Mi’Ndujo – Il Panino sanizzo a Roma

  • Mi’Ndujo – Il Paninazzo Sanizzo Recesione

Nei giorni in cui avevo tentato di trovare un appartamento decoroso a Roma e il sito idealista era diventata la mia ossessione, i locali della catena Mi’Ndujo si sono affermati come il mio locus amoenus, ovverosia il mio rifugio e il mio bastione da cui organizzare la giornata. Vi ho infatti trascorso interi pomeriggi e, mentre selezionavo le case da vedere e telefonavo ai proprietari di casa per prendere con loro un appuntamento, “mi rilassavo” con i paninazzi sanizzi di Mi’ Ndujo.

Cosa significa sanizzo? Grosso modo è un aggettivo traducibile con l’espressione “bello grasso e pieno” ed è tutto sommato la parola calabrese che meglio si sposa per definire uno dei panini che da Mi’ Ndujo promuovono.

Procediamo però in ordine e vediamo cos’è Mi’Ndujo. Si tratta, infatti, di una “piccola” catena meridionale nata nel 2007 e al 100% calabrese che per ora ha 6 sedi a Roma e 3 in Calabria, ma ha l’aspirazione ad espandersi ben presto in tutta Europa. Del resto quale stato europeo non vede la presenza di calabresi e, in secondo luogo, di amanti dei suoi prodotti?

La formula che propone è semplice quanto intrigante e ricorda quella delle grandi catene americane ( sebbene con una ben maggiore attenzione per la qualità e per i prodotti locali): basta infatti presentarsi alla cassa, scegliere uno dei 9 panini offerti ( tra cui quello del mese) ed eventualmente associarlo ad menù con bibita e patatine, dopodiché si paga e si riceverà un pulsantino che suonerà non appena il panino sarà pronto.

Il panino è infatti fatto al momento e questo per un “fast food” è davvero impagabile.

Quali sono i panini più buoni? Io li ho provati un po’ tutti, ma devo dire che su tutti tre sono entrati nel mio mood:

  • 1) Il mi’ndujo con salsiccia, caciocavallo, patate e…… ‘nduja di Spilinga;
  • 2) Il conzativicci con hamburger di bovino, pancetta, caciocavallo affumicato, crema di Zucca e peperoncino dolce;
  • 3) L’Acri con salsiccia, friggitelli, patate e maionese.

In ogni caso ciò che contraddistingue questi panini non è la loro eccessiva grandezza, ma il loro essere saninazzi, cioè belli pieni con ingredienti di prima qualità ( a partire dal pane fatto in casa) tendenzialmente di origine calabrese. Dopodiché, se devo indicare altri elementi a favore della catena, c’è da apprezzare la cucina a vista, la gentilezza del personale e la gradevolezza dei locale dove la prevalenza del colore rossoblù tradisce una certa simpatia per il Cosenza calcio.

Io, più in particolare, sono stato ( recte: mi sono stabilito per ore) in due sedi della catena, cioè a quella di via Tuscolana e quella di via Catania in zona piazza Bologna. In entrambi i casi mi ci sono trovato molto bene.

Inoltre chi voglia provare qualcosa di dolce oltre ai panini, tra le altre cose, può sperimentare i chiuriti, ovverosia delle palline fritte ricoperte di nutella. Sono sicuro che verranno apprezzate.

Del resto è pur vero che, se si mangia calabro, per forza di cose qualcosa di fritto bisogna pur provarlo.

Tanto è vero che – anche se Mi’Ndujo usa una formula smart e giovanile – gli amanti degli sketches comici di Lillo e Greg ricorderanno con piacere “fiore calabro”, lo sceneggiato in cui Zia Santina non accettava che i nipoti si sentissero sazi dopo aver assaggiato le sue fritturine….

Spesa media 15 euro circa a testa.

N.B. Piccolo suggerimento: manca un bel paninazzo con la sardella.

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