Esiste un momento in cui ciascuno di noi inizia a sentirsi grande e – ritenendo che sia sbagliato esternare i propri sentimenti – smette di portare i fiori alla propria mamma. Io me lo ricordo quando portavo i fiori a mamma: ne strappavo uno o due da un praticello e glieli portavo. E lei era pure contenta. E ora ho capito che diventare grandi è davvero una bella fregatura, perché di fatto siamo indotti a castrare una parte di noi stessi rinunciando a coltivare ciò che conta di più per dare per scontati gesti che scontati non lo sono affatto.
Come si può descrivere cos’è la mamma?
A due mesi esatti dal momento in cui la Mia ha varcato le porte del Paradiso, sento la necessità di scriverle per dirle che ho capito che la mamma è la più evidente manifestazione di Dio sulla terra.
La forza che guida ciascuna mamma, del resto, non può essere umana ed è ispirata da una guida superiore che ogni tanto si affida a persone specifiche per illustrare la via ad altre persone come fa una bussola.
Nel mio caso la mia bussola è andata via troppo in fretta e avverto l’ingiustizia per essere stato privato di troppe cose.
E penso che no, una mamma non si può proprio raccontare.
E penso che oggi, pur avendo dovuto affrontare miliardi di problemi, tutto è diventato irrilevante.
Non siamo nati per accontentarci.
Siamo nati per fare cose strabilianti, per stupire, per osare.
Siamo nati per imparare a conoscere noi stessi e capire che i fiori alla mamma vanno portati soprattutto quando ci facciamo grandi.