7 giorni in Calabria, itinerario

  • 7 giorni in Calabria, itinerario

In questo post, intitolato itinerario di una settimana in Calabria, vi porterò alla scoperta di una regione tuttora poco valorizzata per viaggi on the road.

Sarà infatti perché è regione continentale più a sud dello stivale, sarà perché non ospita grandi città d’arte, sarà per la difficoltà di raggiungerla dovuta alla carenza di infrastrutture( la Salerno Reggio è stata per anni  il cantiere della disperazione, mentre la rete ferroviaria è tuttora scarsamente sviluppata), ma la Calabria è stata scoperta come meta turistica solo in anni recenti. Un viaggio in Calabria può però riservare piacevoli sorprese, essendovi  una tal varietà di paesaggi e situazioni da soddisfare ogni tipo di viaggiatore. Il susseguirsi delle ere geologiche, il mare e il vento hanno scolpito paesaggi aspri e selvaggi, rocce alte e scarne si alternano a spiagge sabbiose, monti brulli e desertici lasciano il passo ad alte foreste di faggi, borghi solitari arroccati su colli si avvicendano a paesi adagiati in baie dal mare cristallino, nel giro di pochi chilometri si trovano i discendenti di popolazioni diverse con tradizioni e dialetti diversi, i discendenti dei Normanni si mescolano a quelli dei Saraceni, i discendenti degli Armeni a quelli degli Albanesi.

Il mare di Capo Vaticano

 Per trascorrere 7 giorni in Calabria  suggerisco così di iniziare  dalla costa tirrenica più a nord , cioè dalla Costa dei Cedri, per scendere poi lungo il tirreno e risalire per lo ionio intervallando il viaggio con una giornata di sosta nel Pollino e una  in Sila

Itinerario di una settimana in Calabria 

Tappe in breve:

1 La costa dei cedri

2 Il parco nazionale del Pollino

3 La costa degli dei

4 La costa viola e Reggio

5 La costa dei gelsomini

6 La costa dei saraceni

7 Sila

COSTA DEI CEDRI

Isola di Dino a Praia a Mare

Chiamata così per la coltivazione dei cedri ,nel primo tratto la costa è un unico nastro di spiaggia sabbiosa che attraversa l’abitato di Tortora e Praia a mare poi, verso San Nicola Arcella, si trasforma in costa rocciosa con alte falesie che circondano baie nascoste a volte raggiungibili solo via mare                                                                                                               

Uscendo dall’autostrada a Lagonegro e percorrendo la valle del Noce si raggiunge Praia a Mare. Il paese ha una bella spiaggia sabbiosa e un piccolo centro storico, di fronte alla località Fiuzzi  a pochi metri dalla costa si trova l’ isola di Dino  che vale la pena circumnavigare per la bellezza delle sue grotte come la Grotta Azzurra e la Grotta del Leone.                                                                                                                                  

Spiaggia dell’Arcomagno a San Nicola Arcella

Procedendo verso sud si attraversa San Nicola Arcella ,borgo a strapiombo sul mare con belle spiagge come la spiaggia del Prete , e caratteristiche grotte  come quella  dell’ Arcomagno, una fenditura nella roccia a forma di arco  che si apre verso il mare.   

Passando da Scalea si raggiunge Diamante , antico borgo di pescatori  e oggi paese del “peperoncino “, dove vale la pena fare “una pausa gastronomica” a base di pesce   e pasta fatta a mano, il tutto condito col famoso olio al peperoncino. Qui ho mangiato molto bene al ristorante A’Cucchiarella situato proprio sul lungomare.

Diamante

Dopo una puntata a Cetraro si raggiunge Paola il paese di San Francesco da Paola, dove non si può fare a meno di visitare il santuario dedicato al santo.  

Alla spalle della costa dei Cedri si estende il Parco Nazionale del Pollino che io consiglio vivamente di visitare nel corso di un soggiorno di 7 giorni in Calabria per variare gli ambienti naturali del viaggio.

PARCO NAZIONALE DEL POLLINO

Massiccio del Pollino


Si estende per 1925 chilometri quadrati tra la Basilicata e la Calabria con i massicci del Pollino e  dell’ Orsomarso , dalle sue vette più alte, innevate d’inverno( superano i 2000m) ,  si può godere uno splendido panorama sia della costa tirrenica ,che spazia da Maratea in Lucania fino a tutta la costa dei Cedri, sia della costa ionica da Sibari a Metaponto.

Il parco è caratterizzato da una grande varietà di ambienti, pareti rocciose alte e aguzze si contrappongono a gole strette e impervie attraversate da ruscelli e cascate, foreste di faggi e castagni si alternano a flora mediterranea .

L’ospite d’onore di queste foreste  è il Pino Loricato, un albero raro presente solo sul Pollino e nei Balcani, che cresce in condizioni ambientali difficili , chiamato così perché la sua corteccia si divide in placche trapezoidali facendolo somigliare  all‘armatura degli antichi Romani (lorica). Il pino loricato è il simbolo del parco e uno di questi pini con i suoi 1230 anni è l’ albero più vecchio d’ Europa . Numerosi sono i torrenti che attraversano strette gole e formano cascate, dove i più propensi all’avventura possono fare rafting o torrentismo. E’ un’esperienza emozionante    percorrere il torrente Lao in canoa o canotto tra strette gole ,  vallate, salti, cascate e curve improvvise.

Rafting

Altrettanto adrenalinico è percorrere le gole del Raganello ,un canyon lungo circa 13 km, che  dalla Sorgente della Lamia raggiunge un’area attigua all’abitato di Civita, dove sorge il caratteristico Ponte del Diavolo, qui il corso del torrente Raganello diventa più regolare e scorre lungo una valle più aperta, che si mantiene tale fino alla foce. Il canyon del Raganello viene distinto  in due parti, le Gole alte e le Gole basse , le prime ,percorribili solo  da visitatori di certa prestanza fisica, si dipanano tra  strettissime pareti , salti di roccia cascate e spruzzi , la parte bassa, certamente più facile da percorrere, riserva panorami fatti da rocce di colore cangiante riflesse in acque verde smeraldo.

La visita al parco può essere l’ occasione di conoscere tradizioni e cultura di Civita uno dei tanti paesi albanesi (arbëreshë) della Calabria. Una colonia di Albanesi  si stabilì in varie zone della Calabria tra il xv e il xvIII secolo e ancora oggi mantiene i costumi, la tradizione ,il folklore, il  dialetto e il rito religioso greco della patria d’origine.

Gole del raganello

Ritornando sulla costa e procedendo verso sud ci troviamo nel tratto    forse più bello e conosciuto del litorale calabrese, la cosiddetta costa degli dei

COSTA DEGLI DEI

Si estende per 55 chilometri tra Pizzo e Nicotera tra spiagge, baie, rocce frastagliate e mare cristallino.                   

Pizzo calabro  è certamente uno dei paesi più pittoreschi, arroccato su un promontorio di tufo che si affaccia su una spiaggia fatta di sabbia bianca bagnata da un mare trasparente , si snoda in un dedalo di vicoli caratteristici che si aprono su piazzette  con chiesette e palazzi nobiliari. Sono da visitare il castello di Gioacchino Murat ,dove il re di Napoli visse i suoi ultimi giorni e fu ucciso, e la Chiesetta di Piedigrotta, scolpita nella roccia all’interno di una grotta. Non si può lasciare Pizzo senza fare un peccato di gola, assaggiare il famoso tartufo gelato è d’obbligo.

Pizzo calabro

Dopo Pizzo incontriamo BRIATICO con le sue spiagge e la sue baie. La più bella a mio parere è la spiaggia di Sant’Irene raggiungibile attraverso una stradina scoscesa, un angolo di paradiso praticamente incontaminato, dove la costa rocciosa da cui si possono ammirare suggestivi panorami si alterna a tratti di sabbia chiara e fine.

Passando per Zambrone e Parghelia anch’essi con belle spiagge mare caraibico, si raggiunge il paese più famoso della costa,Tropea.                                                                                                                                                                            Tropea si divide in due parti: c’è quella superiore, costruita a picco sul mare, che è il paese vero e proprio, e quella inferiore, a ridosso del mare e del piccolo porto, conosciuta come “La Marina”.
L’abitato storico era un tempo cinto di mura e incastellato su di un lato e vi si poteva accedere solo attraverso delle porte provviste di sistemi di difesa.  La leggenda narra che il fondatore sia stato Ercole che, di ritorno dalla Spagna (Colonne d’Ercole), si fermò sulla Costa degli Dei (detta anche Costa Bella) e secondo questa leggenda, Tropea divenne uno dei Porti di Ercole. In verità  la storia  di Tropea inizia in epoca romana quando lungo la costa, Sesto Pompeo sconfisse Cesare Ottaviano.          

    La parte antica della città  si snoda tra vicoli, chiese , antichi palazzi, belvederi che affacciano su un isolotto  dove è situato un antico santuario benedettino con la Chiesa di S.Maria dell’Isola.  Fondata nel 370 D.C. , e rifatta in epoca gotica, per secoli è stata rifugio di eremiti e naviganti.

Tropea

Il santuario Santa Maria dell’isola (detto anche Isola Bella) è raggiungibile tramite una ripida scalinata ricavata nella  roccia dell’isolotto, intorno alla chiesa c’è uno splendido giardino ricco di piante mediterranee con una stupenda vista a mare che offre una panoramica molto suggestiva di tutta la costa, sullo sfondo si intravedono le isole Eolie,  in particolare Stromboli e Vulcano, la Sicilia con il maestoso Etna e la distesa del mare tirreno.   

Occhio: a Tropea si può prendere il traghetto per Stromboli. Leggi qui la mia settimana alle Eolie.

La costa degli dei finisce a Capo Vaticano.                                                                                                                               

ll promontorio di CAPO VATICANO divide il golfo di Sant’Eufemia da quello di Gioia Tauro e comprende la zona costiera che si estende dalla baia del Tono alla baia di Santa Maria, fino alle ultime ramificazioni del Monte Poro. La leggenda narra che in una grotta del capo abitasse un oracolo che vaticinava ai marinai prima che si avventurassero in mare. Lungo questo tratto di costa spiagge e calette nascoste raggiungibili solo via mare si alternano ad alti speroni rocciosi coperti da vegetazione mediterranea che si specchiano in un mare limpido dal colore cangiante. La baia  più bella è quella di Grotticelle, formata da tre spiagge contigue, ma meritano una sosta anche quelle del Tono, di Praia di Fuoco, di Santa Maria ed ancora quelle di Torre Ruffa, Formicoli e Riaci. Vale la pena passeggiare fino al Faro sulla sommità del promontorio  per godere  del tramonto sul vulcano di Stromboli.

Il mare di Capo Vaticano

Proseguendo il viaggio verso sud , passata Nicotera e Gioia Tauro si raggiunge Palmi dove inizia la Costa Viola ed inizia così il quarto giorno della nostra settimana in Calabria.      

COSTA VIOLA                                                

Tratto di costa alle pendici dell’Aspromonte che da Palmi si spinge sino a Bagnara chiamato sin dall’antichità Costa Viola per il colore che assumevano le sue acque in alcune ore del giorno.   Ha coste alte e  frastagliate,  ampie spiagge e calette ,  numerose e suggestive grotte. Da qualunque punto si possono ammirare stupendi panorami che si affacciano  sulla  Sicilia e in particolare sulle isole Eolie e i vulcani Stromboli e Etna . Inizia a PALMI, moderna cittadina dominata dalla mole del Monte Sant’Elia ,e prosegue in un susseguirsi di alte coste dominate da rilievi in cui si incuneano spiagge dorate,  come quella della Tonnara, di  Pietranera  e di  Scinà, e  incantevoli insenature con fondali profondi  . Da visitare il sito di Taureana con la cripta paleocristiana del IV secolo e la chiesetta di San Fantino, il primo Santo di Calabria. Emozionanti sono le esplorazioni nelle grotte neolitiche del grandioso insediamento rupestre monastico-bizantino di Tarditi, intorno alle quali aleggiano miti, leggende e racconti di tesori sepolti.                                                                                                                                                                   

 In un ampia insenatura tra le colline a strapiombo sul mare è situata Bagnara calabra, patria del torrone artigianale (non mancate di assaggiare un torroncino), dove si può ammirare uno splendido panorama  che abbraccia tutta l’ ampia insenatura che va da capo Vaticano a nord a Scilla a sud e si affaccia su un mare cangiante dai riflessi violacei.                                                                                                                                                       

Scilla

 Alla fine della Costa Viola , aggrappata a uno sperone roccioso, si trova  Scilla, dominata dal castello Ruffo che Omero cantò come luogo abitato da mostri marini(la leggenda di Scilla e Cariddi). Il borgo è molto caratteristico grazie al suo castello arroccato sul promontorio, le casette colorate addossate una sull’altra e il panorama sullo stretto di Sicilia. Da visitare il borgo di Chianalea , battezzata Venezia del Sud per i suoi caratteristici vicoli che terminano nel mare.

Dopo tanta costa  una puntata nei nostri 7 giorni in Calabria nella città capoluogo è d’obbligo

REGGIO CALABRIA

Se si pensa di visitare Reggio Calabria si pensa subito ai Bronzi di Riace, invece la città in se stessa riserva al viaggiatore una piacevole sorpresa. Cominciamo dal centro storico con il il Duomo  la cui struttura originaria risale ai Normanni, ma dopo terremoti e incendi è stata più volte rimaneggiata . Ricostruita dopo il terremoto del 1908 in stile neoromanico, è un imponente edificio lungo 94 metri, con tre navate e gli interni illuminati da grandi vetrate policrome.. All’interno si può ammirare la Cappella del SS. Sacramento, capolavoro barocco. Non lontano dal duomo la Chiesa degli Ottimati in stile normanno-bizantino, emblema della dominazione spagnola di Reggio Calabria, custodisce un prezioso mosaico fatto di 33 tipi di marmo diversi. Simbolo di Reggio è il  Castello Aragonese, definito così anche se le fonti lo datano addirittura al 549 d.C. e si presume sia stato realizzato dai Bizantini. Soltanto nel 1458 Ferdinando d’Aragona ne ordinò la fortificazione. Nel corso dei secoli questo castello è stato prigione, caserma, e anche rifugio, quando nel 1540 i reggini vi si nascosero per sfuggire alle invasioni turche. A causa del terremoto del 1908 il castello fu danneggiato  e ne rimangono in piedi le due torri aragonesi . Si possono visitare sia gli interni, che ospitano eventi culturali e mostre, che gli esterni con una bella terrazza.                                                                                                                                                                       

Bronzi di Riace

Sicuramente non si può fare a meno di visitare Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio ,uno dei musei più rappresentativi della Magna Grecia in Calabria. Custodisce reperti che vanno dalla preistoria fino al periodo Romano, ma il pezzo forte  è costituito dai meravigliosi bronzi ripescati nel mare antistante Riace che rappresentano – secondo le ultime ipotesi – rispettivamente un guerriero e un re.                                           Non si può lasciare Reggio senza fare una passeggiata sul Lungomare Falcomatà adornato da palazzi in stile liberty (Villa Genoese Zerbi, Palazzo Spinelli e Palazzo Zani), monumenti e una grande varietà di alberi tra cui specie tropicali e subtropicali centenarie. Villa Genoese Zerbi è uno degli edifici storici affacciati sul lungomare Falcomatà e, anche se oggi è chiusa al pubblico, merita una sosta per il suo stile neogotico veneziano   Dal lungomare si può godere del cosiddetto miraggio della Fata Morgana, infatti, la Sicilia, riflessa nel mare, sembra così vicina da potersi toccare. È un effetto ottico che rende questo tratto della città imperdibile.

Dopo Reggio proseguendo sulla statale che costeggia il mare si dribbla la punta dell’ Italia e  ci si affaccia sullo Ionio. Ci addentriamo così verso la fine di quest’itinerario di 7 giorni in Calabria.

COSTA DEI GELSOMINI

La costa calabrese ionica nel tratto tra Capo Spartivento e Punta Stilo è detta costa dei Gelsomini. Qui predominano larghe spiagge sabbiose anche se a tratti non mancano piccole spiaggette circondate dalla roccia. Il centro principale è certamente   Locri,   sviluppatasi   dove sorgeva l’omonima colonia della    Magna Grecia di cui si possono visitare i resti nel parco archeologico.                                                                                           

  A  soli 15 chilometri da Locri spostandosi verso l’interno si trova  Gerace  che  svetta dall’alto di una rupe di arenaria su cui si trova arroccata e gode di una posizione privilegiata e di una vista incredibile sul Mar Ionio e sul territorio della locride                                                                                                                                          

GERACE, fondata nel X secolo dai superstiti dell’antica Locri Epizefiri   fuggiti a causa delle incursioni saracene,  ha  notevoli  testimonianze medioevali. Oltre alla Cattedrale e alla Chiesa di San Francesco, è l’intero borgo, con le sue stradine lastricate a pietra viva, a conservare edifici e strade e atmosfere che riportano al medioevo . Nel centro storico, , si trovano ancora i resti della fortezza, baluardo dalle invasioni, alla quale si poteva accedere grazie a delle porte  e attraverso un ponte levatoio, oggi crollato. 

Proseguendo lungo la costa e arrivati a Punta Stilo/Monasterace è d’obbligo un’altra deviazione verso l’interno per raggiungere in una quindicina di minuti  Stilo.

Stilo di Calabria

STILO                                                                                                                                                                         

 Fu fondata dai superstiti dell’ antica colonia greca di Kaulon   e nel x secolo fu la più importante città bizantina della Calabria e di questa epoca conserva le vestigia. Il borgo è cinto da mura , torri e da ben cinque porte, di cui solo una (la Porta Stefanina) conserva la sua architettura originaria. Stilo ospita ben 18 chiese e numerosi palazzi nobiliari. Da visitare certamente la Chiesa Matrice, edificata nel 1300 sui resti di una chiesa bizantina, ma soprattutto la Cattolica di Stilo , un capolavoro di architettura bizantina. La Cattolica ha forma cubica, sovrastata da cinque torri cilindriche con aperture a bifore o monofore e ricoperte da cinque piccole cupole , all’ interno vi sono numerosi cicli di affreschi di epoche diverse.  Passeggiando per Stilo si possono ammirare le grotte dei monaci bizantini ,  cosiddette “lauree” , la Fontana dei Delfini , il castello Normanno e numerosi palazzi nobiliari.

Riprendendo la statale ionica si passa per la costa degli Aranci  un mix di sabbia bianca a Soverato e Montepaone,   e di scogliere di granito a Pietragrande e Copanello . Proseguendo verso nord troviamo la costa dei Saraceni tra i comuni di Caporizzuto e Crotone

COSTA DEI SARACENI

Viene chiamata “Costa dei Saraceni” il tratto di costa ionica appartenente alla provincia di Crotone, delimitato a nord dal fiume Neto e a sud dal fiume Tacina e compreso tra i comuni  di Isola Capo Rizzuto e Cariati.  Questa fascia è caratterizzata dall’alternanza di promontori e golfi con spiagge più o meno ampie e dall’aspetto selvaggio della vegetazione che le fa da sfondo.                                                                              

  ISOLA CAPO RIZZUTO  apre la Costa Dei Saraceni, con un mare di straordinaria bellezza, ricco di scogliere e madrepore, di reperti storici e culturali, di natura incontaminata. Fa parte del comune di Isola  il promontorio di CAPO COLONNA  che delimita a occidente il Golfo di Taranto e dove sorgeva il tempio dedicato ad Hera Lacinia, di cui resta una sola colonna dorica poiché   molte colonne  vennero  utilizzate come fonte di pietre lavorate per decorare il castello, il porto e i palazzi nobiliari locali.                                         

 Ad Isola Capo Rizzuto si trova anche la famosissima spiaggia di “Le Castella”, chiamata così perché di fronte ad essa, in mezzo al mare su una sorta di isolotto, si staglia il castello aragonese collegato alla terra ferma da una sottile striscia di terra  percorribile solo quando non c’è alta marea. Qui  è stata istituita un’area marina protetta e Il mare  è spettacolare, ideale per gli amanti dello snorkeling, poiché particolarmente cristallino, con fondali bassi e ricchi di anfratti dove si nascondono una miriade di pesci.  Il castello , affascinante  grazie  alla sua particolare ubicazione,  fu edificato nel XV sec. ,non fu mai una dimora nobiliare , ma servì da ricovero  contro gli attacchi degli invasori provenienti dal mare. L’attuale roccaforte poggia su un basamento risalente al periodo della Magna Grecia(400 a.c.),  al  tempo dei romani fu il rifugio di Annibale in ritirata. Ancora oggi è possibile notare le diverse stratificazioni edilizie sovrapposte le une alle altre in epoche diverse, normanni, svevi, bizantini, angioini e aragonesi costruirono sui muraglioni greci  le possenti difese secondo la tipologia del loro  tempi. La fortezza continuamente attaccata dai Turchi, rimase popolata fino agli inizi dell’800 e oggi , quasi interamente restaurata, è caratterizzata da alcune stanze (la sala video, la sala foto e la “Sala Phrurion”), un borgo antico con i resti di una piccola chiesetta e una cappella, i bastioni panoramici, la torre, risalente al XIII sec., punto più alto della fortezza.

Isola Capo Rizzuto, Le Castella. Castello aragonese.

A circa dieci chilometri da capo Colonna si trova Crotone, città provincia in cui può proseguire il nostro itinerario di una settimana in Calabria

  CROTONE                                                                                                                                                                             

 È l’erede della famosa città greca di Kroton (ecco perché la sigla della targa è KR), che, secondo la leggenda,  venne fondata verso il 710 a.C. da un gruppo di Achei venuti in Italia per ubbidire a un ordine dell’oracolo di Delfi. UN ‘altra leggenda narra che sarebbe stato Ercole a fondare la città in onore del suo amico Crotone che aveva ucciso per sbaglio. Due secoli dopo Kroton era uno dei più  potenti centri della Magna Grecia e fondava a sua volta varie colonie fra cui Caulonia, Scillezio e Terina.  .A Crotone il filosofo e matematico greco Pitagora  diede vita alla famosa “Scuola italica” dove insegnò la sua concezione della vita.  Fu poi conquistata dai Romani che la punirono per aver ospitato Annibale. La città riacquistò importanza nel Medioevo come fortezza bizantina nella guerra contro i Goti e poi come capitale del Marchesato dei Ruffo.  Vestigia del cinquecento  sono il poderoso Castello, vicino al porto, e il Duomo dov’è conservata la venerata tavola bizantina della Madonna diCapocolonna. Testimonianza dell’antica Croton le troviamo invece nel Museo Civico dentro il recinto del Castello. Marmi, vasi, monete, sculture e vario materiale recuperato da navi naufragate vicino Capo Colonna.   La città segue il profilo della costa caratterizzata da una lunga spiaggia di sabbia rossa.  Il centro antico, con l’impianto tipico delle città meridionali fatte da un dedalo di vicoli su cui si affacciano palazzi nobiliari dai bei portali, è delimitato da una parte dalla muraglia del castello di Carlo V, dall’altra dal Duomo. Il castello di Carlo V, costruito nell’840  per difendere la città dalle incursioni dei saraceni, fu modificato in maniera più sostanziale nel 1541 dal re Carlo V. Presenta una pianta poligonale e due torri, una più massiccia detta “Torre Aiutante”, e un’altra detta “Torre Comandante”. Attualmente il castello ospita una sezione del museo civico di Crotone…Dai bastioni del castello si può ammirare un bel panorama della costa che va da Capo Colonna a Punta Alice.  Imperdibile è una visita al duomo preromanico che custodisce l’effige della famosa Madonna Nera di Capocolonna e a piazza Pitagora .

Non si può concludere questo itinerario di 7 giorni in Calabria senza una puntata tra i monti e i boschi della Sila

LA SILA                                                                                                                                                           

Camigliatello

   L’altopiano della Sila si estende in Calabria tra le province di Cosenza, Crotone e Catanzaro e  si divide in Sila Grande, Sila Piccola e Sila Greca. Vi è stato costituito  il parco Nazionale della Sila ,il cui simbolo è il lupo, per difenderne il patrimonio naturalistico e paesaggistico . I paesaggi sono vari , si va dai pascoli delle vallate alle numerose aree boschive con alberi di dimensioni a volte gigantesche, ai laghetti montani in genere nati dalla costruzione di dighe artificiali .

Da non perdere una visita alla riserva biogenetica dei Giganti di Fallistro, un’area naturale statale protetta  che  ospita i famosi “giganti della Sila”, pini larici ultracentenari ( alcuni superano i 400 anni di vita) dalle dimensioni maestose.  Infatti si ergono fino a 45 metri di altezza.  Merita una sosta anche Lorica dove troverete il lago Arvo, un lago artificiale sul quale potrete fare una gita in battello e  godere la vista della natura circostante accompagnati dal fruscio degli alberi e dallo sciabordio dell’acqua  Una sosta, a dirla tutta, va fatta anche l’ abbazia benedettina di San Giovanni in Fiore.  Prima di ripartire fermatevi a Camigliatello , il centro principale della Sila ad assaggiare la “mpanata calabrese” , pane inzuppato nella ricotta ancora calda , con cui i pastori facevano colazione ed ad acquistare sopressate, salsicce piccanti e provole silane da portare a casa.

Dalla Sila la statale 107 silana ci porta a Cosenza a  riprendere l’autostrada e la via del ritorno

  • Cosa mangiare in Calabria?

Dopo aver illustrato i nostri 7 giorni in Calabria, merita di essere fatto qualche breve cenno in ordine alla gastronomia calabrese. La Calabria, più in particolare, è terra di salumi, salsicce piccanti, sopressate e peperoncini. E ciò soprattutto nella zona crotonese e silana, dove tra l’altro spicca il caciocavallo silano. A base di peperoncino e di bianchetti è la sardella, una specialità da spalmare sul pane tipica della provincia di Crotone ( in particolare di Cariati e Cirò Marina) e del cosentino. La celebre ‘nduja –  insaccato di consistenza morbida e tendenzialmente piccante –  è, invece, tipica del vibonese e dell’area reggina.  Abbiamo poi un agrume particolare qual è il bergamotto, la liquirizia di Calabria, i fichi di Cosenza e l’olio di Bruzio e Lamezia. A Pizzo calabro abbiamo poi lo zibibbo e il gelato al tartufo

Di cucinato si segnalano perlopiù – e direi anche abbastanza sorprendentemente – piatti di terra, quali la cuccìa ( una zuppa legumi, castagne e cereali cui può essere aggiunta carne di capra o di maiale) e la pasta Pasta ca’ muddica ( con la mollica) o con i carciofi. Da citare altresì vi sono il morzelloil panino forte imbottito di trippa e frattaglie di bovino, nonché le frittole  (piatto a lunga preparazione con muso, lingua, guancia, cotenna rognone  orecchie del maiale) . Infine abbiamo i Vrasciuli ( polpette con melanzane),  Pipi chini ( peperoni ripieni), i carciofi ripieni, patate e peperoni.

Per quanto riguarda il pesce, sulla costa non mancano mai il pesce spada e i tranci tonno fresco. Da bere vi è il vino Cirò – rosso, bianco e rosato – di Cirò marina e la brasilena ( una gazzosa al caffè da bere necessariamente fredda).

Quanto ai dolci,  da provare assolutamente vi sono la pitta ‘nchiusa con noci e uva passa, i turdilli ( biscottini) e nel periodo pasquale la  cuzzupa.

4 commenti

  1. Sono stato in Calabria 10 giorni alcuni anni fa con gli amici, ma ci siamo limitati a Paola e dintorni.
    Mi ha dato l’impressione di essere una regione poco sfruttata a livello turistico.

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