E’ emergenza cristianofobia. Il caso fuego al clero

Mentre abbiamo ancora negli occhi le atroci decapitazioni verificatesi all’interno della cattedrale di Nizza per mano di un fanatico dell’islàm e la commissione europea discetta sulla liceità delle messe natalizie, continuano a susseguirsi spiacevoli episodi di cristianofobia in giro per il mondo. Su tutti basti citare gli ultimi 3 episodi – occorsi nel mese di novembre – di cui chi scrive ha notizia e che certificano che non c’è parte di mondo immune a questo virus : a) a Göteborg in Svezia è stata vandalizzata la Chiesa di Cristo re; b) A Marghera ( Venezia) è stata decapitata la statua della Madonna per mano di un richiedente asilo; c) A Santiago del Cile sono state saccheggiate due Chiese ( fonte cfr. “Osservatorio sulla cristianofobia”). In Spagna, tuttavia, sono andati oltre e su twitter attivisti politici vicini al governo di Pedro Sanchez – Pablo Iglesias hanno rilanciato l‘hashtag “fuego al clero”, una campagna che invita letteralmente a bruciare vivi i sacerdoti e a incendiare le Chiese ( Cfr. Tempi, Twitter censura tutti tranne chi vuole bruciare vivi i preti in Spagna).

Si è trattato in proposito di un’azione forte, ma significativa se si pensa che la Spagna ha alle spalle una cruenta guerra civile innescata negli anni ’30 dal massacro di religiosi e dalla profanazione di Chiese, nonché che lo stesso governo Sanchez – Iglesias mira a smantellare “la valle dei caduti”. Quest’ultimo è un complesso monumentale situato nei pressi di Madrid, in cui – in segno di pacificazione – sono seppelliti i caduti di entrambe le fazioni che si scontrarono nella guerra civile e si trova la croce più grande del mondo. Un anno fa è stato riesumato e traslato il corpo di Francisco Franco, mentre ora si parla di fare altrettanto con José Antonio Primo de Rivera e poi di rimuovere la croce.

Sulla scorta di tanto non si deve, dunque, commettere l’errore di considerare espressione di fanatismo individuale gli episodi di intolleranza religiosa testé denunciati. Essi, infatti, sono semmai espressione di un disegno ideologico ben strutturato che trova le stesse radici nella Cina comunista così come all’interno delle istituzioni comunitarie e in certi movimenti progressisti in Sud America.

E, invero, nel caso di “fuego al clero”, non è un caso se non ci sono state reazioni forti da parte degli organi politici, né dei social networks coinvolti. Ciò, infatti, evidenzia in particolare che le categorie da proteggere sono ben altre rispetto a coloro che invocano leggi ad hoc con tutele rafforzative o che piagnucolano in programmi omologhi a quelli di Bleah D’Urso.

3 commenti

  1. Io dico che siamo troppo tolleranti.
    I “certi” Paesi non puoi nemmeno farti il segno della croce per strada (blasfemia!!). E le donne devono assolutamente portale il velo.
    Qui da noi (in Occidente, intendo) possono ammazzare i Cristiani come vogliono, e vandalizzare le nostre espressioni religiose.

    Così, per dire.

    "Mi piace"

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