A che serve il turismo ignorante?

  • “Ciao, a te cosa piace fare?”

Provate a porre questa domanda ad un passante che incrociate magari alla fermata dell’autobus che non arriva. Nel 95% dei casi vi risponderà che gli piace viaggiare. Ma cosa significa viaggiare ?

Recentemente mi è capitato di leggere la notizia che la famosa cappella Sansevero con la statua del Cristo velato è stata con 750mila accessi l’anno il monumento più visitato di Napoli nel 2019, di per sé è una enormità pazzesca se si considera che ha spazi ridotti e per accedervi bisogna sottoporsi ad una fila estenuante. Il dato tuttavia è del tutto irrazionale se si considera che Napoli ha circa 2 milioni di visitatori all’anno.

Domanda: cosa fa il restante 1.250.000 che visita Napoli se non va a vedere il monumento più visitato? Alcuni  visiteranno altro – magari perché hanno già visitato la cappella o preferiscono concentrarsi su diverse attrazioni – ma ipotizzo che il grosso di questo numero sia costituito da persone che si limitano a fare una passeggiata e a mangiarsi una pizza senza interessarsi in alcun modo alla cultura, all’arte, alle tradizioni e alla storia della città.

Palazzo Medici Riccardi, cortile interno
Palazzo Medici Riccardi, cortile interno

Non è purtroppo un problema che affligge solo Napoli ( anche se Napoli ha puntato al turismo accattone e ignorante che non porta nulla), dibattendosi sul punto anche in altre città d’arte. E’ infatti arcinota l’insofferenza di Venezia per le carovane mordi e fuggi che, col pranzo al sacco e bivaccando magari in piazza San Marco ( ah la discrezione!), abbinano nella stessa giornata di visita la città lagunare e…eventualmente Pisa, Firenze o Milano.

A Barcellona poi non ne parliamo proprio: lì sono così stufi del turismo straccione e ignorante da aver costituito dei comitati contro l’arrivo dei turisti.  Con 20 milioni di visitatori l’anno,  quella catalana è, del resto, in proporzione alla grandezza, la città più visitata al mondo. Ciò ha causato una devastazione dei quartieri del centro che hanno di fatto espulso gli abitanti per via dei prezzi delle locazioni schizzati alle stelle.

Intendiamoci, non sto distinguendo tra turismo che può spendere e turismo povero (chi scrive ha viaggiato in tutti i modi), ma tra turismo appunto ignorante e turismo curioso. 

Che senso ha infatti andare in un posto, fare due fotografie e pensare a come aumentare la collezione e l’elenco da esporre:

“Sono stato a Hong Kong, Panama, Cinisello Balsamo…”

Cosa rimarrà di tutto ciò? Non si tratta solo di visitare i monumenti propriamente detti, ma di entrare in un bar e capire che non tutto il mondo ruota attorno al cappuccino che tanto amiamo a colazione ed interagire, esplorare, curiosare.

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Non è nemmeno un problema italiano. E’ un problema che riguarda soprattutto quelli che gli spagnoli chiamano “guiri”, i turisti nordeuropei che pretendono che tutto sia standarizzato come nel loro paese. I guiri per antonomasia sono gli inglesi per i quali sono state create numerose enclaves ( sulle isole greche, a Malta, in Spagna) con cittadine fatte ad hoc a loro immagine e somiglianza.

A me tutto ciò non non piace.  Oggigiorno, differentemente dal passato, viaggiare è veramente facile e alla portata di tutti: la conoscenza, la possibilità di carpire informazioni e la cultura  si raggiungono con un facilissimo click. Non bisogna infatti chiudersi in biblioteche polverose con informazioni vecchie, non bisogna più preparare bauli, non bisogna più chiedersi se si ritornerà mai congedandosi da tutti i parenti,  non bisogna più organizzare ogni spostamento e quasi non sappiamo più cos’è una dogana, eppure tutto questo – pur nella comodità – alla lunga ha finito per non essere sempre un vantaggio.

E ciò per due ordini di motivi.

Il primo è perché ha dato accesso al viaggio anche a chi non lo merita: certa gente è meglio che se ne stia a casa. Il secondo è perché ci ha reso pigri: che ci vuole ad organizzare un weekend fuori ad aggiungere l’ennesima tacca?
Lo fanno tutti, l’abbiamo fatto tutti e continueremo a farlo ( anche chi scrive): conviene.

Eppure resto convinto  che less is more.

8 commenti

  1. Allora.

    Io sono l’esatto contrario del “turismo ignorante”. Prima di visitare “qualsiasi cosa” leggo, mi informo, mi preparo come se fosse una interrogazione visiva. Parto già preparato per la scelta di cosa vedere e per *capire* ciò che vedo.

    Ognuno è libero di vivere come preferisce. Chi sono io per dire che uno non ha il diritto di visitare perché il suo unico scopo è farsi un selfie di fronte al Colosseo?
    Il vero problema è che tempo che a queste persona non rimarrà nulla dentro, non avrà un reale arricchimento, ma forse non è neppure il loro obiettivo. Il loro scopo è vivere con leggerezza, e lo hanno perfettamente raggiunto.

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  2. Credo che la soluzione non stia tanto nell’impedire a certa gente di mettersi in viaggio, quanto nel cercare di ri-educare le nostre menti al viaggio.
    Io quando decido di partire e visitare nuovi posti (che siano lontani ore di volo o a mezz’ora di macchina da casa) lo faccio perché ho voglia di riempirmi gli occhi e il naso di nuove bellezze, di scoprire culture, curiosità, costumi… e sono ben contenta di potermelo permettere.

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  3. Ciao, la mia impressione è che oramai anche viaggiare sia diventato una questione di moda. Tutti lo fanno, perchè io no? E poi vuoi mettere la condivisione sui social? A me viene da ridere a vedere la fila per farsi la foto davanti al monumento famoso. Io viaggio da che ho l’età della ragione e sia con i miei genitori prima che con mio marito poi abbiamo sempre preferito approfondire la conoscenza dei posti, anzichè correre di qua e di là come oche impazzite. Il problema attuale comunque è grave, capisco il risentimento degli abitanti delle città che subiscono sulla loro pelle tutta una serie di problemi, però purtroppo non vedo la soluzione, a meno di introdurre delle tariffe d’ingresso salato (sì, ma poi come gestirle? e sarebbero anche ingiuste nei confronti di chi è magari un viaggiatore responsabile ma ha pochi soldi… quindi boh?)

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    • No, non c’è soluzione alla trasformazione dei nostri centri storici ( Venezia, Firenze, Roma e Napoli non sono immuni), ma bisognerebbe essere educati al viaggio, cioè viaggiare come ho brevemente esposto: con curiosità assorbendo il più possibile del contesto in cui ci troviamo.
      Nella foto social in sé o nel fare le cose che fanno tutti non c’è nulla di male, ma a patto che non diventi mera esibizione o conformismo. Il viaggiatore vero per me rimane chi magari visita un solo posto, ma ci rimane a lungo.
      Grazie per essere passata qui

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