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La Napoli di Lamont Young tra Chiaia e Pizzofalcone

Ma come – penseranno quei pochi che mi leggono – hai già scritto davvero tanto su Napoli e continui a farlo?

Certo che sì, Napoli è una di quelle città che – purtroppo o per fortuna – non si riesce mai a conoscere fino in fondo. Tanto è vero che recentemente ho proposto 5 cose alternative da fare a Napoli fuori ( ma non lontano!) dai soliti giri turistici che pure ho illustrato in Cosa fare in 5 giorni a Napoli.

Ciò detto, consentitemi per questo di proporvi un percorso molto particolare alla scoperta della Napoli di Lamont Young, un geniale ed eccentrico architetto italo-scozzese   che visse a Napoli a inizio ‘900 e che mi ha sempre affascinato per le sue straordinarie intuizioni, intuizioni che purtroppo riuscì a realizzare solo in parte per via della miopia dei suoi contemporanei e che sono andate parzialmente perdute per la strafottenza dei nostri.

Pensate che è stato il primo ad immaginare e a presentare un progetto sulla metropolitana quasi 60 anni  prima della sua effettiva realizzazione e fondare l’automobil club  di Napoli.

Young, però, immaginò anche di realizzare “il rione Venezia“,  ovverosia un sistema di calli e canali che da borgo di Santa Lucia arrivava fino a Bagnoli attraverso un canale-galleria che oltrepassava la collina di Posilipo.

Nulla di tutto questo è andato però mai  in porto.

I suoi progetti, infatti, hanno preso forma solo grazie a committenze private nell’elegante quartiere di Chiaia.

  • Istituto Grenoble

A cominciare dal palazzo dell’istituto Grenoble in via Crispi, dove visse lo stesso  Francesco Crispi e in cui attualmente è ubicato Institut français de Naples “Le Grenoble”.

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Istituto Grenoble – http://www.narrabondo.com

Il palazzo, in stile neorinascimentale, si caratterizza per una imponente facciata e per il ricorso al tufo. Non si tratta tuttavia dell’opera che rende particolare l’architettura di Young.

A sorprendere è infatti soprattutto il suo stile gotico, medioevaleggiante,  grottesco e  british che doveva apparire davvere curioso nella Napoli dei villini liberty e della belle epoque di inizio ‘900. Tanto è vero che i suoi contemporanei non lo hanno mai visto di buon occhio.

E, invero, ancora oggi chi percorre il parco Margherita e poi si imbatte nel parco Grifeo di corso Vittorio Emanuele  difficilmente non rimarrà stupito nel notare lo stile inconfondibile di Lamont Young.

In particolare il parco in questione  – che deve il suo nome alla ricca famiglia siciliana dei Grifeo di Partanna  – racchiude un elegante complesso residenziale che si inerpica fino ai terrazzamenti della colllina del Vomero.

  • Il Castello di Aselmeyer

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Il castello di Lamont Young a Corso Vittorio Emanuele – http://www.narrabondo.com

A caraterizzarlo vi è soprattutto il Castello di Aselmeyer – che prende il nome dal banchiere Carlo Aselmeyer, che poi lo acquistò –  inizialmente progettato per ospitare un lussuoso hotel destinato ai turisti inglesi e per questo rispondente ai gusti di quest’ultimi, ma di fatto da sempre utilizzato per abitazioni private.  Rimane però uno  stravagante esempio di architettura neomedioevale  connotato da torri  merlate sporgenti rivestite in bugne di pietra vesuviana, vetri policromi e archi inflessi che si affacciano sul golfo di Napoli.

Non si tratta dell’unico esempio di architettura gotica “napoletana”: basti del resto pensare alla Chiesa Anglicana di via San Pasquale o quella Luterana di via Carlo Poerio. E’, tuttavia, con Young che detto stile raggiunge le sue vette più alte, anche se quest’ultimo –  in ogni caso – non trovò mai piena soddisfazione dalla realizzazione di quella è stata la sua opera più celebre.

 

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L’isolotto della Gaiola a capo Posillipo – Napoli – http://www.narrabondo.com

Tanto è vero prima si rifugiò a vivere sull’isola maledetta della Gaiola a Posillipo ( maledetta perché chiunque vi abbia abitato ha vissuto un dramma e  lo stesso Young, come scriverò di seguito, non ne fu  immune), poi si trasferì sul monte Echia realizzando villa Ebe, villa che per lo stile riprende il Castello Aselmeyer.

  • Pizzofalcone e Villa Ebe

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Villa Ebe a Pizzofalcone  – http://www.narrabondo.com

Il Monte Echia  dal nome sembra un posto particolarmente inaccessibile ( e forse in parte lo è), ma non è altro se non il primo nucleo abitativo in cui è stata fondata Napoli ed è solo un piccolo rione che si affaccia direttamente sul Castel dell’Ovo e inizia alle spalle di piazza del Plebiscito. Si tratta, tra l’altro, di un’area conosciuta anche con il nome di Pizzofalcone ( e infatti è qui che è ambientata la celebre serie televisiva “i bastardi di Pizzofalcone”).

Non mi interessa però parlare in questa sede della bellezza del citato rione (che comunque merita un giro per la presenza di diverse cose interessanti in via Egiziaca).

Ciò che mi preme evidenziare è che Pizzofalcone è sì in centro, ma si fatto se ne sta in disparte

Si tratta, insomma, di un’area centralissima che ancora oggi – e figuriamoci all’epoca di Lamont Young – si fa osservare da lontano senza mai essere raggiunta. Ecco, è stato qui che l’architetto è morto misteriosamente suicida nel 1929 non sottraendosi al destino di chi ha abitato sull’isola di Gaiola.

La storia non è però finita qui: nel 1944 parte della villa è stata distrutta dai bombardamenti americani, mentre nella restante parte la moglie visse fino al 1976.  Dopodiché – in seguito ad anni di abbandono – gli eredi la hanno donata al Comune di Napoli.

Il Comune di Napoli – bontà sua – si è però sempre disinteressato della tutela di questo bene architettonico, tanto è  vero che è divenuto ben presto dimora per clochards e nel 2000 un incendio doloso l’ha danneggiato gravemente al suo interno. Infine è stato messo in vendita dal Comune senza tuttavia trovare mai un acquirente.

Lamont Young non meritava di certo questo: non solo è stato bistrattato in vita, ma è la sua memoria è tuttora vilipesa dagli amministratori comunali.

Riuscirà mai Napoli a dare il giusto tributo ad uno dei suoi illustri figli?
Non so, nel frattempo accontentiamoci di ammirare ciò che rimane.

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