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Recensione: Baroq art bistrot a Napoli. Non ne sentivamo il bisogno!

 Ha aperto in pompa Magna a piazza Vittoria n  6 – una importante piazza che negli ultimi anni è stata trasformata in una enorme pizzeria diffusa a cielo aperto che purtroppo ormai puzza  di fritto  – il locale di proprietà del fratello di Gigino, una persona  che, fino a pochissimi anni fa, dichiarava reddito zero  e ora può permettersi di aprire un “art bistrot” per il quale sarà persino allargato il marciapiede. 

Del resto l’amministrazione de Magistris doveva pur lasciare un segno tangibile della sua disastrosa presenza oltre al recente vandalico abbatimento degli alberi secolari dei parchi napoletani. 

Per questo, prima della grande caduta, ha scelto di farlo nell’unico modo conosciuto dai De Magistris, ovvero con la inaugurazione di un locale di (finta)tendenza che non odorera’ di certo di fritto: il bistrot in questione infatti non sarà di certo frequentato dagli esponenti dei centri sociali  che sostengono da sempre l’amministrazione e amano consumare il vino nei cartoni della qualità del tavernello. 

Baroq sarà infatti animato quasi esclusivamente dalla Napoli con la puzzetta sotto al naso che crede di essere colta, ma non lo è e per questo si dà un tono potendo permettersi di spendere certe somme.

È infatti per questi soggetti che l’inaugurazione è stata pubblicizzata anche da Repubblica e Il mattino, ormai giornalacci ridotti a fare le marchette pubblicitarie, i cui giornalisti verosimilmente affogheranno con un calice del citato bistrot il proprio dispiacere per non aver denunciato adeguatamente gli scatafasci dei De Magistris.

Non ci sarà però Anna Trieste, troppo innamorata del suo ruolo da piccola fiammiferaia che viene dalla periferia di Barra.

Leggete pero’ a titolo esemplificativo cosa scrive Il Mattino e cercate di non ridere per i toni aulici del giornalista che per fortuna sua non si è firmato:

“apre Baroq art bistrot: un’esperienza nuova, che vuole coniugare lungo il fil rouge delle affinità elettive la gastronomia ed il buon bere con l’arte, dalla grande stagione del Barocco napoletano al contemporaneo. Baroq non vuol essere solo una galleria, solo un bar e neppure solo un ristorante”.

Gia’, per ora è chiaro solo ciò che non è: non è una galleria d’arte, non è un ristorante e tantomeno un bar.

Cos’è dunque? Uno strano ibrido che per ora non è possibile decriptare. L’offerta infatti è ampia soprattutto per la vineria. Dopodiché le perplessità sono notevoli. 

Certo, il molle di via dei Mille e l’assessore sempre-ridente Clemente – che pure ha un fidanzato della Napoli bene con bel locale a Chiaia – probabilmente li troverete ma non aspettatevi che sia una ebbrezza a buon mercato: da Baroq i prezzi sono esosi e anche quelle che qui sono chiamate le “miniature”, ovvero i piccoli assaggi che volgarmente io definirei tapas, avranno un costo di non poco conto.

Poco importa però: la Napoli bene dei circoli selezionati ama da sempre cantarsela e suonarsela da sola. 

Se però siete estranei a questo mondo, dubito che sarete mai attirati dal bistot in questione.

Addio, poveri.

N.B. Se non potete permettervi i prezzi del bistrot poco male: potreste appendere al balcone di casa vostra uno striscione con su scritto “NO Al CONTO INGIUSTO”,scattargli una foto e poi rivolgervi ai titolari del locale asserendo che non volete pagare. Vedete cosa vi diranno  

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