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Caro zaino,

è da molto tempo che voglio scriverti questa mia, ma siccome – a causa della mia arcinota pigrizia – non mi sono mai dato una mossa, ho deciso di farlo ora mentre ascolto in sottofondo il rumore prodotto dalla televisione.

Come ricorderai, io e te ci siamo conosciuti 16 anni fa, ma non ci siamo presi subito in simpatia e invero ti ho ignorato a lungo.

Che io ricordi la prima volta che ci siamo frequentati è stata al Campo Base di San Severino Marche.

Fu una esperienza magnifica vissuta in tenda ascoltando musica e dibattiti.

Dopodiché, anche se c’è voluto del tempo per “riacchiapparci”, ho capito che non ci saremmo dovuti più lasciare.

Assieme abbiamo collezionato bandiere, varcato confini, affrontato pioggia e sole cocente, osservato tramonti sconfinati, preso passaggi con sconosciuti, vissuto incontri emozionanti e condiviso tanti, tantissimi passi.

Non so nemmeno io quante volte ci abbiamo quasi lasciato le penne in mezzo ad un bosco. Confesso che a volte, quando proprio non ce la facevo più e la fatica non mi faceva ragionare, ho persino pensato di abbandonarti per strada.

Ma per fortuna non l’ho mai fatto.

La tentazione del momento è sempre stata soppiantata dal forte legame che ci lega e dalla consapevolezza che non potrei mai arrivare a destinazione senza di te.

E invero – anche grazie alla tua forza – finora a destinazione ci siamo sempre arrivati.

In questi 16 anni  sono cambiate tante cose, ma il nostro rapporto non è mai stato minimamente scalfito.

Mi hai insegnato cos’è il senso di conquista, la fiducia per il prossimo, la conoscenza dei propri limiti e il rispetto per se stessi.

Quando esco di casa per andare a lavoro con la borsa professionale, penso spesso che molti dei momenti più belli della mia vita li ho vissuti con te e non vedo l’ora di viverne altri al più presto. A tal punto che, quando per strada incrocio un backpacker in difficoltà, per nulla invidioso gli offro sempre il mio aiuto.

Eppure ora che ti sei fatto vecchio e che sei tutto rattoppato, storto, con i lacci mancanti, il parapioggia stracciato e le zip saltate mi dicono che dovrei sostituirti.

Pensa che mi hanno persino minacciato di regalarmi a forza un altro zaino ( come se gli zaini fossero tutti uguali!), ma finora – amico mio – sono sempre riuscito a resistere, conscio della circostanza che costoro non potrebbero mai capire che le emozioni che abbiamo vissuto assieme non si possono comprare.

Per questo, caro zaino, anche se ad ogni viaggio ti chiedo di fare un ennesimo sforzo promettendoti che il prossimo sarà l’ultimo ( quindi mentendo sia a te che a me stesso), ti prego di non mollare mai, perché – quando anche io non ce la farò più – so già che la mia gratitudine andrà a chi mi ha consentito di avere tanti ricordi.

Il tuo compagno di viaggio.

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Pubblicato da narrabondo

A volte viaggio, altre volte mangio. Di solito respiro. Da quando ho percorso il cammino di Santiago per la prima volta, ho deciso che il mondo è più bello se visto a piedi. Se visito una città, raramente prendo un autobus o una metropolitana. La trovo una perdita di tempo che impedisce di godere appieno del viaggio. Sono nato a Napoli e, anche se ormai vivo lontano, continuo ad amarla profondamente. Conosco la Spagna come le mie tasche, ma continuo a trovare sempre una scusa per tornarci e viverla. Ciò nonostante ogni tanto però fingo di interessarmi a qualche altro paese e ne scrivo. Scrivo pure di roba da mangiare e ristoranti, ma è solo una scusa per giustificare la mia pancia.

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10 commenti

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    1. Coi crucchi è ancora tutto pendente, anche per via della circostanza che la diplomazia italiana ( id est: il consolato di Monaco ) è gestito da parassiti con cui mi sto scontrando e di cui scriverò qui quando sarà opportuno.
      Per il resto, sono un uomo d’amore e, come tutti gli uomini d’amore, provo nostalgia anche le cose che mi hanno regalato emozioni.
      Se non sai cos’è un uomo d’amore, ti rimando qui: https://www.youtube.com/watch?v=qOyIPDgzJLE

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