Tra il 500 e l’anno 1000, Napoli vive un’epoca di profonde trasformazioni, segnata dalla fine dell’Impero Romano d’Occidente, dalle invasioni barbariche, dalla persistenza dell’influenza bizantina e dall’emergere di nuovi poteri locali come il Ducato di Napoli. L’arte di questo periodo, spesso definita Alto Medioevo, è prevalentemente anonima e fortemente legata alle committenze religiose, riflettendo le complesse dinamiche culturali e politiche della città.
Non troveremo grandi nomi di artisti individuali come nel Rinascimento o nei secoli successivi. Piuttosto, parleremo di maestranze, scuole regionali e influenze stilistiche che si manifestano in opere architettoniche, scultoree, musive e pittoriche.
Napoli nell’Arte tra il 500 e il 1000: Un Crogiolo di Culture nell’Alto Medioevo
Napoli, in questo lungo periodo, è un territorio di confine e di contatto. Mentre l’Italia è frammentata dai regni barbarici, Napoli mantiene un legame con l’Impero Bizantino (seppur con una crescente autonomia come Ducato), subisce l’influenza longobarda e si prepara all’arrivo dei Normanni. L’arte di questi secoli è un testimone prezioso di queste sovrapposizioni culturali.
Architettura: Dal Paleocristiano al Protomanico
L’architettura di questo periodo è caratterizzata dalla continuità con le forme paleocristiane e dall’emergere di elementi che preannunciano il Romanico. Le chiese sono i principali edifici a essere costruiti o rimaneggiati.
- Chiese Paleocristiane e Bizantine: Molti degli edifici religiosi preesistenti continuano a essere utilizzati e, a volte, ampliati. Le chiese, spesso basilicali, erano luoghi di culto e simboli della comunità cristiana.
- La Basilica di San Giorgio Maggiore è un esempio significativo. Fondata tra il 367 e il 386 d.C., conserva un’abside aperta con tre archi poggianti su colonne romane di spoglio, una rara testimonianza paleocristiana. Sebbene abbia subito molte modifiche nei secoli successivi, la sua struttura originaria riflette il passaggio dall’architettura romana a quella cristiana.
- Il Battistero di San Giovanni in Fonte, all’interno del Duomo, è uno dei battisteri paleocristiani più antichi d’Occidente. I suoi mosaici (di cui sopravvivono solo alcune scene) mostrano uno stile che unisce la tradizione romana a influenze bizantine, con simboli legati all’acqua, alla purificazione e alla rinascita.
- La chiesa di San Gennaro extra Moenia, costruita sulle omonime catacombe, è un altro esempio di edificio che ha radici paleocristiane e che ha continuato a essere un importante centro di culto.
- La Chiesa di San Giovanni Maggiore presenta anch’essa tracce di stratificazioni antiche che risalgono a questo periodo.
- Influenze Longobarde: Sebbene Napoli non sia stata pienamente inglobata nel Ducato di Benevento, l’influenza longobarda si fa sentire nella produzione artistica, specialmente nelle aree limitrofe alla città. La solidità e la sobrietà delle strutture longobarde, spesso con elementi decorativi a intreccio, iniziano a filtrare.
- Campanili Protomanici: Alcune rare vestigia di architettura di questo periodo sopravvivono in campanili, come quello di Santa Maria Maggiore, databile tra il X e l’XI secolo, che mostra già forme più solide e una transizione verso il Romanico.
Pittura e Mosaico: L’Eredità Bizantina e Nuovi Linguaggi
La pittura e il mosaico di questo periodo sono i principali mezzi espressivi per le decorazioni religiose, e risentono fortemente dell’influenza bizantina.
- Pittura Murale (Affreschi): Purtroppo, la pittura murale di questo periodo è scarsamente conservata a Napoli a causa di sovrapposizioni successive, umidità e distruzioni. Tuttavia, le poche testimonianze mostrano uno stile ieratico, con figure frontali e bidimensionali, tipico dell’arte bizantina. I colori sono spesso intensi e i contorni marcati. Gli affreschi delle Catacombe di San Gennaro, di San Gaudioso e di San Eufebio mostrano, soprattutto nella loro fase più antica (VI secolo), un linguaggio ancora legato alla tarda antichità, ma che evolve verso una maggiore stilizzazione.
- Mosaici: Napoli era un centro importante per la produzione di mosaici in età paleocristiana e alto-medievale. Il Battistero di San Giovanni in Fonte è l’esempio più eclatante, con la sua cupola decorata da scene bibliche e simboliche (come la croce monogrammatica in un cielo stellato) che sono uniche nel panorama occidentale ma comuni in quello orientale. Questi mosaici, con il loro fondo oro e la stilizzazione delle figure, sono un chiaro segno dell’influenza bizantina.
- Icone: Con l’espansione del culto delle icone, è probabile che Napoli, data la sua vicinanza con il mondo bizantino, abbia ospitato la produzione o l’importazione di icone dipinte su tavola. Anche se poche sono sopravvissute da questo periodo, la loro presenza è documentata e la loro influenza sul gusto locale fu significativa.
Scultura e Arti Minori: Simbolismo e Funzionalità Liturgica
La scultura di questo periodo è spesso integrata nell’architettura (capitelli, amboni, transenne) o legata a oggetti liturgici. La produzione è meno focalizzata sulla figura umana realistica e più sul simbolismo.
- Arredi Liturgici: Si producono plutei, transenne e cibori, spesso decorati con motivi geometrici, intrecci (tipici dell’arte longobarda), simboli cristiani (come la croce, il pesce, l’agnello) e talvolta animali fantastici o stilizzati. Un esempio è un frammento di pluteo mutilo ritrovato in San Giovanni Maggiore.
- Capitelli: I capitelli delle colonne, specialmente quelli riutilizzati (spolia) da edifici romani, venivano spesso rimaneggiati o scolpiti ex novo con motivi che univano reminiscenze classiche a decorazioni più schematiche e simboliche. Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) conserva alcuni reperti che testimoniano questa produzione.
- Oreficeria e Avori: Le arti suntuarie, come l’oreficeria e la lavorazione degli avori, erano molto apprezzate e spesso commissionate da ecclesiastici e nobili. Questi oggetti, purtroppo rari da trovare integri, mostrano una grande maestria artigianale e spesso riprendono motivi iconografici bizantini.
- Monetazione: La coniazione di monete, sia quelle ducali che quelle bizantine o longobarde circolanti, rappresentano una forma d’arte minore che testimonia i poteri e le influenze del tempo.
Assenza di Nomi Individuali e Contesto Culturale
È fondamentale sottolineare che, per questo periodo, non si parla di “artisti napoletani” nel senso di personalità con un proprio stile riconoscibile e una documentazione biografica. La maggior parte degli artigiani e dei maestri d’opera rimaneva anonima, e l’arte era vista più come una pratica di bottega, funzionale alle esigenze della committenza religiosa o civile.
Il contesto culturale è dominato dalla Chiesa e dai poteri locali (prima il Ducato, poi i Longobardi nel principato di Benevento, poi i Normanni). La cultura era prevalentemente orale e manoscritta, e la produzione artistica rifletteva una mentalità in cui il simbolo e il sacro avevano la preminenza sulla rappresentazione realistica.
L’Eredità del Periodo 500-1000 a Napoli
Sebbene le testimonianze siano frammentarie rispetto ai secoli successivi, il periodo tra il 500 e il 1000 è cruciale per la stratificazione storico-artistica di Napoli. Ha lasciato un’eredità di:
- Fondamenta Architettoniche: Molte delle chiese medievali e rinascimentali di Napoli poggiano su strutture paleocristiane o altomedievali, testimoniando una continuità d’uso e di culto.
- Influenza Bizantina Duratura: L’arte bizantina ha plasmato profondamente il gusto napoletano, soprattutto nella pittura e nel mosaico, lasciando un segno che si protrarrà anche nei secoli successivi.
- Sincretismo Culturale: Napoli è un esempio lampante di come diverse culture (romana, bizantina, longobarda) si siano fuse, creando un’arte ibrida e affascinante.
- Un Periodo di Transizione: Questo è il terreno fertile da cui emergeranno le prime forme del Romanico e poi del Gotico, preparando la città alla grande fioritura artistica del Basso Medioevo.
Studiare l’arte di Napoli tra il 500 e il 1000 significa addentrarsi in un periodo oscuro ma fondamentale, dove le tracce sono spesso labili ma capaci di raccontare la complessa formazione di una delle città più antiche e ricche di storia d’Italia.