Napoli nell’Arte dell’Ottocento: Un Secolo di Trasformazioni, Splendore e Contraddizioni
L’Ottocento è stato per Napoli un secolo di profonde e tumultuose trasformazioni. Dalla caduta dei Borbone con l’arrivo dei francesi, alla Restaurazione, fino all’Unità d’Italia, la città ha vissuto cambiamenti politici e sociali radicali. Questo dinamismo si è riflesso potentemente nel mondo dell’arte, che ha saputo cogliere le diverse anime di Napoli: il suo fascino eterno per i viaggiatori del Grand Tour, il suo legame indissolubile con la natura circostante, la sua vivacità popolare e le sue crescenti contraddizioni sociali.
L’arte napoletana dell’Ottocento non è stata un monolite, ma un mosaico di stili e sensibilità, che spazia dal Neoclassicismo al Romanticismo, dal Realismo al Verismo, con la nascita di scuole e movimenti che hanno lasciato un’impronta indelebile. Napoli non è stata solo una spettatrice, ma una protagonista attiva nel panorama artistico italiano ed europeo, un vero e proprio laboratorio creativo dove tradizione e innovazione si sono incontrate.
La Prima Metà dell’Ottocento: Neoclassicismo, Romanticismo e il Fascino del Grand Tour
All’inizio del secolo, l’influenza della cultura francese, portata dai regni napoleonici (Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat), si fece sentire prepotentemente, spingendo l’arte verso le forme austere e idealizzate del Neoclassicismo. Contemporaneamente, il persistente richiamo del Grand Tour continuava a portare a Napoli artisti e intellettuali da tutta Europa, affascinati dalle sue rovine antiche, dai suoi paesaggi mozzafiato e dalla sua atmosfera unica.
Architettura e Urbanistica: La Trasformazione della Capitale
Con i Borbone restaurati e il successivo Regno delle Due Sicilie, Napoli si consolidò come una delle più grandi capitali europee, e l’architettura rifletté questa ambizione.
- Antonio Niccolini (1772-1850): Architetto di origini toscane, ma attivo principalmente a Napoli, fu una figura chiave del Neoclassicismo partenopeo. La sua opera più celebre è la facciata del Teatro di San Carlo, completamente ricostruita dopo l’incendio del 1816, che rappresenta un magnifico esempio di eleganza neoclassica, con il suo colonnato e il frontone. Niccolini contribuì anche alla sistemazione di Piazza Plebiscito e alla realizzazione di importanti edifici pubblici, dando alla città un volto più maestoso e ordinato.
- Pietro Bianchi (1787-1849): Architetto di origini ticinesi, è il progettista della monumentale Chiesa di San Francesco di Paola in Piazza Plebiscito. Ispirata al Pantheon di Roma, questa basilica circolare con il suo ampio colonnato è un simbolo dell’architettura neoclassica a Napoli, pensata per celebrare il potere regio in continuità con la tradizione classica.
- Urbanistica: L’Ottocento fu un secolo di importanti interventi urbanistici. Oltre alla sistemazione di Piazza Plebiscito, si assistette all’apertura di nuove strade e all’ampliamento della città verso nuovi quartieri, come il Rione Amedeo, che iniziavano a mostrare un volto più borghese e moderno. La Galleria Umberto I, sebbene completata alla fine del secolo, fu concepita nell’ambito di questa spinta alla modernizzazione.
Pittura: Tra Paesaggismo e Romanticismo Storico
La pittura del primo Ottocento a Napoli è un mix affascinante di tendenze.
- La Scuola di Posillipo (e il paesaggismo): Questa “scuola” non fu un’istituzione formale, ma un movimento di artisti che si dedicavano alla pittura di paesaggio, ispirati dalla bellezza del Golfo di Napoli e dei suoi dintorni. Furono tra i primi a dipingere en plein air, anticipando in un certo senso l’Impressionismo. I loro quadri sono caratterizzati da una luce cristallina e da una rappresentazione fedele della natura, ma con una sensibilità romantica che ne esalta il fascino.
- Anton Sminck van Pitloo (1790-1837): Pittore olandese stabilitosi a Napoli, è considerato il fondatore e il caposcuola di questo movimento. Le sue vedute del golfo, di Capri, Ischia e Procida, sono permeate da una luce vibrante e da un’atmosfera serena e idilliaca.
- Giacinto Gigante (1806-1876): Il più celebre esponente della Scuola di Posillipo. La sua pittura è caratterizzata da una straordinaria capacità di catturare gli effetti atmosferici e la luce. I suoi paesaggi sono vivi, palpitanti, capaci di evocare l’emozione e il respiro della natura partenopea. Ha dipinto innumerevoli vedute del Vesuvio, della costa, dei villaggi di pescatori, con una leggerezza e una spontaneità che lo rendono un precursore della pittura moderna.
- Pittura di Storia e Romanticismo: Parallelamente al paesaggismo, la pittura di storia conobbe un momento di grande splendore, riflettendo le aspirazioni e le tensioni politiche del periodo.
- Domenico Morelli (1826-1901): È il grande protagonista della pittura napoletana della seconda metà dell’Ottocento, ma le sue radici affondano nel Romanticismo storico. Le sue opere, spesso di grandi dimensioni, affrontano temi religiosi, storici e letterari con una drammaticità e una forza espressiva notevoli. Morelli fu un innovatore, capace di combinare il pathos romantico con un realismo quasi pre-verista, influenzando generazioni di artisti.
Scultura: Tra Neoclassicismo e i Primi Segni del Realismo
La scultura del primo Ottocento a Napoli fu dominata dall’influenza di Antonio Canova, il cui Neoclassicismo trovò numerosi seguaci.
- Pietro Tenerani (1789-1869): Sebbene non sia un napoletano di nascita, il suo lavoro a Roma e la sua fama influenzarono anche la scultura partenopea, con opere di grande compostezza e idealizzazione classica.
- Francesco Saverio Citarelli (1826-1896): Scultore napoletano che si mosse tra il Neoclassicismo e un nascente realismo, realizzando opere di genere e ritratti che mostravano una maggiore attenzione alla vita quotidiana.
La Seconda Metà dell’Ottocento: Realismo, Verismo e la “Questione Meridionale”
Con l’Unità d’Italia (1861), Napoli perde il suo status di capitale, e questo si riflette anche nell’arte. Si accentuano le problematiche sociali legate alla “Questione Meridionale”, e l’arte si fa più attenta alla realtà, spesso con toni di denuncia o con una profonda partecipazione emotiva verso la vita del popolo. È il trionfo del Realismo e del Verismo, che si manifestano in pittura e scultura.
Pittura: L’Anima della Napoli Popolare
- Domenico Morelli (1826-1901): Come accennato, Morelli continua a essere una figura centrale. La sua maturità è caratterizzata da un realismo intenso, con opere che, pur mantenendo un respiro ampio, non disdegnano l’analisi della psicologia dei personaggi e delle condizioni sociali. Fu maestro di molti giovani pittori, diffondendo le sue idee sull’arte come espressione della verità e dell’emozione.
- Michele Cammarano (1835-1920): Allievo di Morelli, Cammarano è noto per i suoi dipinti di battaglie e scene storiche, ma anche per i suoi paesaggi e le scene di genere, spesso con una pennellata potente e un senso drammatico della realtà.
- Federico Rossano (1835-1912): Altro esponente della pittura di paesaggio, ma con uno stile più intimo e meditativo rispetto ai posillipisti, caratterizzato da toni più scuri e da una sensibilità quasi crepuscolare.
- Vincenzo Caprile (1856-1936): Pittore verista per eccellenza, Caprile si dedicò con passione alla rappresentazione della vita popolare napoletana. I suoi quadri ritraggono scugnizzi, pescatori, lavandaie, scene di mercato, con una grande attenzione ai dettagli e un’evidente simpatia per i suoi soggetti. Le sue opere sono vivaci, colorate, e spesso cariche di un umorismo bonario.
- Francesco Paolo Michetti (1851-1929): Sebbene abruzzese di nascita, Michetti fu profondamente legato all’ambiente artistico napoletano. La sua pittura è caratterizzata da un realismo potente e spesso crudo, con scene di vita contadina e popolare cariche di vitalità e di un forte impatto emotivo. La sua tecnica, con una pennellata libera e un uso audace del colore, lo rende un precursore di molte tendenze successive.
- Edoardo Dalbono (1841-1915): Artista dalla grande sensibilità, Dalbono è noto per le sue scene marinare, i paesaggi e le figure femminili. La sua pittura è elegante e luminosa, con un tocco di malinconia romantica che si fonde con il realismo.
- Vincenzo Migliaro (1858-1938): Un altro grande interprete della Napoli popolare. Le sue opere sono un inno ai vicoli, ai mestieri, alle feste e alle superstizioni della gente comune. Migliaro è un maestro nel catturare l’atmosfera vibrante e caotica di Napoli, con una pennellata rapida e un uso sapiente della luce e dell’ombra.
- Attilio Pratella (1856-1949): Pittore di grande successo, Pratella è famoso per le sue vedute di Napoli e dei suoi dintorni, con una particolare predilezione per le scene marine e i borghi marinari. La sua pittura è caratterizzata da una luce limpida e da una precisione descrittiva che ne fa un erede della tradizione dei vedutisti.
Scultura: Il Trionfo del Verismo e la Psicologia dei Personaggi
La scultura dell’Ottocento napoletano raggiunse vette di eccellenza con artisti che seppero unire una straordinaria maestria tecnica con una profonda sensibilità per la figura umana.
- Vincenzo Gemito (1852-1929): È senza dubbio il gigante della scultura napoletana e italiana di fine Ottocento. Il suo genio risiede nella capacità di infondere vita nella materia, scolpendo figure di “scugnizzi”, pescatori, anziane, con un realismo crudo ma intriso di dignità e verità psicologica. Gemito fu un maestro nel modellare il bronzo e la terracotta, creando opere di un naturalismo estremo, ma sempre cariche di un’intensa emozione. La sua opera è un inno alla “popolazione che si affanna, si sbraccia, si strugge per campare” (Benedetto Croce). Tra le sue opere più famose: il “Pescatorello”, l’“Acquaiolo”, i ritratti di celebri personaggi.
- Achille D’Orsi (1845-1929): Altro importante scultore verista, D’Orsi si distinse per la sua capacità di rappresentare la sofferenza umana e le ingiustizie sociali. Le sue opere, come il celebre “Proximus Tuus” (che raffigura un contadino oppresso dal peso della miseria), sono potenti denunce sociali e mostrano una grande attenzione alla verità anatomica ed emotiva.
- Saverio Gatto (1877-1959): Sebbene la sua attività si estenda nel Novecento, Gatto si formò sul finire dell’Ottocento, ereditando la lezione verista. Le sue sculture, spesso in bronzo, ritraggono figure popolari e sono caratterizzate da una grande espressività e vitalità.
La Fotografia: Un Nuovo Sguardo sulla Città
L’Ottocento è anche il secolo della nascita e dell’affermazione della fotografia. Napoli, con i suoi paesaggi, le sue rovine e la sua gente, divenne subito un soggetto prediletto per i fotografi.
- Giorgio Sommer (1834-1914): Fotografo tedesco stabilitosi a Napoli, Sommer fu uno dei più importanti fotografi italiani dell’Ottocento. Le sue immagini, spesso di grande formato, documentano i paesaggi del Golfo, le rovine di Pompei ed Ercolano, e le scene di vita quotidiana. Le sue fotografie non sono solo documenti, ma vere e proprie opere d’arte, che hanno contribuito a diffondere l’immagine di Napoli in tutto il mondo.
- Roberto Rive (attivo dal 1860 circa): Altro importante fotografo dell’epoca, le sue vedute di Napoli e del Sud Italia sono state ampiamente diffuse, offrendo uno sguardo prezioso sulla città di fine Ottocento.
La fotografia, con la sua capacità di catturare la realtà con precisione, divenne un mezzo complementare alla pittura, documentando la trasformazione urbana e la vita dei suoi abitanti.
Il Contributo Unico di Napoli nell’Ottocento Artistico
L’arte a Napoli nell’Ottocento è un universo affascinante e complesso, caratterizzato da diversi elementi che la rendono unica:
- La persistenza del Paesaggismo: A differenza di altre città italiane, Napoli ha mantenuto una forte tradizione paesaggistica, con la Scuola di Posillipo che ha anticipato tendenze europee e ha saputo catturare la luce e la bellezza del Golfo in modo ineguagliabile.
- Il trionfo del Verismo: Napoli è stata un laboratorio cruciale per il Verismo in pittura e scultura. Artisti come Gemito, D’Orsi, Caprile, Migliaro hanno saputo rappresentare la vita del popolo con una sincerità e una partecipazione emotiva profonde, spesso con toni di denuncia sociale che preannunciavano la “Questione Meridionale”.
- La forza del Ritratto: La scultura e la pittura napoletana hanno prodotto ritratti di grande intensità psicologica, capaci di catturare l’anima e l’espressione dei soggetti, fossero essi nobili o popolani.
- La figura di Domenico Morelli: Artista di statura europea, Morelli ha guidato la pittura napoletana verso nuove direzioni, combinando il Romanticismo con un realismo potente e influenzando generazioni di artisti.
- Il ruolo della Fotografia: Napoli è stata fin da subito un soggetto prediletto per i pionieri della fotografia, che hanno contribuito a immortalare la città e a diffonderne l’immagine a livello internazionale.
- La convivenza di stili: Neoclassicismo, Romanticismo, Realismo e Verismo non si sono succeduti in modo rigido, ma spesso hanno convissuto e si sono influenzati a vicenda, creando un panorama artistico ricco e variegato.
In sintesi, l’Ottocento è stato per l’arte napoletana un secolo di grande vivacità e produzione. Ha saputo raccontare la città in tutte le sue sfaccettature: dalla sua magnificenza neoclassica alla sua struggente bellezza paesaggistica, dalla dignità della sua gente comune alle sue crescenti difficoltà sociali. Gli artisti napoletani di questo periodo hanno lasciato un’eredità inestimabile, opere che ancora oggi ci parlano di una Napoli in continua trasformazione, eterna e affascinante.