É giunto il momento di raccontare chi é Emiliana Mancuso, la sedicente psichiatra che dovrebbe prima curare se stessa e comunque stare alla larga dal prossimo.
Nota per la sua tracotanza e il suo egocentrismo nella totale assenza di modi e di educazione, Emiliana Mancuso – per sua sfortuna – ha avuto la disgrazia di essere stata sempre giustificata per la sua età di passaggio (naturalmente a qualsiasi età, ndr).
Io ho smesso di interagirci molto presto:
il giorno di Natale dei suoi sedici anni ci tenne a manifestare tutto il suo disprezzo nei miei confronti davanti a coloro che erroneamente consideravo componenti di una famiglia prima di capire pienamente di essere solo al mondo e di avere esclusivamente dei nemici. Ella, nello specifico, in quell’occasione mi manifestò gratuitamente tutto il suo disprezzo ritenendomi una nullità e una persona (forse nemmeno una persona) da distruggere.
Non fu uno sfogo estemporaneo, ma un atto meditato a freddo alimentato da una sincera convinzione e – ripeto – estremo disprezzo con occhi iniettati di odio e io, che all’epoca stavo già attraversavo grandi difficoltà (rectius: un incubo) perché stavo consentendo proprio a suo padre di distruggermi la vita, ci soffrì talmente tanto per la considerazione che avevo riscosso da non aver più potuto vivere un Natale con serenità, ovvero l’anniversario di quel misfatto in sua presenza.
Da allora, non a caso, decisi che non le avrei più rivolto la parola e, benché abbia dovuto continuare a frequentarla per quasi un ulteriore decennio in occasione delle feste, presi altresì atto che alla componente (sub)umana che aveva assistito a quella scena disgustosa andava bene così e che non bisognava intervenire.
E così negli anni ho potuto analizzare un altro aspetto di Emiliana Mancuso, e cioè la totale incapacità di avere dei limiti: se una persona normale litiga con un’altra persona, tendenzialmente tenta di evitarla o quantomeno prova un certo imbarazzo ad incontrarla (la terza opzione, ovvero le scuse, non le contemplo proprio). Per Emiliana Mancuso, invece, tutto ciò non vale. Ella, siatene certi, se vi incrocia di nuovo, continuerà a provocarvi e manifestare tutta la sua indole pacchiana per ribadire un pensiero. Con me, tanto per dire, l’ha fatto per anni ad ogni occasione – persino l’ultima volta che è stata incrociata per la strada – sempre grazie all’indifferenza di chi quantomeno avrebbe dovuto riferirle di evitare certi atteggiamenti.
E comunque, proprio perché l’ho dovuta incontrare, ho avuto l’occasione di osservarne le gesta e prendere atto che non era un mostro per via dell’età di passaggio, ma era ed è tuttora un mostro a prescindere dall’età.
Tanto è vero che, dopo essersi laureata all’università privata di Berlusconi a Milano, ha deciso di considerare chic giocare a fare la comunista (rectius: la pluto-comunista) e, quindi, ha iniziato a frequentare i centri sociali.
Id est: non un centro sociale qualunque, ma quello che a Napoli è altresì sede di una vera e propria milizia armata che ha compiuto numerose azioni violente e che, come simbolo, mostra (finanche negli spot elettorali) una hazet 36, ovvero una chiave inglese di tre chilogrammi e mezzo che negli anni ’70 veniva utilizzata per rompere le teste e verosimilmente uccidere “i fascisti” (ad esempio Carlo Falvella a Salerno).
Apprendere ciò è stato per me un altro choc.
Ma Emiliana Mancuso è così: passa da una parte all’altra, persino sui cadaveri e sui morti ammazzati, con nonchalance alcuna senza curarsi minimamente di ciò che calpesta. L’unica cosa che le interessa è stare dalla parte che conviene, quella del conformismo e delle parole d’ordine che il pensiero dominante impone di ripetere.
Tanto è vero che con l’estrema tracotanza che la contraddistingue si presta, da sempre e con piacere, a fare da convinto ripetitore agli slogan della peggiore cultura woke e progressista. Per lei, d’altra parte, non è contemplato un pensiero dissimile. Se qualcuno, a differenza sua, assume posizioni diverse, viene immediatamente da lei stessa definito “uno sfigatons” senza mai entrare nel merito: con “lo sfigatons” non si discute perché non è conforme al logaritmo e agli standard che lei ritiene accettabili. Lo si isola e basta perché foriero di idee anacronistiche, desuete, barbare e “non inclusive”.
Per Emiliana Mancuso, tra l’altro, “è sfigatons” chiunque abbia dei problemi (finanche psichici) e solo i conformisti come lei devono poter avere riconosciuto il diritto di esprimere liberamente un pensiero.
Tanto è vero che, in occasione delle elezioni politiche del 2022, ci tenne a manifestare sui social tutto il suo disprezzo nei confronti degli elettori di Giorgia Meloni (si badi bene: nei confronti degli elettori tutti, non verso il presidente del consiglio) arrivando a scontrarsi con mia sorella, che pure le è stata appresso per troppo tempo, e indurre quest’ultima a riferirmi l’accadimento.
Per Emiliana Mancuso chi non si beve fino in fondo il pensiero woke è antropologicamente inferiore ed è un’opinione che Emiliana Mancuso – sempre in virtù della sua tracotanza – non riesce a tenere nemmeno per sé. Lei il suo disprezzo lo deve per forza esternare.
In sintesi Emiliana Mancuso incarna tutto ciò che io considero pericoloso e che mi fa paura del mondo moderno e di un regime totalitario che controlla ogni aspetto della vita in maniera apparentemente meno invasiva, ma sostanzialmente non dissimile rispetto ai regimi del secolo scorso.
La sua spasmodica e insana ricerca del successo l’ha portata a studiare medicina non per vocazione, ma per affermare se stessa e la sua egolatria. Una persona così, tuttavia, può fare solo danni. Lei è la gestapo, il kgb, la guardiana della rivoluzione!
Quanto ho testé scritto può ritenersi esaustivo, ma purtroppo mi tocca raccontare che Emiliana Mancuso, meglio nota come Hitler Mancuso, non ha forzato la sua indole maligna nemmeno quando é morta mia madre. Negli ultimi giorni di vita di mia madre, il padre di Hitler ha, infatti, tentato di salvare l’apparenza e ha chiesto a quest’ultima di andare a trovare mia madre.
Dopo anni trascorsi ignorando la zia malata, Hitler si é così diretta alla casa della zia medesima e ha fatto, ancora una volta, la smargiassa discutendo dei massimi sistemi (di cui non capisce nulla, visto che parla solo e solo a vanvera con la sicurezza di chi crede solo in se stessa) e comportandosi anche nella specie da cafona con il sottoscritto. Lo stesso ha fatto al funerale e al trigesimo.
Di questa infausta vicenda l’unico aspetto positivo é che per fortuna non vedrò mai più questo mostro da laboratorio creato dai genitori.
Mi fa solo schifo.