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Gli inglesi sono una popolazione che non comprenderò mai: non attraversano mai con il rosso e sono disposti ad inchiodare brutalmente se in lontananza vedono un pedone in procinto di attraversare sulle apposite strisce, ma – se una persona ha un malore – la ignorano del tutto; di giorno sembrano tutti a modo, mentre la sera nei pub ti schedano e ti perquisiscono perché temono che ti sia suonata una bottigliata in testa; sono la società multirazziale per eccellenza, ma vivono in clan divisi per etnia; hanno conquistato il mondo, ma sono incapaci di cucinarsi un uovo in camicia; fanno parte della comunità europea, ma all’aeroporto ti trattano come un terrorista a prescindere.

Persino il tempo inglese per me rimane un mistero: dicono che piova sempre, ma io – ogni volta che sono andato in UK – vi ho sempre trovato bel tempo anche quando in Italia pioveva.

L’Inghilterra, in sintesi,  a prima vista sembra easy and smart con le sue parole elementari di due, massimo tre sillabe, ma in realtà è società che mi risulta ermetica e indigesta. Londra è con Berlino la città più dinamica e moderna d’Europa, ma con incredibile pervicacia rimane ancorata a vecchi schemi ripetitivi e a volte ottusi: le casette con giardino tutte uguali, l’onnipresente moquette polverosa e sporca, il rubinetto dell’acqua calda e quello dell’acqua fredda separati, la cena alle 5 del pomeriggio, la guida a sinistra, le miglia, i galloni, i pollici e freddure di convenienza che si ripetono da sempre e che possono fare ridere la prima volta o almeno la seconda volta che le senti.

Non deve pertanto destare alcuna sorpresa se chi va a Londra per visitare la città non vi troverà mai nulla di autenticamente inglese. Il museo inglese (id est: il British Museum) è, per molti versi, la conferma di quanto appena affermato, perché lì di inglese c’è al massimo qualche arma rudimentale dei sassoni, mentre il resto è stato razziato in giro per il mondo con la forza o con l’imbroglio: in Grecia, in Turchia, in Iraq, Egitto, in Italia, a Napoli e nella Magna Grecia (Pompei, Pozzuoli, Cuma, Baia, Bacoli, Taranto, Metaponto, etc etc).

E, del resto, le stessa inclinazione a razziare si può riscontrare in tutti i musei più importanti, la Galleria Nazionale (National Gallery) e il Victoria and Albert, nonché nei libri antichi presenti alla biblioteca dei Girolamini di Napoli e finiti a Londra in seguito alla consumazione di alcuni furti su commissione.

E’, pertanto, con queste sensazioni che sono ritornato a Londra dopo quasi 10 anni, una vera capitale in cui è possibile incontrare il mondo intero e che, proprio per questo, è nel suo frenetico melting pot priva di una sua identità.

No, non è il Big Beg, la torre con i gioielli della corona, Westminster, il tower bridge, il millenium Bridge o tutti i tesori razziati altrove in secoli di colonialismo a rendere Londra una città magnifica quanto sconvolgente, ma sono le uniche gemme autenticamente inglesi che altrove non esistono: i parchi!

Sono tanti e tutti originali, curati, unici: San James park, Regent’s park, Green Park, Hyde Park, South Kensington park sono dei veri e propri scrigni che meritano di essere visitati e vissuti singolarmente.

Fa effetto riscontrare tanto contrasto tra una metropolitana perennemente superaffollata e una città che, invece, in superficie riesce a non è mai caotica, ma sempre rilassante, pulita e ordinata. Oxford street, Piccadilly circus, Soho, China Town sono ogni giorno percorse da milioni di persone, ma nessuna di queste si sentirà mai smarrita nel passeggiare in una megalopoli piena di verde e strade pedonali.

A Londra non solo hanno la capacità di costruire e abbattere edifici interi senza troppe esitazioni, ma sanno farlo senza mai creare alcun fastidio.DSC01140

Ciò premesso,

mi tocca dare ragione al re d’Inghilterra che ho incontrato alla reggia di Hampton – in realtà un attore che simpaticamente lo impersonava indossando abiti dell’ottocento – e che, alla presenza dei suoi ministri e delle sue guardie del corpo, mi ha detto:

“sei di Napoli, dunque siamo nemici”.

In fondo ha talmente ragione che considero un atto politico l’aver appeso i salami nella cucina della casa con giardino affittata, nonché  aver imbarcato il casatiello nella valigia: gli inglesi – che al massimo vanno nei ristoranti esotici – non immaginano nemmeno cosa si perdono.

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Pubblicato da narrabondo

A volte viaggio, altre volte mangio. Di solito respiro. Da quando ho percorso il cammino di Santiago per la prima volta, ho deciso che il mondo è più bello se visto a piedi. Se visito una città, raramente prendo un autobus o una metropolitana. La trovo una perdita di tempo che impedisce di godere appieno del viaggio. Sono nato a Napoli e, anche se ormai vivo lontano, continuo ad amarla profondamente. Conosco la Spagna come le mie tasche, ma continuo a trovare sempre una scusa per tornarci e viverla. Ciò nonostante ogni tanto però fingo di interessarmi a qualche altro paese e ne scrivo. Scrivo pure di roba da mangiare e ristoranti, ma è solo una scusa per giustificare la mia pancia.

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