Viaggiare nel passato

DSC01414

  • Viaggiare nel passato

Come era bello viaggiare una volta, quando l’estero era davvero estero e pure la Toscana poteva apparire esotica. Mi riferisco al tempo in cui si girava senza diavolerie elettroniche e, guida del touring club alla mano, ci si stringeva per ascoltare chi leggeva ad alta voce. È grazie a queste guide se ho imparato cosa sono le navate, gli absidi, i transetti e la terminologia propria dell’architettura e dell’arte.

Quando serviva una informazione, si abbassava il finestrino della macchina e la si chiedeva al primo passante presentandosi con “scuuusi” e, per non perderci,  ci orientavamo con le cartine. E usavamo per questo il cervello!

Prima di partire sapevamo il giusto senza affannarci in mille ricerche per trovare, davanti ad uno schermo,  “il miglior ristorante”, “i migliori bar”, “il miglior panorama”.

Se ci andavamo, era solo perché lo conoscevamo noi per esperienza diretta o perché qualche parente o amico fidato ci aveva imbeccato e  non dovevavamo aspettare in fila per ore. Per la gita di terza media a Firenze,  mio nonno mi suggerì di andare in una certa gelateria, ma io non colsi l’opportunità e reagì male: allora di queste imbeccate non ne capivo!
Mio nonno infatti non ha mai preso un aereo e credo che l’unico paese estero che abbia mai visitato – seppure per lunghi periodi – sia la Francia ( e probabilmente la Svizzera). Epperò conosceva bene l’Italia!

Fino a pochi anni fa chi viaggiava andava e ritornava negli stessi posti più volte, magari soggiornando a lungo dove si era già stati bene. Di certo non si andava ovunque come ora senza di fatto conoscere nulla veramente bene nel culto del “mordi e fuggi”.

E l’albergo, parliamo dell’albergo.

Come diavolo si faceva a prenotarlo una volta senza internet?

Uno dei momenti più ilari dei viaggi con la mia famiglia in giro per l’Italia ha sempre riguardato la ricerca dell’albergo. Partivamo infatti con un’idea di itinerario di massima, dopodiché – arrivati ad una certa ora e in un certo luogo – iniziava la ricerca dell’albergo con visite alle stanze e trattative sul prezzo.

Si sottraeva tempo al viaggio,  non si trovava di certo l’albergo migliore del mondo, ma – diamine – si stava comodi comunque e si evitava la mania ossessiva di osservare immagini delle stanze da ogni angolo, recensioni, stelline e blablabla.

Andare all’estero era una rarità, era un viaggione da organizzare preferibilmente in macchina, ma –  quando ci si riusciva – ci si sentiva davvero stranieri.  C’era l’ebbrezza di attraversare il confine e si ragionava per stereotipi provando ad imitare l’accento tipico di un determinato territorio, aggiungendo la esse alle parole per fare gli spagnoli, facendo l’accento aspirato per fare i toscani e giocando con la  lettera doppia  per sentirsi siciliani, sardi o romani.

Non c’erano poi gli stessi negozi ovunque e il mondo era più originale senza quei souvenirs, tutti uguali, made in China.

Così lo stesso turista straniero era visto con   curiosità e non con fastidio. A tal punto che gli abitanti di una determinata località ci tenevano a fare bella figura quando si trattava di  far sentire a proprio agio “uno che viene da fuori”.

Eppoi tutto ciò  che apparteneva ai territori dell’ex patto di Varsavia ( Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Paesi Baltici) era visto come qualcosa di veramente lontano e quasi inaccessibile, non come una gita da weekend!

Si facevano poi poche foto perché il rullino costava e non si sapeva mai come venivano, però si stampavano e si conservavano in un album.

A dirla tutta era ancora più bello viaggiare nei secoli passati, all’epoca del Grand Tour europei con i valigioni al seguito o dei grandi esploratori / navigatori quando non si sapeva ancora quanto grande fosse il mondo e il ritorno non era mai assicurato.

Pensate a Marco Polo che, tra mille peripezie,  viaggiò per 24 anni nel continente asiatico entrando veramente a contatto con tante culture e  raccontando pure qualche balla auto-celebrativa come tanti travel bloggers della blogosfera: tanto all’epoca in cui visse non c’era il solito pedante che controllava la veridicità di ogni  frase su google!

Perché una volta, non all’epoca di Marco Polo ma a quella pre-wifi, ciò che si conosceva lo si conosceva veramente. Era cioè frutto di studio e di esperienza diretta, non la vanagloria di una ricerca estemporanea su internet. Un viaggio, infatti, fino a non molto tempo fa, apparteneva al proprio patrimonio culturale personale e rimaneva tatuato nell’anima quasi per sempre. Oggi, invece, dura il tempo di una storia su instagram con la ricerca dei mi piace che ha superato il gusto della scoperta.

C’è nostalgia, tremenda nostalgia nelle mie parole, sia per i viaggi passati vissuti sia per i viaggi ancora più passati non vissuti, ma non pensiate che sia solo passatismo.

Il punto è  che più il tempo passa e più mi rendo conto di non saper più viaggiare per via di un maledettissimo cellulare di cui non riesco a fare a meno per cercare una strada, un monumento  o un ristorante.

E così ho perso per sempre il brivido dell’incognito, quello sfizio per la sorpresa che a 10 anni mi fece materialmente sobbalzare indietro  quando scorsi la bellezza della fontana di Trevi e mi indusse per questo a scriverne entusiasta nel tema sulle vacanze estive concludendo quest’ultimo con una frase perentoria, sebbene euforica: “poi vidi la fontana di Trevi”.

Già, scrissi “poi vidi la fontana di Trevi”. Me lo ricordo ancora.

6 commenti

  1. In effetti viaggiare venti anni fa era più autentico e un pizzico più avventuriero. Ricordo il mio primo vero viaggio: un interrail in giro per l’Europa. Non c’erano guide turistiche e non esisteva il telefonino. Eppure siamo riusciti a sopravvivere per un mese conoscendo molte città

    "Mi piace"

  2. Io viaggiavo con i genitori solo in Italia, e le prenotazioni alberghiere per le vacanze estive erano solo di tre tipi:
    – andando in inverno “in loco” scegliendo e prenotando al momento
    – telefonando ad alberghi consigliati da qualche familiare
    – tornando in una struttura dove eravamo già stati e ci eravamo trovati bene

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.