Il mio Trentino

io_da_piccolo

I primi viaggi della mia vita sono stati tutti in Trentino in anni non meglio precisati che mi vedevano frequentare le scuole elementari. A fine estate si partiva infatti assieme alla mia famiglia in macchina con destinazione Selva di Val Gardena. E io non vedevo l’ora, anche se ogni volta  si partiva in ritardo perché mio padre – proprio nel giorno della partenza – si ricordava sempre di avere qualcosa da fare. Il trasferimento durava per questo due giornate con pernottamento all’hotel cappello rosso di Bologna. Una volta in quella struttura sbagliarono persino a darci il resto e mio padre, accortosi dell’errore, tornò indietro per restituire la somma eccedente.

Il viaggio durava parecchio anche perché facevo la collezione di macchinine e ogni volta che avvistavo un momotel volevo fermarmici per farmene comprare una.

Per il resto il viaggio filava sempre liscio, soprattutto quando avevamo la ritmo, visto che mi faceva sempre addormentare. Arrivati a Selva, andavamo ogni volta nello stesso albergo con Sonia, la proprietaria, che ci serviva la cena ( di solito consistente in zuppe). Io però non mangiavo per non fare la cacca. Mi faceva infatti schifo dover fare la cacca in un bagno che non era il mio.  Cercavo così di resistere per tutta la durata del soggiorno fino a quando, durante il viaggio di ritorno in macchina, bisognava correre sul serio per tornare in tempo utile sull’unico wc da me agognato: quello di casa.

Le giornate estive in Trentino sono di solito scandite dal sole. Per questo, dopo la doverosa colazione, le si impiegava per fare delle escursioni in montagna. A me piaceva un sacco camminare. Ad ora di pranzo poi mia mamma mi dava il panino con lo speck. Mia sorella invece si accontentava di quello con la sottiletta. Quest’ultima era una sorta di batuffolo odoroso che dormiva quasi sempre.

Una montagna famosa del comprensorio era sicuramente Sassolungo, una montagna su cui si racconta una strana storia che non ricordo e da cui si vedeva anche suo fratello Sassopiatto. Mi pare che da lì si potesse scorgere anche Robin Hood, ma io non sono mai riuscito ad individuarlo.

Si poteva però fare l’eco, ma a me non riusciva.

Così, per non essere da meno rispetto ad altri, ripetevo per due volte la stessa parola auto-producendo la mia eco.

Ogni tanto ci spostavamo anche in macchina.  Una volta andammo a Bressanone e ci ritrovammo a condividere un tavolaccio con degli sconosciuti ad una di quelle feste in stile tedesco con birra e wurstel.

La sera poi facevamo giusto una passeggiata perché in Trentino si va sempre a dormire molto presto. Così, dopo cena, ce ne andavamo in giro ascoltando gruppi tradizionali cantare lo yodel o suonare strumenti tradizionali, oppure mi divertivo sulle giostre. C’era in particolare una giostra bellissima, tutta in legno, che consisteva che nell’acchiappare un manubrio e poi lasciarsi andare. Era divertentissima. Una volta poi andammo a giocare al bowling di Ortisei, ma la palla per me era talmente pesante da non permettermi di colpire i birilli. Così, finita la partita, pretendevo di rimanere finché non fossi riuscito a cogliere il bersaglio ( venti anni dopo sono tornato nello stesso bowling, per nulla cambiato nella sua dozzinalità, e mi sono vendicato come si deve, ndr).

Un’estate ci  unimmo anche ai Fanti, che lì avevano casa, portando anche il thermos azzurro. In una occasione mia mamma iniziò a disperarsi perché volevo arrampicarmi sul Ghiacciaio della Marmorada, in un’altra occasione Marco mi fece piangere davanti ad un bel laghetto perché  mi mostrò un pesce morto. Marco, a dirla tutta, mi era molto antipatico, mentre Laura – la sorella – mi era simpatica.

Dal Trentino andammo poi pure in Austria e fu per me la prima volta all’estero. Andammo ad  Innsbruck, Salisburgo e Vienna. A me piacque un sacco Salisburgo perché io suonavo il pianoforte e lì c’era la casa di Mozart. Poi Salisburgo ha anche un castello ed io uscivo pazzo per i castelli. Anche Vienna mi piacque, soprattutto per la corona dell’imperatore in esposizione. Alessia, invece, si fissò con Sissi e volle andare a vedere pure la sua casa:  Schonbrunn. Poi c’era mio padre che voleva andare a vedere tutti i musei militari o di tortura possibili ed immaginabili. E faceva pure un sacco di domande alla gente.

Dall’Austria poi tornavamo nell’hotel a Selva di Val Gardena, dove però non c’era la tv in camera e per questo il pomeriggio me ne andavo da solo nella sala tv. Una volta vidi un film in bianco e nero con un tipo che si nascose in un baule,  ma – non riuscendo più ad uscire – morì soffocato e divenne un fantasma che appariva solo al suo amico. Era una specie di moschettiere, ma non so dire chi fosse. Lì conobbi anche un altro bambino che vedeva la tv con me, ma nemmeno di quest’ultimo ricordo il nome.

Ricordo però che mi piaceva disegnare bandiere degli stati su un quaderno e una volta nel bar dell’albergo diedero appuntamento a tutti i bambini per fare dei giochi, ma mi presentai solo io. Così mi fecero un regalo stupendo: uno stuzzicadenti con sopra una bandiera!

In Trentino poi una volta festeggiai anche il mio compleanno ed ero indecisissimo sul regalo da fari fare: il lego col castello di Robin Hood oppure una bellissima funivia in legno? Scelsi il lego, ma solo perché mio padre mi promise che quella funivia me l’avrebbe costruita lui ( cosa che poi non avvenne mai).

Il Trentino mi piaceva poi  perché lì fanno un sacco di cose col legno: le scale, le panchine, i presepi. Il legno lì è fondamentale. E si sposava perfettamente con tutto quel verde che lo circondava. In estate non faceva mai tanto caldo e la sera bisognava mettere pure la felpa. Per questo non si sudava.

In una certa occasione andammo pure in un palazzetto in cui si pattinava sul ghiaccio e in cui vedemmo gli ultimi scampoli di una partita di hockey.  Avrei voluto entrare anche io in campo, ma mi dissero che non era proprio possibile. Che peccato.

11 commenti

  1. Racconto bellissimo! Per un attimo ho pensato fosse la voce fuori campo del bambino ormai grande mentre il film mostra le vacanze del protagonista in Trentino, negli anni ’80. Sono appena tornata dai luoghi meravigliosi che descrivi, Ortisei, Alpe di Siusi ma c’è ancora tanto da girare e vedere… Il Trentino non basta mai😉 Ciao!!

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    • Veramente ci sono riuscito? Grazieeee! Il tentativo era proprio questo! Sei andata a sciare? Anche io sono stato lì negli anni, però il Trentino lo preferisco in estate.
      Ciao e grazie!

      P.S. Anni ’90 : 🙂

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      • Assolutamente sì, ci sei riuscito alla grande e mi è piaciuto davvero tanto! No, io non so sciare, ma adoro la montagna sia d’estate che d’inverno e mi concedo lunghe passeggiate… Scusa, anni’90… Chissà perché pensavo avessi la mia età invece sei più giovane 😉

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      • Condivido con te la grande passione per la montagna ( del resto ho scritto del Trentino ) e per me, nato e cresciuto sul mare, è un bel problema 😛
        In ogni caso sappi che normalmente non presto attenzione ai complimenti, ma il tuo commento mi ha reso davvero felice perché ha colto esattamente ciò che volevo trasmettere.

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      • La montagna l’ho scoperta tardi, sono cresciuta in una famiglia dove la vacanza in montagna era considerata roba da vecchi…Sto pian piano cercando di colmare qualche lacuna😉
        Per i complimenti non mi capita di farne spesso, quindi considerali doppiamente sinceri

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  2. Benché non sia geograficamente lontano da casa mia, in Trentino ci sono stato poche volte.
    Folgaria e S. Martino di Castrozza per qualche breve vacanza, a Pergine ho gli zii, e poco altro.
    Bella la foto di Narrabondino.

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