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Guida all’Extremadura – Itinerario di viaggio.

Avvertenza: è la seconda volta che mi tocca scrivere questo pezzo perché, proprio quando – con molta soddisfazione – stavo per finire la prima stesura, è capitato che abbia perso tutto il lavoro. Per questo motivo, anche se la seconda versione sarà sicuramente più svogliata (e nervosa!), cercate di farvela piacere lo stesso. 

Ciò premesso, su questo blog è possibile leggere numerosi aneddoti, storie e itinerari su praticamente ogni regione o grande città della Spagna. Non ho però mai dedicato la giusta attenzione – se non pubblicando il mio breve diario – ad una terra, quale  è l’Estremadura, che rimane tuttora poco conosciuta dal turismo internazionale e che, probabilmente anche grazie a questa circostanza,  ha mantenuto una certa autenticità culturale scomparsa nel resto della penisola iberica.

L’Estremadura è infatti una regione desertica e rurale della Spagna schiacciata a nord dalla Castilla e Leon, a Sud dall’Andalusia, a est dalla Castilla La Mancha e a ovest dal Portogallo.

  • Perché visitare l’Extremadura?

Trattasi nello specifico di una regione assai selvaggia caratterizzata da  deserti sconfinati e i paesaggi rurali  – in cui è possibile avvistare uccelli rapaci ( falchi, aquile,  aironi e avvoltoi)  –  interrotti solo da paesini arroccati caratterizzati da case bianche un po’ come in Andalusia, ma privi di quella “corruzione turistica” riscontrabile in quest’ultima regione. Vi sono poi città molto belle e zone di montagna con dei parchi che, dal punto di vista naturalistico, sono davvero affascinanti.

L’Extremadura, tra l’altro, pur essendo priva di sblocchi a mare, è una terra che ha dato i natali ad illustri marinai. Si dice, infatti, che l’equipaggio di Cristoforo Colombo fosse in prevalenza  costituito da extremadureni, perché costoro  – provenendo da una terra pianeggiante – non sarebbero impazziti nel non avvistare terra per mesi interi.

A ciò va poi aggiunto che, secondo la leggenda, ad avvistare  le Americhe gridando “tierra!” sia stato  proprio un marinaio dell’Extremadura, ovvero un marinaio che – non essendo abituato a vedere il mare – aveva particolare propensione nell’avvistare la terra.

Se si vuole poi conoscere a fondo la storia del Sud America, visitare l’Extremadura, è un dovere irrinunciabile, visto che la maggior parte dei conquistadores ebbero qui i natali. Mi riferisco a Navarro del Castillo, Alonso Bernáldez de Quirós, Alonso Martínez de Rivera e Andrés Hurtado de Mendoza, ma in particolare a Hernan Cortes e Francisco Pizarro.

Cortes  nacque a Medellin e fu protagonista della conquista del Messico ai danni degli Atzechi, mentre Pizarro nacque a Trujllo e fu protagonista della conquista del Perù ai danni degli Inca.

Sia Medellin che Trujllo tuttora sono dei paesini, però in loro onore sono state fondate numerosissime città in tutto il Sud America ( le più celebri sono Medellin in Colombia e Trujllo nello stesso Perù).

  • Cosa mangiare in Estremadura?

Oltre a questi elementi di ordine storico, ve sono anche altri di ordine gastronomico ad indurre a visitare questa regione. Mi riferisco, più in particolare, al famoso  jamón serrano. Qui, infatti, è possibile provare uno dei migliori prosciutti di tutta la Spagna – l’iberico de bellota –  realizzato con un disciplinare molto severo che impone di far mangiare al suino solo ghiande di quercia da sughero, di essiccare il prosciutto per 18 mesi e di tagliarlo rigorosamente al coltello. Al riguardo confesso di essere un grande amante del prosciutto spagnolo, in particolare del “bellota”, e – quando ho la possibilità di mangiarlo  – cerco sempre di accompagnarlo al pitarra, un vino forte e deciso tipico proprio dell’Extremadura.

  • Cosa visitare in Extremadura.

Quanto suesposto è già di per sè sufficiente per farvi pensare ad una gita in questa regione. Per convincervi definitivamente basterà citare brevemente cosa è possibile visitare oltre ai “paesaggi western” rudi e maestosi, nonché a paesini rimasti immutati per secoli. Mi riferisco, più in particolare, a città meravigliose come  Plasencia, Caceres e Merida, ma anche centri come Zafra,  Trujllo e Guadalupe, nonché al parco nazionale di Monfrague e alla sierra de Gata.

  • Quanti giorni giorni in Estremadura?

Per farsi un’idea più che ragionevole di questa regione ritengo che un week end lungo o, meglio,  4/5 giorni siano più che sufficienti e la pianificazione di una vacanza in questa terra possa essere associata alla visita di altre regioni limitrofe. Salamanca, Toledo, Siviglia, Cordoba, l’Alentejo e Evora sono, infatti, a poco più di un passo e  ben collegate.  Nella pianificazione di un tour escluderei però  Badajoz che, pur essendo la città più importante della regione, non ha molto da offrire al turista di passaggio.

  • Quando andare in Extremadura?

Sarà laconico: sempre tranne in estate, quando fa veramente caldo.  A maggio già si soffre, a giugno siamo ai limiti.

  • Dove soggiornare in Extremadura?

Io cercherei di organizzare il pernottamento sempre in città. Ne farei almeno uno a Caceres e poi, seguendo il mio itinerario, due a Merida.

  • Quanto costa viaggiare in Extremadura?

E qui viene il bello. Trattasi di una delle regioni più economiche dell’intera Spagna. Diciamo che i prezzi sono del 15% inferiori rispetto all’Italia. Sia per l’alloggio che per il cibo i prezzi sono davvero competitivi.

  • Itinerario in Extremadura

Nell’esporvi il mio itinerario – che,  ripeto,  va fatto tenendo conto di quanto ho già scritto per altre regioni, in particolare per la Andalusia e la Castilla y Leon  ( le icone sono blu di modo che ci clicchiate e possiate consultare l’itinerario per queste regioni)  – di fatto terrò conto di quella che è stata la mia esperienza di viaggio. Io, infatti, noleggiai una macchina da Madrid e, dopo solo tre ore di autostrada, entrai in Extremadura da nord.

E’ quindi partendo dalla sua area settentrionale che attraverserò l’ Extremadura.

  • Plasencia

  • Cosa vedere a Plasencia

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Partendo da nord, infatti, la prima città che si incontra è Plasencia, una bella cittadina di 40mila abitanti in cui il centro antico è completamente cinto da imponenti mura risalenti dal XIII secolo davanti al quale scorre il fiume Jerte. Le mura in questione, che impressionano ancora di più di quelle di Avila e di Lugo, sono caratterizzate da 6 porte e ben 68 torri. Subito all’interno del centro storico è poi possibile vedere “le Cattedrali di Santa Maria”, la nuova ( di epoca rinascimentale)  e la vecchia ( in stile romanico). Le Cattedrali si affacciano poi sulla plaza Mayor, da cui si nota il palazzo Arcivescovile e il Comune e inizia la calle del Sol. Poco lontano è poi possibile visitare altre due belle Chiese rinascimentali, quali sono San Esteban e San Vicente Ferrer, nonché il palazzo nobiliarie dei marchesi di Mirabel. 

  • Parque nacional de Monfragüe

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Ho scritto che l’Extremadura è una terra essenzialmente piatta. Giusto? Niente di più falso. A pochi km da Plasencia è possibile visitare uno dei più parchi nazionali di Spagna, il parco nazionale del Monfrague.  Qui è possibile ammirare la natura rigogliosa scavata dai fiumi Tago e Tieta,  ma anche imbattersi in un ecosistema molto anomalo per l’Europa che permette di avvistare volpi, conigli selvatici, ma anche  lucertole, aquile, avvoltoi e falchi.  Inutile che, volendo, si possono organizzare davvero tante escursioni.

  • Caceres

  • Cosa visitare a Cacerescaceres.jpg

A poco  meno di un’ora di macchina da Plasencia vi è poi Caceres, una città che sorprende per la sua storia e per la sua vivacità.  Sotto questi profili la sua piazza principale – piazza Santa Maria – consente di valorizzare appieno entrambi i suddetti elementi. La piazza in questione, infatti, brulica di vita e di locali. Prima del tramonto inizia l’ora dello struscio e dell’aperitivo, dopodiché l’atmosfera si fa suggestiva grazie ad una illuminazione che valorizza il bianco degli edifici e che ne tradisce le origini arabe. Per accedere al centro storico vero e proprio bisogna attraversare l’arco  della stella ( de la estrella)  e poi, dopo aver visitato la Chiesa di Santa Maria e la Concatedrale con il palazzo arcivescovile,  addentrarsi fino a palazzo Carvajal con il suo patio, la piazza di San Giorgio e quella di San Matteo con la Chiesa di San Francisco Javier. Da visitare vi è poi anche il ghetto ebraico.

In primavera e in estate spesso le strade del centro sono animati da alcuni figuranti che, indossando abiti medievali, illustrano in maniera  divertente la storia della città, una storia legata al medioevo e all’epoca coloniale, ma anche  a Francisco Franco.

Fu qui che El Caudillo” installò il suo quartier generale prima  di arrivare a Madrid. Sempre qui, tra l’altro, venne formata anche la legione irlandese appartenente al “tercio” e si radunarono le forze falangiste e legittimiste contro quelle eversive e repubblicane.

Caceres, come già detto, è una città molto viva e offre non poche occasioni per tirar tardi fino a notte inoltrata.

  • Trujllo

  • Cosa vedere e cosa fare a Trujllo

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La città natale di Francisco Pizarro è in realtà un paesino abbarbicato sulla collina che sfiora i 10.000 abitanti anche se ne dimostra addirittura di meno. La piazza principale – la piazza Mayor –  è non casualmente caratterizzata dalla presenza di una statua equestre che rappresenta il suo cittadino più celebre.  Questa statua in realtà era stata donata a Lima in Perù – città fondata dallo stesso Pizarro per “dispetto”, perché un inca gli indicò di fondare la futura capitale proprio in un punto dove piove sempre –  ma, essendo stata rifiutata, è stata installata qui.  Vi è poi anche la Chiesa di San Martino.

La pianta di Trujllo in piccolo ripercorre la stessa planimetria di Caceres tradendo anche qui le sue origini arabe. Infatti anche qui la piazza principale è alla base del centro storico e permette di inerpicarsi per visitare i principali monumenti della città:  il palazzo della Conquista, il museo Pizarro-Orellana, il borgo alto  con la porta di Santiago, la casa nobiliare dei Pizarro, il castello e le mura che regalano la vista più soprendente sulla città.

  • La Vergine di Guadalupe.

  • Cosa vedere a Guadalupe

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Un altro dei luoghi simboli che legano la storia dell’Extremadura all’America Latina è lo splendido Santuario di Nostra Signora di Guadalupe eretto attorno ad una statua della Madonna rinvenuta nel XIII secolo e presso cui vennero battezzati i primi amerindi trasportati in Europa. Per questo motivo ogni 12 di ottobre – giorno della scoperta dell’America in cui si festeggia la Histapidad – la Vergine di Guadalupe viene portata in solenne processione. Il Santuario è caratterizzato da una maestosa scalinata che anticipa l’ingresso alla Chiesa con la sua facciata gotica decorata con motivi mudejar e serrata da robusti torrioni asimmetrici. Al suo interno si nota il camarìn, ovvero l’anticamera del treno della Vergine  in stile churrigueresco.

Guadalupe, per il resto, è uno splendido villaggio che vive di artigianato e animato dalla presenza di numerosi pellegrini che tuttora provengono soprattutto dall’America latina.

  • Merida.

  • Cosa vedere e cosa fare a Meridamerida

Merida è una delle mie città preferite in Spagna. Per me è stata un’autentica sorpresa e, pur avendo visitato meraviglie come Pompei ed Ercolano, sono rimasto ammirato dall’area archeologica che sorge all’interno della città.  Tanto è vero che, avendo la possibilità, vi trascorrerei due giorni belli pieni. La città, più in particolare, è  stata fondata nel 25 A.C. dai veterani di Augusto che si erano ritirati e che fecero di questa città la capitale della Lusitania . Lo stesso nome della città è infatti un omaggio ad Augusto e letteralmente Merida significa Augusta Emerita.

I Veterani, volendosi godere il resto della vita, fecero di Merida un grande resort senza lesinare sul lusso e sugli svaghi, a cominciare  dall’anfiteatro, dal teatro,  dal circo, terme e lussuosissime ville private.

Ancora oggi di questo sfarzo rimangono segni più che tangibili e per rendersene conto basta fare una passeggiata che dalla città bassa porta a quella alta. Nel passeggiare si rimarrà colpiti anche dall’imponenza dell’ acquedotto romano dei Miracoli, dal ponte romano della Lusitania con i suoi 770 metri – ponte che si trova proprio al lato del ponte più moderno progettato da Santiago Calatrava – e da due templi straordinariamente ben conservati: il tempio di Apollo e quello di Diana. Quest’ultimo, più in particolare, è molto affascinante e si caratterizza per un incredibile caso di esercizio di potere:  nel 1500 il conte  Don Alonso de los Corbos pensò bene di costruirci sopra la propria residenza.

L’iniziativa, pur facendo storcere il naso agli archeologici, ha consentito di trasformare il tempio in una opera assai inusuale che desta curiosità e finanche simpatia.

Dopodiché,  proprio a ridosso della zona archeologica strettamente intesa, lungo la via principale, ci si imbatte nella via dello struscio e dei locali che culmina al lato della piazza Mayor e del Municipio.  Merita assolutamente una visita il bellissimo museo archeologico che ospita, assieme ovviamente ad altre tantissime cose, dei mosaici a dir poco straordinari. Tra l’altro al suo interno è possibile vedere delle domus romane perfettamente ricostruite.

Sembra abbastanza, ma a rapporto mancano i pezzi forti della visita. In particolare il teatro e l’anfiteatro romano con l’area archeologica in cui sono contenuti. In Europa non esiste un teatro romano di tale bellezza così ben conservato. Si tratta di un complesso dal diametro del 95 metri che può ospitare circa 6.000 persone in cui la scena è rimasta quasi integra. Lo confesso: sono salito sul palco e mi sono emozionato. Ancora oggi, infatti, ogni estate qui vengono recitate opere del teatro classico.

Fantastico è anche l’Anfiteatro, ma diciamoci la verità: in Italia siamo abituati a vedere begli anfiteatri romani.

Non ben conservata è invece l’Alcanzaba araba, fortificazione voluta dal Califfo di Cordoba. Interessante è però  la casa del Miltreo, una casa patrizia con diversi mosaici e affreschi.  Lungo il percorso per raggiungerla ci sono anche dei cartelli con le frasi più celebri di Epicuro, frasi che confermano che da queste parte i veterani a godersi la vita per davvero.

Ultimo sito degno di interesse è poi  la Chiesa di Santa Eulalia con le sue fondamenta e l’hornito in cui la Santa fu bruciata.

  • Dove mangiare a Merida
  1. La vita de la Tata per mangiare delle ottime tapas e sfizietti vari alla spagnola
  2. La Bodeguilla di Merida con chef Emilio per mangiare roba tipica sostanziosa,
  • Zafra

  • Cosa vedere e cosa fare a Zafra.alcazar zafra.gif

Continuiamo il nostro viaggio verso Sud e in poco più di mezzora arriviamo a Zafra con praticamente già mezzo pieno in Andalusia. Trattasi di una cittadina collinare di sedicimila abitanti caratterizzata da casette a due piani ricoperte da calce bianche e che per certi versi ricorda i famosi pueblos blancos andalusi, ma con atmosfere ancora più autentiche e meno turistiche.  Per visitarla basta addentrarsi nelle due piazzette principali, piazza Mayor e piazza Chica, e da qui salire fino all’alcazar arabo dei duchi di Ferria con il suo splendido patio. A poca distanza è poi possibile vedere alcune tele di Zurbaran, il celebre pittore nato proprio nei paraggi di Zafra.

  • Conclusioni

Quanto ho indicato permette di conoscere per grandi linee la bellezza dell’Extremadura, una bellezza che si rivelerà già partire dalla autostrada alla vista del fiume Tago che taglia la regione per sfociare in Portogallo. L’Extremadura è insomma tanta roba: è l’incanto di Trujllo, l’atmosfera di Caceres , l’opulenza di Merida, ma soprattutto la bellezza delle persone, persone non ancora contaminate dal turismo di massa e che non ti negano mai né un sorriso, né un’attenzione. Qui, nella Spagna profonda e rurale, si va ancora a caccia, si guarda la corrida e si mangia carne di toro. Perché è giusto così, perché qui i fricchettoni, i catalani e gli animalisti da due soldi li prendono direttamente a revolverate mentre si accendono un sigaro digrignando i denti dopo aver gustato il maialino al forno e una buatta di tequila.

  • L’Andalusia

Da Zafra poi  si è a due passi dall’Andalusia e, in particolare,  è possibile spingersi nelle province di Siviglia e Cordoba Di queste città e dell’Andalusia ho già scritto diffusamente, illustrandovi tra l’altro un itinerario più che dignitoso di 9 giorni che consente di visitare buona parte di questa regione.  E’ a questo articolo che rimando

 

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