PER SEMPRE Sì e il referendum

PER SEMPRE Sì E SOCRATE.

L’imminente referendum sulla separazione delle carriere invita a prendere posizione su una riforma di civiltà che evoca due distinte visioni della giustizia: da una parte c’è la visione liberale secondo cui ciascuno ha diritto ad un giusto processo davanti ad giudice terzo ed imparziale nella parità delle parti contrapposte (accusa e difesa) e nella presunzione di non colpevolezza dall’altra ci sono i nostalgici di Torquemada e del processo inquisitorio che non guarderebbero con disgusto, neppure oggi, alla figura del Pubblico Ministero che estorce una confessione con la tortura. Quest’ultimi, peraltro sono tutti grandi estimatori di uno procuratore molto mediatico a causa del quale lo stato paga ogni anno milioni di euro ogni anno per versare gli indennizzi dovuti per ingiusta detenzione.

A sostenere il sì sono, dunque, coloro aspettano la separazione delle carriere dal 1988, data di entrata in vigore dell’attuale codice di procedura penale, e che per esperienza sanno che i GIP nel 99% dei casi accolgono le richieste del PM anche quando i processi non dovrebbero proprio iniziare.

Sono altresì i magistrati oculati che non sono iscritti ad alcuna corrente e che sanno che con il sistema attuale essere bravi per basta per essere nominati dal CSM a dirigere uffici direttivi, tribunali o procura.

Per cui, tirando le somme, chi andrà a votare deve porsi queste domande:
volete che l’Italia aderisca ad un modello che è comune a tutte le democrazie occidentali?
Volete che i magistrati abbiano una chance di guidare gli uffici giudiziari?
Volete che accusa e difesa siano sullo stesso piano davanti ad un giudice terzo ed imparziale?
Volete che ci sia la possibilità di rilevare la responsabilità disciplinare di chi non è in grado di svolgere la funzione?

Ritenete, dunque, che Socrate sia stato condannato ingiustamente?

E allora sostenete il sì senza pensarci due volte.

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