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Recensione: La Tana del Luppolo a Maiori – Una esperienza davvero pessima

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Con l’avvicendamento nella gestione avvenuta poco più di un anno fa, questo giovane locale di Maiori – sito in un vico nascosto alle spalle del lungomare   ( via degli orti 20) – ha cambiato del tutto la sua offerta cercando di proporre non solo taglieri e sfizi vari da accompagnare a birre artigianali e a pizze, ma soprattutto primi e piatti della tradizione con numerosi azzardi che, a prima vista, possono sembrare avvincenti e assai particolari.

Sulla scorta di tanto risulta pertanto  parzialmente rinnovato l’arredamento del locale regalando maggiore luminosità agli interni e ricavando una veranda esterna ideale per l’estate.

La positività del primo impatto risulta poi suffragata dalla musica napoletana soft di sottofondo e dalle  focacce di benvenuto che accolgono i commensali.

Il menù tra l’altro – a conferma di quanto suesposto – si rivela essere da subito molto ben articolato  nella descrizione, nonché pieno di proposte che spaziano su tantissimi prodotti ( forse troppi)  e a volte fondono mare e terra.

Faccio qualche esempio per quanto riguarda i primi: paccheri con rana pescatrice e pistacchi, ndunderi ( pasta tipica di minori simile agli gnocchi) con ceci e bottarga, fusilli con nero di seppia e pinoli, cavatelli con seppia e fagioli, lagani con ceci e cozze, birboni con pinoli, acciughe, noci e pane aromatico, scialatielli con vongole e lupini, gnocchi con trancio di ricciola in cartoccio.

Sempre per quanto riguarda i primi, i prezzi spaziano dai 12 ai 25 euro; con ciò rivelando fin da subito di essere calibrati su quelli propri di un ristorante di livello medio-alto che può e deve offrire un buon prodotto.

Sennonché tali  premesse positive, nel mio caso, sono state del tutto mortificate  da due elementi che rendono esageratamente esose le pretese  per lo standard cui la Tana del Luppolo punta.

Il primo di questi elementi riguarda – ahimé – i tempi di attesa davvero lunghi. tempi  che il personale in servizio,  acerbo e ancora in formazione, seppur volenteroso e garbato, finisce per aggravare con qualche distrazione di troppo.

Il secondo elemento riguarda la qualità del cibo proposto.

Invero già il cuoppo di pesce e il c.d. “scrigno” ( che comprende polpettine, patatine e fritti vari) che ho preso come antipasto non hanno soddisfatto le  aspettative.   Né mi hanno lasciato un buon ricordo gli ndunderi con bottarga e ceci.

Ciò che mi ha veramente lasciato esterrefatto – ed uso un eufemismo! – è stata tuttavia la pizza, un vero e proprio disco rigido, privo di mozzarella e di ingredienti di qualità, caratterizzato da un impasto mediocre , una lievitazione incompleta e e da usare al più come frisbee.

Insomma, un prodotto che da “piacere” della gastronomia  si è trasformato per me in un grosso fastidio da far sparire in fretta a forza –  a differenza degli altri commensali che l’hanno di fatto lasciato nel piatto –  ma che davvero  ha convinto la tavolata a non ordinare altro ( nemmeno il dolce) e a terminare subito la cena.

Né sinceramente mi è piaciuta la reazione della proprietaria davanti ai piatti caratterizzati dalla presenza di fin troppi avanzi. Di fatto l’ho vista polemizzare coi commensali di altri tavoli in un modo che non andrebbe mai fatto. E ciò a maggior ragione sia per il garbo con cui – alla domanda se andasse tutto bene – le è stato risposto che non poteva mai andare tutto bene, sia perché servire un prodotto del genere è veramente lesivo della considerazione che si ha dei clienti.

In sintesi, per quel che ho visto e assaggiato,  la mia prima esperienza alla Tana del Luppolo di Maiori sarà anche l’ultima.  E’ stata talmente negativa e talmente priva di contenuti da non credere che si sia trattata di una “serata storta” e di potergli dare una seconda opportunità. Siamo infatti, almeno per quanto mi riguarda, ben al di sotto della soglia della sufficienza  ( e voglio essere buono).

Aggiungo poi che se un locale del genere non si trovasse in costiera amalfitana, dove c’è un afflusso di turisti tale da riempire qualsiasi “tana”, dubito che arriverebbe alla seconda settimana.

Per questa ragione ritengo  che questo locale, se vuole avere un senso, dovrebbe togliere del tutto la cosiddetta “pizza” da mezzo depennandola dal menu e focalizzarsi esclusivamente su poche portate meno pretenziose, ma di qualità.  Se continua così,  invece, la tana del luppolo dovrà accontentarsi di captare gli avventori di passaggio dei bed-&breakfast che d’estate giungono nelle vie adiacenti.  Infatti, così facendo, dubito fortemente che riuscirà mai a intercettare una clientela fidelizzata.

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