Elogio della frontiera.

  • Cos’è la frontiera? Esistono ancora? 

La legge è legge è un film divertentissimo  in cui Totò veste i panni di un contrabbandiere approfittando della frontiera italo-francese e Fernandel  quelli di un integerrimo doganiere che cerca di fermarlo. Tra equivoci, risate e colpi di scena alla fine i due diventeranno amici, ma Fernandel neanche in questo caso chiuderà mai un occhio dimenticandosi  dei suoi doveri d’ufficio.

Con il trattato di Schengen e  poi con il trattato di Maastricht – istitutivo della cittadinanza europea – abbiamo un po’ dimenticato cosa significa oltrepassare una frontiera. La libera circolazione ci ha infatti inebriato e  quando all’estero ci chiedono i documenti  riusciamo a malcelare a stento il nostro fastidio.

 

  • La frontiera ha un senso

Eppure la frontiera, sebbene in UE sia diventata quasi simbolica,  ha una sua solennità e una funzione che non possono essere soppiantate: ci ricorda infatti che stiamo lasciando un paese con la sua storia, le sue tradizioni e la sua identità per entrare in un altro paese con la sua storia, le sue tradizioni e la sua identità.

La frontiera dunque ci impone sia di rispettare   chi siamo  che il luogo in cui andiamo. Ci ricorda che non è vero che il mondo sia una poltiglia indefinita in cui sono state tracciate linee per capriccio che possiamo assemblare a  piacimento, ma che le differenze esistono, vanno preservate e devono renderci orgogliosi.

Ciò non significa chiudersi a riccio e pensare al proprio orticello come spesso ribadisce chi ripete la frase fatta sui muri che vanno abbattuti e non costruiti, ma che noi siamo ciò che siamo stati e ciò che ci hanno insegnato ad essere.

  • Cos’è una nazione?

Una frase al riguardo che trovo particolarmente pertinente è stata pronunciata da Luigi Settembrini ed è “la nazione consiste in una comune eredità ricca di ricordi e nel desiderio di farla rivivere”. E’ una frase questa che  conosco a memoria e che appresi ascoltando un intervento parlamentare quando ero al liceo. In essa vi trovo l’essenza della nazione:  l’eredità degli avi e la voglia di futuro.

Il   mainstream invece oggigiorno cerca di convincerci che l’economia viene prima della politica e che è normale trovare a Londra gli stessi negozi che vi sono a Hong Kong o a  Buenos Aires.  Per me non lo è. La globalizzazione ha aspetti positivi, ma non  può essere un valore. Io voglio continuare ad avere la percezione di estero. Voglio conoscere aneddoti, storie e culture diverse. Voglio mangiare il  paté foie gras in Francia, il ceviche in Perù e il sushi in Giappone, non  lo stesso polpettone ovunque.

  • Niente da dichiarare? 

Ciò detto, un altro film molto carino e  più recente si intitola “Niente da dichiarare? ” ed è  ambientato al confine tra Francia e Belgio al momento dell’entrata in vigore del trattato di trattato di Maastricht . Nello stesso si ironizza sul  disorientamento dei doganieri per l’imminente soppressione dei controlli alla frontiera. Tra di essi vi è anche un irriducibile poliziotto belga –  razzista e intollerante contro i vicini francesi – che non riesce ad accettare il cambiamento epocale e non si dà pace.

Alla fine del film però  riesce a diventare amico di un collega francese e fa cadere i suoi pregiudizi sui francesi, tuttavia non rinuncerà mai a raccontare la storia della battaglia che permise ai belgi di conquistare il confine che li separa dai “mangia-baguette” .

Ecco, questo è quello che non bisogna mai dimenticare.

 

3 commenti

  1. Quando decido di fare un viaggio, la cosa più importante per me sono la storia i costumi e le tradizioni del posto al quale sto puntando (al momento solo fuori dall’Italia, quest’ultima me la tengo per la vecchiaia) odio trovare tutto uguale dappertutto, ti racconto questa è poi vado che ho da fare, anni fa, forse più di 15, andai a Parigi, all’epoca esisteva già HeM li, qui ancora no. Comprai delle cose carinissime con modelli che in Italia non sono mai arrivati. Oggi da HeM entro solo x guardare ed esco sempre più delusa! Va beh, l’anno scorso come oggi ero a Madrid e per curiosità entrai da Zara illudendomi di trovare una linea “spagnola” non mi convinse nulla e non comprai, tornata a casa andai qui, in negozio avevano le stesse identiche cose, ci rimasi malissimo! Voglio dire, omologhiamo l’intero sistema? Li vestiamo tutti uguali in blocco? Vogliamo creare delle linee che tramandino e caratterizzino la nazione o in Cina li vestiamo come fossero peruviani? No beh! Che tristezza! Momento sfogo! Forse anche mal riuscito, ma devo scappare e non ho tempo di rileggermi! Ciao caro

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    • Fermi tutti, sei a Madrid? Sei a Madrid? Sei nella mia Madrid? Che stai a fa? Non posso biasimare ciò che dici: infatti più volte ho scritto quanto fosse più bello viaggiare 20 anni fa piuttosto che ora. Si viaggiava di meno, ma si viaggiava veramente! Ora tutto sembra uguale e standard. Per un donna poi, attenta alla moda e ai vestiti, penso che sia anche peggio perché toglie il gusto per lo shopping. Io invece, che sono distratto per la moda, potrei invece risponderti a tono sul cibo: ora questa moda per i locali etnici ci ha pure tolto il gusto per la ricerca di cibi per noi nuovi.

      Ciau 🙂

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      • Capisco benissimo anche il cibo è omologato! Che tristezza! Anche se comunque sogno un giorno di riuscire a mangiare il sushi in Giappone 😁!
        Stai tranquillo sono a Bologna non a Madrid, ci sono andata l’anno scorso non adesso! Volevo andare a Bucarest x i 40 anni della mia amica ma a causa del virus cinese sono un po’ terrorizzata!

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