Cultura o erudizione ?

  • Che significa essere eruditi ?

Una delle persone più erudite con cui abbia mai avuto a che fare si chiama G.G. E’ un magistrato affermato nel più importante organo giurisdizionale italiano, è docente di alta formazione giuridica, è diplomato al conservatorio, è un fine linguista e un amante della letteratura, nonché ha una preparazione che spazia in ogni ambito del sapere ( persino in matematica).

Epperò scrive veramente una chiavica.

Quando capita di leggere qualcosa scritta da lui – sia pure uno status su facebook – ci si perde tra subordinate, parentesi infinite, trattini e soggetti posizionati alla decima riga che fanno perdere  quasi sempre il filo del discorso.  Non so sostenere se la sua sia una tecnica ricercata oppure un inconsapevole flusso di coscienza, ma posso però affermare che leggerlo mi  indispettisce e mi fa  passare oltre anche quando scrive un articolo giuridico di mio interesse. Per questo motivo, se ci penso, dovrei rettificare quanto ho scritto nel mio cosa significa saper scrivere in cui sostanzialmente ho sostenuto che la valutazione della capacità di scrittura è un fatto del tutto soggettivo. Ciò è vero in gran parte, ma ci sono però parametri oggettivi di cui tener conto e che fanno capire quando una persona non sa scrivere.

Nello specifico essere incapaci di trasmettere il proprio pensiero, essere ridondanti, confondere il lettore ed essere poco intellegibili per me significa non saper assolutamente scrivere. La scrittura infatti nasce da esigenze comunicative e se viene violata questa sua funzione primaria perde la sua stessa ragion d’essere.

Ecco, G.G. è come Terenzio Varrone: è una persona che sa tutto, ma  – non  essendo in grado di spiegarlo –  vedrà la sua  conoscenza estinguersi assieme a lui.

L’erudito ha dunque una conoscenza meramente riepilogativa e mai creativa.

In via esemplificativa basti ricordare che Quintiliano  sosteneva che dormire era una perdita di tempo che si sottraeva allo studio, ma alla fine cosa ci ha lasciato di interessante oltre alla rivendicazione della satira come genere letterario romano ( satura quidem tota nostra est) ?  Magari, se avesse  dormito e sognato di più, avrebbe scritto qualcosa di più interessante.

  • Differenza tra erudizione e cultura

Erudizione, del resto,  è parola che deriva dal latino eruditio e significa insegnamento. L’erudito è, dunque, colui che insegna qualcosa che ha appreso da altri senza trasmettere mai qualcosa di autenticamente suo.

Ben diverso è invece l’approccio del colto. Il colto è colui che trasmette cultura e  non è mai semplicemente un erudito, ma è colui che fa propria la conoscenza per poi avere la capacità di decodificarla  nel modo più semplice possibile.

In tal modo potrà egli stesso elaborare un pensiero autonomo suo e creare qualcosa di nuovo. Il colto, dunque, è colui che permette alla conoscenza di progredire e al mondo di crescere fornendo sempre un contributo innovativo meritevole di essere oggetto di studio da parte di altri soggetti.

Non è mai facile distinguere il colto dall’erudito, anche perché spesso abbiamo a che fare con persone che non sono né colte né erudite, ma che  si atteggiano come tali.

Ad esempio mi viene in mente quel guitto insopportabile di Gianpiero Mughini, il nulla con indosso le pezze a colori che pensa di sapere tutto, ma esprime solo fuffa senza sostanza. Oppure mi vien da pensare ad Eugenio Scalfari, uno che si considera un  mammasantissima e al quale nessuno fa notare le incongruenze dei suoi pensieri ondivaghi semplicemente perché nessuno lo ascolta veramente. Ecco, né Mughini, né Scalfari possono rientrare nelle suddette categorie dei colti o degli eruditi, perché non trasmettono mai conoscenza autentica, ma esclusivamente conoscenza  tossica e tendenzialmente fasulla.

Per cui bisogna fare molta attenzione e selezionare senza farsi impressionare dalle pretese ingannevoli dei singoli. Valutazione quest’ultima che nel mondo dei likes e del consenso facile è pressoché impossibile, ma che però non bisogna rinunciare ad effettuare autonomamente senza lasciarsi impressionare né da ciò che ci propina il  mainstream, né  dai professoroni che vantano decine di titoli.

Il mondo infatti è sempre stato pieno di professoroni che poi si sono rivelati dei grandissimi bluff.

Come nel caso di  Carlo Giulio Argan, il grande storico dell’arte e politico comunista che fu la vittima più illustre della “beffa di Livorno”, allorché tre giovani burloni realizzarono delle sculture che lasciarono ritrovare e fecero attribuire a Modigliani.

La beffa fu tale che Argan – con grande sicumera – rifiutò di tornare su suoi passi anche quando lo scherzo fu rivelato e dichiarò che l’opera andava attribuita a Modigliani “senza alcun dubbio, né timore di smentita”.

Buon per lui.

 

8 commenti

  1. Questi “tuttologi” che si atteggiano a tali e vogliono insegnare a te, a me, a tutti… come si vive, e cosa si deve fare in ogni situazione, con il fare di coloro che han sempre ragione… insopportabili.
    Mughini è una barzelletta, se gli fai fare un discorso (l’ho visto da Fazio) si impappina come un neofita.
    Scalfari è insopportabile, saccente ed antipatico..
    Argan, sul quale ho studiato, mi ha meravigliato. Vorrei vedere se nel frattempo ha cambiato idea, ma lui non è una stolto, l’arte la conosce davvero. Una topica gliela perdoniamo?

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