propri mezzi.vincezocapuano

  • Il locale

Incuriosito quindi da queste premesse ho avuto la possibilità di andarne a testare le qualità in un sonnacchioso sabato primaverile in un orario in cui sole picchia già duro e il lungomare di Napoli pullula di persone a passeggio.

Il locale in questione è molto semplice e piccolo, sebbene caratterizzato da colori “freschi” che rendono l’atmosfera rilassata. Il forno a vista poi è un valore aggiunto che rende onore al nuovo concept di pizzeria moderna.

Nel personale inoltre –  già a partire dal proprietario – si nota una certa barba-filia che, devo dire la verità, a me non dispiace affatto.

  • Il menù

Ciò premesso, il menù tradisce subito una certa ricercatezza nei nomi e negli accostamenti valorizzando le esperienze biografiche del proprietario assieme al suo “amor patrio”, nonché ingolosendo il lettore nella scelta delle fritturine e delle pizze.   Riga dopo riga si viaggia così  per il mondo e, anche se non ho capito perché la pizza con la  ‘nduja calabrese, si chiama cielo d’Islanda, devo ammettere che mi sono molto divertito a leggere il “libro delle pizze” perché al suo interno vi è raccontata una storia con un lieto fine.

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“Don Vincenzo” con ricotta e menta. Non mi è piaciuta

E’ la storia di un ragazzo che, per campare, si è fatto le spalle in giro per il mondo, ma che non ha mai tagliato il suo cordone ombelicale con Napoli e alla fine è riuscito a tornarvi da vincitori. Non è, infatti, un caso che tra le pizze più rappresentative ci sia quella con le parmigiana di melanzane e le polpettine, pizza che emblematicamente si chiama  “ritorno a casa”.

  • Il servizio

Prima però di descrivere le pizze, lasciatemi fare due appunti riguardo alla gestione delle comande: 1) Non capisco come sia possibile che, in un locale tutto sommato piccolo e gestibile, la tavolata abbia dovuto aspettare oltre mezzora per essere servita; 2) le pizze non sono state servite tutte assieme, ma una alla volta a scaglioni. Cosicché ciascuno dei componenti della tavolata ha dovuto mangiare separatamente rispetto agli altri, visto che la pizza non va mai fatta raffreddare. Sinceramente, soprattutto quest’ultima, è stata una disattenzione non da poco che andava  evitata, anche alla luce della circostanza che non sussisteva stress da calca.

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Il morso della creanza
  • Le pizze

A proposito di pizza. Diamoci la verità, quando una pizzeria offre un prodotto spettacolare, normalmente si tende a dimenticare  anche le grandi attese e/o disattenzioni. E, invero, in Vincenzo Capuano si nota una bella mano in grado di rendere la pizza leggera e quasi eterea. Solo che –  a parer mio – sono evidenti certe forzature gourmet che andrebbero un attimino limitate per ridare la giusta centralità alla pizze più tradizionali o comunque meno  avveniristiche.

Ad esempio la Don Vincenzo – che prevede la ricotta e la menta – andrebbe bene se si trattasse  di un semplice boccone e non come pizza vera e propria.  Di fatto confesso che, nel mangiarla, ho avuto addirittura un senso generale di disgusto acuito da un effetto troppo “mentoso” che proprio non si addice alla pizza.

Né sinceramente mi hanno fatto impazzire le altre proposte che ho voluto provare e ho trovato poco saporite.  Di pizze, infatti, ne ho provate tre e – a dirla tutta – anche la classica “pizza filetto” mi ha lasciato interdetto per quanto riguarda il gusto ( parlo di gusto e solo di gusto, perché la forma- come probabilmente traspare dalle foto – rende il prodotto molto invitante).

Probabilmente sarà dipeso anche dalla  classica “troppa aspettativa” venutasi a creare, ma sinceramente pretendere qualcosa di più sostanzioso era più che legittimo.

  • Il mio giudizio finale

Ritengo infatti di aver mangiato una pizza troppo poco napoletana e troppo poco legata ai sapori della terra cui il locale si ispira. Tutto sommato, se dovessi darle un voto numerico, le darei 6,5.

Ritengo, tuttavia, che questo locale abbia anche grandi margini di miglioramento: le pecche del servizio sono “fesserie” cui, volendo, si ovvierà con un maggiore coordinamento tra  cucina e  personale di sala, mentre – per quanto riguarda la pizza – è tutto nelle mani di Vincenzo Capuano e del “know how” che deve ancora costruire: è , infatti, un ragazzo giovane di soli 30 anni,  è intelligente e ha i piedi ben piantati a terra. Se saprà sottrarsi alle luci della ribalta mediatica – di cui troppi ( troppi!) pizzaioli napoletani soffrono – sono sicuro che saprà mettere a frutto tutto il suo pontenziale. Per adesso però deve mettersi in fila.

Un’ultima informazione riguardo ai prezzi:   sono addirittura inferiori a quelli praticati da altri esercizi commerciali nei dintorni e a quanto la zona permetterebbe di pretendere.  E’ un’ottima notizia.

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4 commenti

  1. Aspetto veramente appetitoso…
    Essere in tanti e dover mangiare da soli, capita in tanti locali, ma hai ragione: è una cosa antipatica!
    Per i gusti particoli… è bello poter provare qualche trancio diverso dal solito, ma come dici tu, una pizza “particolare” intera stanca, ecco perché io gli consigliere di organizzarsi con un bel giro pizza 🙂 risolverebbe anche il problema delle attese…
    Una curiosità, ma la pizza “ritorno a casa” che ingredienti aveva? Se ti ricordi…

    Mi piace

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