Trattoria Nennella a Napoli – Ne vale la pena?

nennella

Basta salire in una qualunque traversa di via Toledo per trovarsi, dopo pochi passi, in una città parallela che, pur essendo in centro, se ne sta per i fatti suoi.  E’ la Napoli degli stereotipi, dei motorini che sfrecciano con conducenti senza casco e delle vecchiarelle che trascorrono le giornate a chiacchierare sedute su una sedia posizionata in una stradina, dei bassi che non vedono mai la luce e delle urla di persone che amano fin troppo gli schiamazzi.

Sto parlando dei Quartieri Spagnoli di Napoli, l’unica periferia al mondo che si trova a poche centinaia di metri da un palazzo reale e che tuttavia per decenni è stata considerata zona off limits della città.

Nell’ultima decade però Napoli è stata interessata da un risveglio dei quartieri popolari e via dei Tribunali, Castel Capuano, Forcella, la Sanità e i quartieri spagnoli medesimi hanno scoperto di essere parte dell’area Unesco urbana più estesa del mondo, hanno cioè scoperto di essere belli e di poter iniziare a fare turismo.

E’ invero proprio questa premessa che serve a spiegare il successo di Nennella, una storica trattoria popolare che negli ultimi anni sta riscuotendo sempre di più un certo successo, anche grazie ad internet,  in quanto considerata  uno dei  simboli della “Napoli popolare e verace”.

Il destino ha voluto che si trovi proprio in un vicolo dal nome rivelatore:  vico lungo teatro Nuovo.

E, invero, andare da Nennella è un po’ come andare a teatro per assistere ad uno spettacolo in cui ogni stereotipo diventa realtà.

Ce n’è per tutti i gusti: dal bancariello esterno che – nell’attesa che vi possiate accomodare – vende non meglio precisato “vino bianco” ad un euro e si promuove con un megafono in cui frasi  simpatiche come “non fare gli juventini” si alternano ad espressioni volgari  fino a camerieri ruspantissimi che urlano, strepitano, raccontano barzellette pecorecce e sfottono i clienti con un linguaggio a dir poco colorito.

Del resto quale cliente, soprattutto se ultra-permaloso non ama sedersi in un ristorante per sentirsi deriso  davanti a tutti gli astanti  con una frase del tipo “nun scassa’ ‘o cazz”?

E’ un cabaret senza fine in cui però il canovaccio si ripete e fa sorridere.

A tal punto che, quando lo spettacolo entra nel cuore, i turisti iniziano pure a filmare.

Gli stereotipi – dicevo – ci sono tutti: ci sono le bande musicali improvvisate che sfilano in strada, i fuochi d’artificio e, se si è fortunati, pure qualche litigio in diretta che sembra ricordare un film di Mario Merola sulla guapperia.

Ah, poi da Nennella, nel frattempo, si può pure maniare

Si mangia a menù fisso a 12 o, se si vuole pure l’antipasto con i crocché, a 15 euro.

Il menù è molto semplice e di solito prevede delle variazioni ogni giorno.

Il loro piatto forte, la pasta e patate con provola e pancetta, però  non manca mai. Tanto è vero che, non appena la chiederete, vi verrà servita in appena trenta secondi già bella e fatta.  Se vorrete, tuttavia, scegliere un altro  dei primi proposti  (di solito in totale sono 4), sappiate che non dovrete attendere molto di più.

Dopodiché, appena avrete finito con la pasta, potrete optare per un secondo con contorno: salsiccia, tracchie, bistecca, caprese, prosciutto, pollo, cotoletta, alici fritte e qualcos’altro.  Infine qualche cameriere passerà tra i tavoli con un cesto di frutta di stagione e vi farà scegliere ciò che più vi aggrada.  Per 12 euro vorreste mica qualcosa di più?

Nennella, di fatto, è un locale che non mente: è una trattoria in cui si mangiano cose semplici a prezzo bassissimo. Stop! Né il proprietario Ciro e i suoi camerieri recitano una parte: la loro veracità è assolutamente del tutto genuina. Mi sono così sempre chiesto perché tanti turisti, soprattutto del nord italia, frequentano più questa trattoria quando Napoli – anche a livello di trattorie –  ha delle opzioni gastronomiche  davvero interessanti.

Semplicemente per i prezzi bassi?

Non credo proprio. La vera ragione per cui si va da Nennella è purtroppo perché lì i turisti riescono a  trovare tutti gli stereotipi con cui amano identificare Napoli: il chiasso, le espressioni colorite, i modi sbrigativi, le urla, i venditori abusivi di bibite, i guaglioni senza casco, le bande musicali serali e pure i fuochi d’artificio.

E’ un qualcosa che sinceramente mi rende triste.

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