Caro,
dolce,
stimatissimo
algoritmo di google.
Non ho capito che diavolo stai combinando, ma ho capito che tu – esattamente come il pater familias del mondo romano – hai sul narrabondo.com lo ius vitae ac necis, cioè il diritto di vita e di morte. La mia reminiscenza di diritto romano – esame che ho dato con il compianto prof. Antonio PALMA del quale conservo uno splendido ricordo – mi induce, infatti, a chiederti con quale criterio da un mese all’altro mi fai apparire e, subito dopo, del tutto sparire dai motori di ricerca.
Cosa stai combinando? Che ti è venuto? Perché indicizzi e cancelli il blog da un giorno all’altro? Hai le paturnie?
Ti pare mai possibile che un giorno ricevo decine di migliaia di visite e mi gaso, salvo poi prendere atto che il giorno successivo sto sotto le 100 visite giornaliere?
Accidenti se sei lunatico! GULP. Il narrabondo.com si è sempre distinto per essere un blog di approfondimento, mai banale, con un taglio settoriale e contenuti originali. Scrivere contenuti originali, è inutile che te lo ripeta, è poi difficile in un mondo che appare sempre più standardizzato.
Lo so che nel mare magnum dei blog di viaggi è difficile distinguere, però… diamine…non farmi soffrire così e riconoscimi che dietro tante pubblicazioni c’è sudore e impegno.
Merito di essere premiato e non illuso, suvvià. lo sai meglio di me!
In questo periodo poi ci tengo particolarmente a due articoli. Il primo è quello di maggior successo in assoluto ( Napoli, cosa vedere in 4 o 5 giorni), un articolo che da solo ha finora ottenuto visite a cinque zeri e ha rilanciato tanti altri articoli connessi dedicati alla città partenopea. Il secondo è l’articolo che ha voluto scrivere per me mamma. E’ un articolo cui tengo tanto per motivi affettivi e che pure riceve tante visite. Mi riferisco al suo itinerario di una settimana in Calabria.
Ciò detto, mi rendo pur conto che il mondo del blogging sta cambiando (o sta morendo?) e che in questa fase di grandi cambiamenti è difficile districarsi anche per te, cara google: da una parte l’intelligenza artificiale ti aiuta, dall’altra si frega tutti i tuoi contenuti, anzi tutto il tuo sapere. Si frega il tuo sapere e se lo rivende per suo cambiando solo la forma, ovvero tanto basta per fregarsene del diritto d’autore. Ammazza che infame!
Qui, in sostanza, cara google, non si tratta più di arricchirsi con il blog: con i blog, ormai, non si diventa più ricchi, men che meno con quelli di viaggi. Se persino ARANZULLA piange miseria, capisci bene che significa che siamo arrivati ad un punto di non ritorno.
Insomma, monetizzare con il blog sta diventando sempre più difficile, per questo – signor algoritmo – dobbiamo venirci incontro. Io a narrabondo ci tengo davvero tanto. E’ una creatura che è cresciuta con me e che vorrei rilanciare perché ha ancora una storia da raccontare. Per questo è con cura che mantengo in vita questa creazione dalla fisionomia autonoma. Facciamo dunque che la riconosci per quanto vale e una decina di dollari al giorno me li garantisci con le visite. Che ne dici? Non è tanto se ci pensi: trattasi solo di spese per chi si dedica al blog perlopiù per passione e non per lavoro. Per scrivere un articolo serio e approfondito, del resto, ci vogliono 3-4 ore e – tenuto conto – che l’idea è quella di pubblicare almeno un paio di post a settimana, significa che tu remunereresti con soli 70 dollari settimanali chi dedica al blog almeno 7-8 ore del proprio tempo. Ti sembra che stia chiedendo la luna o solo di recuperare le spese?
Nella vita, per fortuna, faccio altro (se stavo appresso a te avrei fatto la fame), ma trovo che per decenza dovresti essere più coerente.
Per questo, cara google, fai la brava. Non so cosa ti sta succedendo dallo scorso 28 dicembre, ma tu sai che da allora mi stai trattando troppo male e mi hai fatto passare dalle stelle alle stalle.
Facciamo allora che ti perdono, ma torniamo ai giusti valori: 5000 visitatori al giorno e stiamo pace.
SALUTI E BACI.
Argh
N.B. Algoritmo, non so se c’è anche una signora algoritma. In caso caso affermativo ti prego e di scongiuro di porgerle i miei ossequi. BAU