Al Cantuccio Roma – La dimora accogliente

Vi confesso che è dura e, già prima  di uscire da  “Al cantuccio”, ero consapevole che avrei dovuto scrivere una delle recensioni più complicate da quando mi diletto in questa attività perché, parliamoci chiaro,  in questo locale non si va semplicemente a mangiare,  ma si vive una esperienza a 360 gradi che va ben oltre.al_cantuccio_roma

Da dove iniziare, dunque?

Iniziamo dall’inizio, ovvero dal fatto che mi trovavo a Roma per l’atavico motivo che impone ai laureati meridionali, entrati in un avvilente circolo vizioso, di andare a Roma. Per questo motivo, dopo una giornata campale resa estenuante dai disservizi di trenitalia e dal dilettantismo della polizia italiana,  avevo preferito Morfeo rispetto all’invito di Alessia ed Alberto ad andare al cinema per Joker. Sul sonno comatoso aveva però avuto la meglio un’altra proposta di Alberto: “cucina giapponese, cucina siciliana o cucina romana?”
Ho scelto la romana, ma l’ho scelta nell’inconsapevolezza che Alberto aveva tirato dal cilindro l’ennesima perla della sua carriera da talent scout del cibo.  Il ristorante Al Cantuccio di via Tripoli 71, siamo nel cuore del quartiere africano, è infatti un luogo talmente originale da apparire inverosimile. Appena vi si entra, si ha infatti la sensazione di essere in una scena di “Alice nel paese delle meraviglie”,  grazie ad una location strabiliante quanto avvolgente.

All’esterno, infatti, uno splendido giardino con divanetti sembra il luogo ideale per festeggiare il proprio non compleanno con un té, l’ambiente interno è – invece – un inno a tutto ciò che è chiccoso: lampadari, raffigurazioni di gatti, bottiglie colorate in vetro ( di murano?) , cose- cose – cose.

Difficile descrivere l’ambiente, difficilissimo commentare  l’arredamento: bisognerebbe capirne e non è il mio caso. Come definire il tutto dunque?

Vintage?

Dannunziano?

Surrealista ?

O semplicemente dandy?

al_cantuccio_grottino

Al Cantuccio, infatti, è un locale che non può lasciare indifferenti e che, già nel momento in cui lascia intravedere la sua soglia,  giustifica la scelta trattandosi di  un posto caldo, familiare, originale, stravagante. E, invero, se la sala principale è nello stile british più dandy, sappiate che rimarrete di sicuro affascinati dalla saletta nel grottino con pianoforte e dal bagno con le papere che fanno quack.  Il locale in questione, del resto, risale al 1936 e – pur essendo ovviamente mutato coi tempi – ha saputo preservare l’anima elegante, ma irriverente tipica degli anni 30 del secolo scorso.

Ecco, in questo contesto si capisce perfettamente perché i clienti si sentano naturalmente accolti e non facciano fatica ad instaurare un rapporto con le proprietarie, madre e figlia, che va oltre il piatto da ordinare. Il menù, del resto, non è un dettaglio, visto che è scritto a mano ed è commentato. Non consiste in una semplice elencazione di piatti, ma include glosse e valutazioni personali sulla bontà dei piatti. Insomma, è un vero e proprio libretto  che però assume un valore del tutto relativo nel momento in cui ci si  prende atto che tanto i piatti consigliati saranno esposti a voce!

La cucina, più in particolare, è praticamente tutta a base di terra / carne con ovviamente una forte identità romana, ma tende ad essere sofisticata con proposte inedite: ravioli allo zenzero con curcuma e limone, carbonara di carciofi, pasta col gorgonzola, etc. cantuccioIl cibo, lasciatemelo dire senza offesa,  è però in questo contesto solo un dettaglio perché, tra un primo e un secondo, capiterà di alzarsi per andare ad accarezzare le tartarughine accudite dalla proprietaria Mirella o i gatti sonnacchiosi. Da Al Cantuccio, infatti, non ci si va di certo per “cacio e pepe” al volo, ma per trascorrere una serata lenta, rilassante ed avvolgente.

Insomma, che bello!

Prezzi non contenuti, ma è giusto così.

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