Il mio arrivo a Santiago 17.08.2011

Cosa si prova ad arrivare a Santiago all’alba dopo quasi 800 km e con una barba che misura i giorni del tuo cammino? Emozione, tanta emozione, soprattutto se arrivarci proprio il 17 agosto assume un significato altamente simbolico.

Nei 5 km che separano il Monte de Gozo da Santiago ho rivissuto, in silenzio e assieme ai miei compagni di viaggio, le emozioni di un mese. I ricordi del vissuto, però, si mescolano all’attesa per ciò che hai faticato a conquistare. Santiago torna improvvisamente ad essere “la tua meta” come nel primo giorno di cammino quando una storia era ancora tutta da scrivere e non c’erano immagini  nella memoria.

Cinque km che non finiscono mai e che, forse, non vorresti nemmeno che finissero perché la bellezza del cammino è nel cammino stesso e sai che all’arrivo sarà davvero tutto finito.

Quella mattina ci alzammo con calma e partimmo solo alle 6, scendemmo dal Monte senza accorgercene, poi ci riconciliammo definitivamente con la “civiltà” attraversando una superstrada che ci indicava l’arrivo alla città.

Da apripista troppo emozionato, sbagliai strada portandomi gli altri dietro  fin quasi all’uscita di Santiago, poi svoltammo nella direzione giusta salendo verso casco antiguo. Proseguimmo seguendo le ultime “frecce gialle”, la vera bussola del pellegrino, finché – all’altezza dell’arco che indica il “traguardo” e che fa da cornice alla piazza della Cattedrale  – trovai ad accogliermi Victor, l’amico di un mese che era scappato in avanti proprio nell’ultimo giorno. Ritrovarlo fu, tuttavia, un’emozione solo prodromica a quella della visione della cattedrale. Era ancora buio e la piazza era nostra, ci sedemmo sulle ginocchia al centro della piazza e ammirammo la cattedrale estasiati fino all’arrivo dell’alba. Dopo andammo tutti assieme a fare colazione e ci congedammo da Victor per sempre.

Il resto è storia comune ad ogni pellegrino che arriva a Santiago: la fila per la compostela, la messa del pellegrino delle 12 e i saluti finali. Passeggiare per il centro di Santiago fu un modo per ritrovare e salutare come si deve persone con le quali si è condiviso almeno un ricordo.

Dopo due giorni di cene e feste, fu triste prendere contezza del fatto che tutto era finito. La mattina del mio volo di ritorno, mi presi un momento per fare un ultimo giro da solo per il centro di Santiago.

Compresi che era solo un arrivederci.

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Pubblicato da narrabondo

A volte viaggio, altre volte mangio. Di solito respiro. Da quando ho percorso il cammino di Santiago per la prima volta, ho deciso che il mondo è più bello se visto a piedi. Se visito una città, raramente prendo un autobus o una metropolitana. La trovo una perdita di tempo che impedisce di godere appieno del viaggio. Sono nato a Napoli e, anche se ormai vivo lontano, continuo ad amarla profondamente. Conosco la Spagna come le mie tasche, ma continuo a trovare sempre una scusa per tornarci e viverla. Ciò nonostante ogni tanto però fingo di interessarmi a qualche altro paese e ne scrivo. Scrivo pure di roba da mangiare e ristoranti, ma è solo una scusa per giustificare la mia pancia.

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