La melodia di Praga

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Praga è esattamente come uno non si immagina che una città possa essere, ma vorrebbe che fosse. Praga è come un sogno che sparisce appena ci si sveglia. Io, però, ci sono andato per un solo motivo: vedere i luoghi di Jan Palach. Mi aspettavo di trovare un monumento che lo ricordasse, invece c’è solo un’anonima Croce disegnata a terra lì dove si bruciò vivo per protestare contro l’occupazione sovietica. Almeno così ho dedotto, visto che non c’è alcuna scritta che specifichi il senso della suddetta croce. La piazza dell’Orologio è piena di mercatini natalizi e le luci festose rendono la città magica. Come un sogno che sparisce. Molte bancarelle arrostiscono il famoso prosciutto locale diffondendo tentazioni lungo la strada. Lo chiamano Sunka ed è il prosciutto più buono che abbia mai mangiato. Il dancing building è lo sfizio che non ti aspetti in una città in cui tutto è una rettitudine, ma non è il monumento che ti cambia la vita. Lo spettacolo è alle sue spalle, sul lungofiume, dove si ha l’imbarazzo della scelta per scorgere la bellezza che il ponte Carlo preannuncia nella sua magnificenza.  Sennonché il palazzo reale è per me abbastanza deludente, così come lo è il famoso “miglio d’oro” che è solo una via piena di negozietti medioevaleggianti. La Cattedrale e San Vito, invece, sono due Chiese spettacolari. Fermo ciò restando, a Praga l’armonia sa diffondersi ovunque anche grazie a complessi improvvisati che ricorrono a qualsiasi strumento. C’è persino un tizio che suona il pianoforte in mezzo alla strada. Davanti al Castello conosco Sergio, un ragazzo messicano che sta  visitando le capitali europee. Ci basta poco per annusarci e scoprirci accaniti viaggiatori. Domani sarà a Londra e a Natale in Vaticano. Nel mio ostello, invece, la compagnia è abbastanza amorfa. Sono capitato con una coreana che vive in Svezia e una brasiliana che si nutre nei mc donald’s.  A saperlo  prima l’avrei portata con me a mangiare lo stinco di maiale a U’ Parlamentu.
PRAGA: VOTO 8,5.

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Pubblicato da narrabondo

A volte viaggio, altre volte mangio. Di solito respiro. Da quando ho percorso il cammino di Santiago per la prima volta, ho deciso che il mondo è più bello se visto a piedi. Se visito una città, raramente prendo un autobus o una metropolitana. La trovo una perdita di tempo che impedisce di godere appieno del viaggio. Sono nato a Napoli e, anche se ormai vivo lontano, continuo ad amarla profondamente. Conosco la Spagna come le mie tasche, ma continuo a trovare sempre una scusa per tornarci e viverla. Ciò nonostante ogni tanto però fingo di interessarmi a qualche altro paese e ne scrivo. Scrivo pure di roba da mangiare e ristoranti, ma è solo una scusa per giustificare la mia pancia.

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