Europa occidentale spagna

Cosa vedere in Cantabria e Asturie. Itinerario di 7 giorni

Dopo avervi illustrato l’itinerario di una settimana che consiglio per visitare rispettivamente la Galizia e i Paesi Baschi, vi risparmio il pistolotto sul grande Nord e cercherò di andare subito al sodo: le Asturie e la Cantabria sono due piccole regioni con una popolazione totale che  sommata non supera il milione e mezzo  di abitanti. Si tratta di regioni fredde, piovose, nebbiose e ventose in cui al freddo del mar cantabrico si aggiunge il freddo proveniente da  los Picos de Europa,  catena montuosa che si chiama così perché erano le prime montagne europee visibili per le navi che arrivano dall’America.
Capite bene, quindi, che un viaggio in questa area geografica è, per forza di cose, condizionato dalle situazione meteorologica imprevedibile e dal fattore fortuna. Io, per esempio, non dimenticherò mai i litri di acqua che ho beccato nelle Asturie, né la quantità di persone che bevono superalcolici a prima mattina!
Ciò fermo restando, è pur vero che si tratta di  un viaggio straordinariamente avvincente in cui, in pochi chilometri, si potranno visitare paesi di mare e scalare montagne che superano i duemila metri.
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Bevendo Sidra
Per compierlo bisogna considerare che gli aeroporti più comodi sono quelli di Santander e di Oviedo, città che distano tra loro circa 200 km e si trovano in una posizione perfetta per organizzare tutto il percorso con andata da un aeroporto e ritorno dall’altro.
Ipotizziamo quindi di atterrare a Santander  e decollare, dopo una settimana,  da Oviedo  seguendo questo percorso:

Giorno 1 – Santander con la baia di Somo

– Cosa vedere a Santander
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Quando ho visto Santander per la prima volta era fine luglio del 2011 e scrissi questo:
“Fa freddo e ci sono intense raffiche di vento gelido che arrivano dal mare, ma ciò nonostante molte persone non rinunciano alla spiaggia: si vede che da queste parti ci sono abituati. Invece, per quanto mi riguarda, se non fosse per le bandiere nazionali che vedo praticamente ovunque, penserei di essere in Norvegia. Qui, infatti, hanno un vero e proprio culto per i simboli nazionali per la semplice circostanza che patiscono molto il rapporto di vicinanza coi Baschi e, per questo motivo, ci tengono a far sapere di essere fieramente spagnoli”.
L’impatto con Santander, per chi è abituato alla Spagna “caliente”, è davvero devastante. E lo dico in senso positivo,  perché è una splendida città  di mare del Nord.
Se è bel tempo, fate una passeggiata dal paseo de Pereda fino alla penisola che ospita della Maddalena. vi assicuro che vi  divertirete a guardare la quantità di velisti all’opera. Volendo potrete arrampicarvi anche fino al faro e da lì, dal belvedere Mataleñas, osservare una delle più belle viste sulla città. La città è molto verde ed è caratterizzata da villini molto eleganti di inizio ‘900.  Merita poi il suo “casco antiguo” con la  La Plaza Porticada, El Banco de Santander, el Gran Casino del Sardinero, la Chiesa del Gesù e il Comune.
– Somo
Vi consiglio poi di andare alla baia di Somo nei dintorni della città e da lì prendere la barca che vi riporterà a Santander: partire da questa lingua di terra sabbiosa vi riconcilierà con il mondo!

Giorno – 2  Santoña, Laredo Castro Urdiales

 Santoña, Laredo e Castro Urdiales sono località di mare molto rinomate in Cantabria e famose per la pesca delle sardine del cantabrico, prodotto che in Spagna è molto considerato.
A Santoña  si può visitare la zona del Buciero, il forte San Martín  e la bella spiaggia di Berría. Volendo – e anzi consiglio di farlo! – ci si può spostare in barca fino a Laredo e fare una escursione a l’Atalaya.  La spiaggia è nel cuore del centro storico di Laredo.  Quanto a Castro Urdiales, sebbene sia una cittadina più grande, ha conservato integro il suo centro storico con un  il faro e la stupenda Chiesa de Santa María,
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– Soba
Se avete tempo, sterzate verso l’interno e dirigetevi verso la valle di Soba y el Asón, una delle tanti valle incantate della Cantabria. Dopo aver visitato la Chiesa della  Bien Aparecida,  la patrona de Cantabria, potreste cimentarvi con la speleologia nella zona di Ramales, dove ci sono decine di chilometri di grotte sotterranee. Vi è poi  la Gándara, un paesino molto  caratteristico.

Giorno 3 –  Santillana del Mar,  Comillas  e San Vicente de la Barquera

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Gli spagnoli sostengono che Santillana del mar è una città che mente tre volte: non è Santa, non è piana ( llana significa piatto) e non ha il mare. Ciò nonostante, credetemi, la perdonerete immediatamente. Trattasi di un bel paese medioevale a 44 km da Santander in cui è tipico mangiare la “quesada”, uno sformato di formaggio di dimensioni titaniche. Da vedere vi sono sicuramente la piazza Mayor con il palazzo del Parador nacional de Gil Bla,  il Palacio del Marques de Santillana, il Palacio de Valdiviedo, il palacio de los Bustamante, la Casa de los Hombrones, el palacio de los velaverde, la casa de archiduquesa, la casa di Cossio e Quevedo, il Comune, le torri di Don Borja e Merito, nonché tutti i viottoli acciottolati che si dislocano e partono dalla lunga e principale via di Santillana. 
Santillana, tuttavia, è famosa nel mondo soprattutto per la grotta di Altamira, una grotta con delle pitture rupestri risalenti al paleolitico e raffiguranti mammiferi selvatici e mani umane. E’ molto suggestiva.
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  –  Comillas
Comillas è, invece, un paesino meno entusiasmante, ma celebre per alcune testimonianze di Antoni Gaudì, l’architetto di Dio. Mi riferisco a “Il Capriccio”, un edificio di stile   arabeggiante con un portico e muri rivestiti di ceramiche. Nel XIX secolo, infatti,
Comillas venne scelta dalla famiglia reale come meta di villeggiatura e la città si abbellì per essere all’altezza. In pochi anni vennero costruite alcune opere di architetti modernisti  che trasformarono questo paese di 2000 abitanti. Tra questi, oltre a Gaudí,  vi è  Palazzo di Sobrellano,  Vi sono poi l’Università Pontificia e la Chiesa di San Cristobal con il Monumento al Marqués de Comillas.  Più che Comillas in sé, a colpire il visitatore è tuttavia la valle che la circonda. Siamo nel cuore della Spagna più verde e rigogliosa e  in inverno le vette circostanti sono tutte innevate
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–  San Vicente de la Barquera

Dulcis in fundo, San Vicente de la Barquera, il mio paese del cuore in Cantabria ( anche grazie all’ospitalità che vi ho trovato).  Non dimenticherò mai il colpo d’occhio che regala al suo arrivo. Se si proviene da Comillas – dopo aver scollinato – il verde sparisce all’improvviso e fa spazio di nuovo al mare. In alto, lontano, si vede il paese medioevale, in basso la ria San Vincente. La ria non è altro che un fiordo in cui il mare entra nell’estuario di un fiume. Vedrete quindi acqua su tre lati – il mare e la ria a destra e sinistra – e in fondo una città arroccata che dolcemente scende fino alla costa.  Un lungo ponte e le case colorate faranno poi il resto per rendere ancora più forte l’impatto con questo paese di pescatori che nella storia deve gran parte del suo destino al cammino di Santiago.

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Giorno 4  Llanes, Ribadesella e Cangas de Onis

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Spostiamoci quindi nell’Asturie, regione ancora più montagnosa ma straordinariamente legata al mare  famosa per la sidra, le sardine e il formaggio di capra.  Qui alte e scoscese montagne  si alternano a coste frastagliate e a lunghe spiagge oceaniche.
Provenendo dalla Cantabria, la prima sosta la faremo a Llanes ( leggasi glianez), che è anche la località più rinomata della regione.grazie al suo caratteristico centro storico e ad una serie di spiagge fantastiche:  Toró, Sablón,  Puertu Chicu, Barro, San Antolín, Poo, Torimbia e Gulpiyuri sono solo le più rinomate.
  Llanes, tuttavia, è conosciuta soprattutto per due cose “I cubi della memoria”, di Augustin Ibarrola, ovvero dei blocchi colorati che adornano il porto del paese, e “los bufones”.
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Los bufones non sono persone particolarmente atteggiate, ma della cannonate del mare verso l’alto. L’acqua picchia violentemente verso la roccia, si incanala e schizza in alto velocemente. E’ un fenomeno davvero affascinane da vedere. I  “bufones” più diffusi sono in località Llames de Pría.

  • Ribadesella
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Ribadesella è più piccola rispetto a Llanes, ma fin da inizio ‘900, grazie all’impulso dei marchesi di Arguelles, è diventata una importante stazione balneare e il “buen retiro” per eccellenza degli emigranti asturiani ritornati dalle Americhe dopo aver fatto fortuna. Di Ribadesella  va ricordata soprattutto la bella passeggiata lungo il porto.  Ogni anno, il primo sabato di agosto, questo ponte è meta della festa più rappresentativa delle Asturie, la discesa in canoa del fiume Sella. Il centro storico della località è stato dichiarato Bene di Interesse Culturale. Da vedere ci sono poi anche le grotte di Tito Bustillo.

  • Cangas de Onìs

Lasciamo il mare e dirigiamoci verso le montagne, nello specifico verso il parco nazionale de los Picos de Europa, precisamente a Cangas de Onis. Qui cascate e laghi circondati dalle alte vette dei Picos d’Europa faranno da scenario alla vostra visita..  Cangas è una piccola località il cui emblema è il ponte detto romano, però di fatto risalente al medioevo,  passato alla storia per la rivolta di Pelagio contro i musulmani. Al centro, infatti, è caratterizzato alla croce della Vittoria, simbolo delle Asturie. Il comune di Cangas de Onis è anche al centro di un territorio ricco di chiese di stile romanico, fra le quali  San Martin de GrazanesSanta Maria de Villaverde,  San Pedro de Villanuevaanta e S. Eulalia de Albania.

Giorno 5 – Picos e  Lago Ercina

  • Picos de Europa

I picos de Europa alla vista sembrano più imponenti di quel che sono. In Italia siamo abituati a montagne di certo più alte, ma la straordinarietà de los Picos è nel fatto che distano meno di 70 km dal mare  e rendono quindi il paesaggio atipico rispetto a quello  che siamo abituati a vedere in montagna.  La  di neve è  naturalmente consistente in inverno, ma non è raro osservare nevai che persistono durante tutto l’anno. Lungo questa cordigliera si innalzano 200 cime che superano i 2000 metri di altitudine, con dislivelli di oltre 2300 metri. Il Massiccio Centrale è il più scosceso e ospita le vette più alte: Torrecerredo (2646 metri), la cima più alta dei Picos, Naranjo de Bulnes (2519 metri) e il Pico Tesorero (2570 metri).

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Il parco è  caratterizzato dalla presenza di quattro fiumi incanalati in gole profonde: la gola della Hermida,  la gola dei Beyos, la “Gola Divina”, attraversata dal Cares, e le gole di La India. Se non siete degli alpinisti, potete  comunque fruire della funivia di Fuentedé e salire a più di 1800 metri di altitudine. Inoltre è possibile fare del sano rafting dirigendosi in località Arriondas. Se, invece, volete trascorrere una giornata più tranquilla,  potete fare un bel pic nic attorno al lago de la Ercina, che si trova a circa 1100 metri di altitudine.

  • Gijon

In serata dirigetevi a Gijon, la città più popolosa della regione. Si tratta di una città industriale che si sviluppa accanto al suo porto. Non è particolarmente bella, ma è un punto nevralgico delle Asturie per spostarsi.

Giorno 6 Aviles, Luarca e Oviedo

–   Avilés

Avilés è un bellissimo borgo di pescatori pieno di  palazzi riconducibili a secoli diversi, a conferma del fatto che è stato un centro che ha sempre avuto uno sviluppo. Il centro storico  ha il suo cuore nella  Plaza España,  In questa piazza si trova l’edificio antico della città: il palazzo de Ferrera ( XVII sec). Vale poi la pena percorrere le vie Galiana y San Francisco,  Qui troverete la Chiesa  di San Nicolás de Bari e  il  Palacio de Balser

 

Cosa vedere a Luarca

Luarca  è un porticciolo ancora più intimo rispetto ad Avilés e in cui si vive essenzialmente di pesca.  Il borgo è diviso da un fiumiciattolo e collegato da moltissimi ponticelli che donano a Luarca un’atmosfera antica.  Le case bianche e la sua baia a forma di “S” fanno poi il resto per ribadire l’atmosfera magica. Qui è obbligatorio entrare in uno dei tanti chigres, le antiche taverne asturiane, e  vedere come viene servita la sidra.

– Cosa vedere a Oviedo

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Il capoluogo delle Asturie ha un bel centro storico estremamente compatto che si sviluppa attorno alla Cattedrale del Salvatore  Costruita con grandi blocchi di pietra, la Cattedrale è capace di produrre un impatto immediato nel visitatore.. In questa Chiesa, tra l’altro, è conservato il “sudario” di Oviedo, un telo di lino che tradizionalmente sarebbe stato posto sul corpo di Gesù morto. Per questa ragione, da qui partì il primo cammino di Santiago, il cammino primitivo, per  congiungere Oviedo a Santiago ( che distano circa 300 km). Non lontano vi è poi la piazza de la Escandalera con la sua fontana monumentale e la statua della Maternità. Proseguendo poi conviene percorrere via Urìa e vedere il mercato al coperto. Conviene, tutto sommato, si visita in poche ore.

Giorno 7 – Poi dove andare?

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  • Leon

Se avete ancora  del tempo a disposizione e dovete completare la settimana, da Santander vi potete allungare nei Paesi Baschi, in Navarra o ne La Rioja ( a San Sebastian, Pamplona e Logroño in particolare). 

Altrimenti vi suggerisco di  fruttare l’ultimo giorno uscendo  dalle Asturie ( ovvero da Oviedo) e dirigervi nella vicina Leon ( dista 125 km da Oviedo). Leon è per me una delle più belle città della Spagna.E non già solo per la cattedrale gotica risalente al XIII secolo che già da sola vale il viaggio, ma per le mura imponenti, la disposizione medioevale delle vie, le opere di Gaudì, Sant’Isidoro  e la vivacità del centro storico. Per entrare nel cuore del centro storico di Leon bisogna partire dalla Plaza Mayor e poi entrare nel quartiere di San Martin, quartiere “de marcha”, cioè per uscire la sera, e fare il giro delle tapas. Da provare vi è sicuramente la morcilla leonina, ovvero salame con il sangue del maiale  Vi è poi la casa Casa Botines, progettata da Antoni Gaudí alla fine dell’Ottocento.

  • Astorga

In alternativa vi è poi la vicina Astorga, dove si può vedere la Cattedrale con il palazzo arcivescovile progettato da Gaudì e un bel palazzo comunale con un orologio collegato ad meccanismo di statue.  Astorga poi è famosa per il bollito ( el cocido maragato) e un dolce ottenuto con farina di grano, uova, burro, strutto di maiale e zuccheri ( las mantecadas).

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