Il convento di San Francesco di Assisi a Santiago de Compostela

sanfrancisco

Il luogo che amo di piu’ a Santiago non e’ la Cattedrale, ma il convento di San Francesco di Assisi.

Si’, e’ vero, quando arrivi in piazza, davanti alla Cattedrale, assorbi sempre un mix di emozioni esplosive che non si possono descrivere, ma e’ al convento di San Francesco che ho sempre vissuto delle esperienze mistiche, quasi magiche.

Una volta qui si poteva dormire e fu proprio Victor, il compagno di viaggio del mio primo cammino, a suggerire di andarvi. Cosa vissi di speciale? Semplicemente la bellezza della semplicita’ e della vita francescana che ebbe il suo climax in una messa celebrata alle dieci di sera che si concluse col dono di una pietra -che porto sempre con me- a ciascun pellegrino su cui e’ disegnata una freccia gialla.

L’anno successivo provai a tornare li’, ma mi fu spiegato che non si dava piu’ accoglienza ai pellegrini, ma solo ai poveri.

Cosi’, deluso,alzai I tacchi e me ne andai. Quella sera pero’ c’era la finale degli europei tra Spagna e Italia e, preso dall’entusiasmo, mi diverti’ a vederla in piazza. Dopodiche’, in tarda serata, mentre cercavo di trovare un giaciglio di fortuna, la mia attenzione venne attirata da due ragazzi che, in spagnolo, mi chiesero: “ehi amico, parli inglese? C’e’ un tipo che sta male…”

Nell’avvicinarmi non ebbi esitazione a riconoscere nella persona stesa a terra completamente ubriaca un ragazzone canadese di oltre 130kg che avevo conosciuto a Tricastela e che aveva il vizio di alzare troppo il gomito.

Non vi sto a raccontare nei dettagli cosa feci l’ora successiva cercando aiuto anche nella vicina stazione di polizia. Vi basti sapere che alla fine me lo portai sottobraccio fino al prato che si trova proprio davanti al Convento di San Francesco e, a modo mio, trascorsi un’altra notte li’, steso sulla rugiada, per poi iniziare poi il.cammino di.finisterre.

Il terzo episodio invece e’ legato al 25 luglio, dia del apostol. Esasperato dal fastidio causato da gente che fotograva/filmava “il secchio volante” in cattedrale, mi rifugiai ancora una volta nella Chiesa di San Francisco e conobbi Padre Angel, anzi fratello Angel (lui preferiva cosi’).

Avete presente quelle persone talmente sagge da non aver bisogno di fare I difficili per dire cose illuminanti? Ecco, fratello di Angel era una di queste: diceva cose difficili ( difficili, difficili!) in un modo talmente semplice da farsi capire da chiunque.

Mi convinse pure a leggere durante la Messa, dopodiche’ mi regalo’ una candela e si congedo’.

Il giorno successivo, passando li’ davanti, lo vidi spazzare accanto al portico e lo salutai: “Hermano Angel, ci vediamo presto”.
E lui, sorridendo, mi rispose augurandomi una buona giornata.

Due giorni, prima di lasciare Santiago, tornai al Convento con l’intenzione di salutare Fratello Angel, ma non lo trovai:
mi dissero che era stato trasferito.
E cosi’ io mi convinsi che fratello Angel in realta’ era proprio un angelo.

Da quest’anno, per I lavori di ristrutturazione della Cattedrale, la messa del pellegrino si terra’ proprio nella Chiesa di San Francesco.

Ed io sono davvero contento.

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