L’Italbasket al Palabarbuto

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Cronaca di una partita tra Italia e Russia, anzi no: della cronaca della partita tutto sommato ci interessa davvero poco. Interessa semmai  evidenziare che ad assistere alla partita dell’Italbasket al Palabarbuto di Napoli ci fossero 4.000 persone e sia stato uno spettacolo nello spettacolo.

E sì, mi sono perso gli inni delle nazionali, mi sono perso il riscaldamento e mi sono altresì  perso – con molto rammarico  – le magliette celebrative distribuite a praticamente tutti i presenti all’evento, però è stato bello lo stesso. E’ stato bello  innanzitutto perché ha riavvicinato me ad uno sport che ho praticato con qualche risultato  e ha avvicinato per un po’ una città che ha nel calcio, nella pallanuoto, nel tennis, nella vela e nel canottaggio le sue tradizioni.  C’è però bisogno anche di basket,  uno sport perbene in cui  il talento emerge sempre, a in cui se non si  attacca e non si difende sempre in 5 difficilmente potrai vincere.

A differenza di quanto accade con le partite al San Paolo, mi sono poi  trovato a condividere gli spalti con persone civili, educate e sinceramente appassionate che avrebbero bisogno di strutture, campetti e attrezzature più dignitose per poter  giocare con la palla a spicchi.

Dopodiché per me le lancette dell’orologio sono tornate per un attimo alla fine degli anni ’90 quando non mi perdevo una partita della nazionale trasmessa sulla rai ed ebbi la soddisfazione di vedere l’Italbasket imporsi agli europei e addirittura conquistare un argento olimpico.  E, infatti, ieri  il mio pensiero è volato a Pandoro Bonora, al Poz, a Carlton Myers,  a Gianluca Basile, ad Andrea Meneghin, a Picchio Abbio,  Jack Galanda e Marconato, tutti giocatori   che evoco con nostalgia e che per me resteranno sempre sulla copertina della mia nazionale.  Ed evoco con nostalgia anche   Alberto Bucci, che di quel basket   fu “coach” e talvolta anche istrionico  commentatore  con battute, scherzi e riflessioni profonde che andavano  ben oltre un canestro.

Ieri però la partita tra Italia e Russia –  sebbene fosse del tutto indifferente ai fini della qualificazione – ha consentito soprattutto al Palabarbuto di proporsi come palazzetto che ha la necessità di tornare ad essere un palcoscenico importante per una squadra che conquisti alla svelta  l’A1 e poi cresca rapidamente il più possibile.

Se infatti si esclude il grande Napoli di oltre 10 anni fa, la parentesi della Viola Reggio Calabria e della Air Avellino, la caparbietà di Capo d’Orlando, il miracolo della Juve Caserta e  di Sassari ( ma Sassari è al sud?), il basket – ancor più del calcio – è sempre stato un affare del nord, anzi un affare perlopiù lombardo ed emiliano con Milano, Varese, Cantù, nonché Virtus e Fortitudo Bologna cui poi si sono aggiunte  altre realtà con estemporanei momenti di gloria ( Treviso, Siena e oggi Udine).

Tornando poi alla partita, ieri non c’erano i vip della NBA, ma  chissenefrega. C’era la nazionale del futuro. C’era  Marco Spissu (il nuovo Poz allenato proprio dal Poz),  c’era Tessitori ( il nuovo Marconato che, come Marconato,  picchia e gioca a Treviso) e  poi c’era Ricci  (che spesso forza troppo  il tiro  e segna un po’ come Basile ).

Insomma tutto si crea, tutto si trasforma, ma nulla si distrugge.  L’Italia così ha battuto in scioltezza la Russia potendosi permettere di rendere del tutto inutile il quarto tempo e di far segnare il primo canestro in nazionale a Matteo Spagnolo, spagnolo di (cog)nome e di fatto, visto che è nella  cantera del Real Madrid.

Intanto domenica l’Italbasket tornerà in campo con l’Estonia. Un altro bel test a poco più di un anno dall’inizio degli europei italiani!
 

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