Il nord-ovest dell’Argentina e la provincia di Salta

Visitare il nord-ovest dell’Argentina e la provincia di Salta: il treno delle Nubi, il Parco archeologico di Pucarà, Tilcara, Humahuaca, Quebrada de Las Conchas  ed El Cafayate

Il nord-ovest dell’Argentina e la Provincia di Salta, che si trovano al confine con il Cile e la Bolivia, seppur visitate di rado dai viaggiatori europei,sono una delle aree più belle dell’Argentina. Del resto la vista dei paesaggi andini lascia il visitatore letteralmente a bocca aperta. Il legame della popolazione autoctona con la terra e la tradizione locale rende questa zona ancora più affascinante. Prima di entrare nel merito di cosa visitare, vi anticipo che il territorio è caratterizzato dalla difficoltà di collegamento tra un sito e l’altro. Occorrerà pertanto affidarsi ad agenzie di viaggi che offrono pacchetti ed esperienze più disparate. In ogni caso, la città di Salta è piena di agenzie, per cui – giunti in città – non avrete difficoltà ad organizzare le giornate successive. Il tour nel nord-ovest dell’Argentina tocca sostanzialmente la provincia di Salta e di Jujuy.

Ma ora, zaino in spalla, si parte!

Giorno 1: La Linda Salta.

Cosa vedere a Salta?

Definita con l’epiteto di “la linda”, cioè la bella, Salta è una città dall’architettura tipicamente coloniale. Punto di partenza del “treno delle nubi”, si configura come il principale centro urbano della provincia. A dire il vero, passeggiare per le sue strade non mi ha entusiasmato, ma la sua posizione è strategica per visitare il nord-ovest dell’Argentina e l’intera provincia di Salta.

La piazza principale è sovrastata dalla cattedrale “del Nostro Signore e della Vergine del Miracolo”, chiesa che si caratterizza per l’esterno in stile coloniale in contrasto con l’interno baroccheggiante.

Piacevole è la vista dal Cerro San Bernardo alla sommità del quale si può facilmente giungere con una comoda ovovia.

In cima un parco verde adornato da fontane e giochi d’acqua da cui potrete ammirare la città dall’alto.

In realtà, il ricordo più piacevole della città è legato alla tradizionale festività del 13 settembre. Infatti, durante il terremoto del 1962 che distrusse al suolo la città di Esteco, la statua della Vergine, custodita nella cattedrale, fu ritrovata ai piedi del crocefisso con le fattezze modificate. Da allora, numerosi fedeli attraversano in pellegrinaggio la provincia andina per ritrovarsi, dopo giorni di cammino e di preghiera, ai piedi della Vergine proprio nel giorno della ricorrenza del Miracolo. Ebbene, ho avuto il piacere di incrociare i pellegrini lungo il percorso e trovarmi a Salta nel pieno delle celebrazioni della festa solenne.

Giorno 2: Il treno delle nubi

Se avete in mente di visitare il nord-ovest dell’Argentina e la provincia di Salta, non potete perdere  “El treno de las nubles”, cioè il  treno delle nubi, una delle poche linee ferroviarie rimaste attive in Argentina ad oggi per le sole finalità turistiche. La linea ferroviaria delle nubi è stata costruita negli anni 20 e collega la Quebrada del Toro con San Antonio de los Cobres, rappresentando, invero, un’opera d’ingegneria all’avanguardia per le sue elevate pendenze, in numero di viadotti e gallerie e il suo tracciato a zig zag che accarezza la Cordigliera Argentina. Il “treno delle nuvole” è celebre per essere la linea ferroviaria più alta al mondo (circa 4.200 m s. l. m.), quasi a toccare le nuvole appunto.

Nel mio viaggio in Argentina, però, pur ripercorrendo i tratti salienti del tracciato del treno delle nubi, ho preferito visitare la zona in autobus, così da avere maggiore flessibilità di movimento e poter ammirare nella sua interezza le bellezze della regione. Di seguito elencherò i tratti salienti del “safari delle nubi” – per il quale mi sono affidata all’agenzia Movitrack – che, oltre a permettermi di socializzare con i lama e i cactus della zona, ha reso questa giornata indimenticabile:

  • Il treno (o meglio la strada) delle nubi: ripercorrendo su asfalto i tratti salienti della linea ferrata del treno delle nubi, il tour richiede la partenza quasi notturna. Ciò, invero, seppur con qualche sbadiglio di troppo, vi consentirà di poter ammirare il tiepido sole dell’alba rifrangersi sulla catena andina, accentuando i molteplici colori che la caratterizzano. Dopo una sosta al celebre sito archeologico della città “de Tastil” , dove potrete ammirare (toccare e perfino …suonare!) la struttura originaria delle prime abitazioni pre-incaiche, giungerete al celeberrimo viadotto “La Polvorilla”. Il ponte (o meglio il viadotto), lungo 224 metri con un’altezza di 63m, rappresenta un vero e proprio miracolo dell’ingegneria. Non mi dilungherò sugli aspetti tecnici (scusate sono un ingegnere L), ma per orgoglio patriottico vi rivelo che le travi reticolari in acciaio, a sezione rialzata e curva, sono state realizzate al Cantiere Navale Triestino di Monfalcone. Il ponte, in ogni caso, è celebre per essere il più alto al mondo!
  • Las Salinas Grandes: percorrendo parte della “ruta 40”, la strada più lunga al mondo che collega il sud dell’Argentina al nord, vi addentrerete nella zona della “Puna”, ovvero alto in Quechua. Un’enorme distesa desertica, dal paesaggio quasi lunare, che alterna immensi altopiani alle catene montuose. Il silenzio della “Puma” è rotto da qualche villaggio isolato, o meglio qualche agglomerato di case in Adobe (case in mattoni realizzati con il fango) dove la popolazione autoctona, senza le troppe pretese che caratterizza noi “civiltà moderne”, trascorre la propria vita nella totale semplicità e, probabilmente, nella sua pienezza. Improvvisamente vi ritroverete nel “Desierto de las Salinas”, Deserto delle Saline, dove non potrete fare a meno di esclamare “woooow!”. La più nota la “Salinas Grandes”, Salina Grande, è un’enorme distesa di sale con una superficie di circa 6.000 km2.
Salinas Grandes

Impossibile descrivere le emozioni che suscita la “Salinas Grandes”, ma a rendere ancora più sensazionale il luogo è la sua origine. La “Salinas Grandes” è, infatti, testimonianza dell’orogenesi delle Ande e della tettonica delle placche. La faccio breve (scusate …… come già detto sono pur sempre un ingegnere), ma laddove c’era il mare, quindi acqua salata, oggi c’è la terra. La “Salinas Grandes” altro non è che quella parte di mare che è rimasta imprigionata nella collisione tra la placca oceanica e quella sudamericana…. il tutto circa 200 milioni di anni fa! Il clima arido e l’assenza di apporti d’acqua regolari fanno sì che oggi, piuttosto che un grande lago salato, possiamo restare letteralmente abbagliati da una gigantesca distesa bianca e lucente ubicata a 4.000 m di altitudine, la Salinas Grandes appunto. Perdonate la digressione, ma, a mio avviso, la bellezza del luogo è resa ancora più sensazionale dal fatto di poter toccare con mano ciò che da bambini si apprende nelle prime nozioni di geografia. Dopo una passeggiata sulle lastre di sale che si alternano ai piccoli pozzi d’acqua cristallina e qualche scatto in cima ai cumuli di sale, nelle vicine miniere potrete acquistare qualche piccola scultura in …. sale. Io ho comprato un cactus e simpaticissimo lama.

  • Purmamarca: il percorso continua sulla Cuesta de Lipàn, il pendio de Lipàn, che dalla Salinas Grandes vi porterà a Purmamarca, valicando nella Provincia di Jujuy. Percorrerete, quindi, una strada sinuosa che, in pochi km, degraderà di circa 2.000m di altitudine, portandovi dal deserto della Puna alle valli umide di Purmarca. Purmarca, città dalla terra incolta in lingua aymara, è una piccola cittadina che vive di turismo ed agricoltura, nota per “El Macizo de los Siete Colores”, il massiccio dei sette colori, catena collinare costituite da strati di colore bianco, rosa, marrone, verde, rosso, viola e giallo senape che si susseguono e si alternano, rappresentando ancora una volta testimonianza della storia geologica del territorio.  Le diverse colorazioni della roccia, infatti, sono dovute alla diversa età geologica e natura mineraria dei sedimenti che la compongono. Patrimonio mondiale dell’Umanità, potrete ammirare il Massiccio dei Sette Colori passeggiando per Purmamarca e dirigendovi verso il mercato dell’Artigianato per acquistare qualche souvenir tipicamente andino.

Bene, ciò premesso siete solo all’inizio del vostro viaggio in Argentina ed avete potuto solo farvi un’idea delle bellezze da visitare nel nordovest dell’Argentina.

Per continuare il tour del nord-ovest dell’Argentina, vi consiglio di pernottare a Purmarca. Io ho soggiornato in un delizioso albergo con piccoli bungalow in pietra e dove, nel corso della cena, ho potuto familiarizzare con la carne di “cordero” e di “llama” (agnello e lama).

Giorno 3: Parco archeologico di Pucarà di Tilcara e Humahuaca

Ricaricate le pile dopo l’intensa giornata precedente (se siete alla ricerca di movida e baldoria, evitate la Provincia di Salta), il tour del nordovest dell’Argentina prosegue nel cuore della Quebrada Humahuaca, la valle di Humahuaca. Qui non potete fare a meno di visitare il parco archeologico di Pucarà, fortezza in lingua quechua, che sorge sulle alture di Tilcara. Il parco archeologico rappresenta un’importante testimonianza della civiltà pre-inca. La visita al parco di Pucarà vi consentirà di fare un salto indietro nel tempo e di passeggiare, come una Pompei andina, per le vie dell’antica fortezza-città.

Valicate le porte del parco, quindi, potrete ammirare la città, improntata al regime autarchico e costituita da piccoli edifici quadrati in pietra, stalle, luoghi di culto e di sepoltura. Pucarà fu definitivamente abbandonata con l’arrivo degli Spagnoli nel 1536 e la costruzione della moderna città di Tilcara. Nuova nota di orgoglio patriottico…. il sito archeologico fu scoperto da due importanti archeologi di origine italiana, Ambrosetti e Debenedetti. Consiglio vivamente di visitare il Parco Archeologico di Pucarà di Tilcara non solo per il piacere di fluttuare nel tempo, ma anche perché la fortezza, eretta per finalità difensive, offre una suggestiva vista della Quebrada Humahuaca e del fiume Rio Grande.

Il tour del nordovest dell’Argentina continua verso la città di Humahuaca, città nota per lo stile tipicamente coloniale e il monumento agli eroi dell’indipendenza argentina. A dire il vero la visita alla città di Humahuaca non mi è piaciuta. Unico aspetto degno di nota, a mio avviso, è il legame che, a distanza di secoli e di dominazioni straniere, caratterizza la popolazione autoctona con la Pacha-mama, la Madre Terra, venerata dall’originaria popolazione Quechua quale dea della terra, dell’agricoltura e della fertilità. Il culto della Pacha-mama si è tramutato, ad oggi, nel forte senso di attaccamento e di rispetto che le nuove generazioni nutrono verso la propria terra d’origine.

Giunti a questo punto, il rientro a Salta è obbligatorio.

Giorno 4: Quebrada de Las Conchas  ed El Cafayate

Il nord-ovest dell’Argentina e la Provincia di Salta non smettono di stupire. Il tour infatti prosegue verso il Quebrada de Las Conchas, delle conchiglie, dove potrete esclamare il secondo “woooow!” del vostro viaggio in Argentina. Il percorso si sviluppa lungo la ruta 68, la strada che collega Salta a El Cafayete. Piuttosto che noleggiare un’auto a Salta ed effettuare il tour in maniera autonoma, consiglio di affidarsi ad agenzie organizzate (personalmente mi sono affidata all’Agenzia Tastil Viajes). È necessario, infatti, avere una profonda conoscenza delle gole e dei punti più attrattivi. La Quebrada de Las Conchas è un enorme canyon rosso vivo che si sviluppa lungo il fiume Las Conchas. Il paesaggio è estremamente suggestivo ed è caratterizzato da alti rilievi montuosi plasmati dall’acqua e dal vento che cadono a picco sulla valle tracciata dal fiume. I punti da non perdere sono sicuramente la Garganta del diablo, gola del diavolo, El Anfiteatro, caverna naturale nota per l’acustica perfetta, e la vista dal Mirador Tres Cruces. Se intendete pianificare il vostro viaggio nel nord-ovest dell’Argentina, la visita a la Quebrada de Las Conchas è d’obbligo. A me ha lasciato letteralmente senza fiato. A rendere il tour ancora più piacevole, sono stati i compagni di escursione, tutti argentini, e l’autista dell’autobus un po’ svitato. Qui, invero, ho avuto il piacere di avere il mio primo approccio con il mate, rigorosamente offerto dai colleghi di viaggio che sorseggiavano amabilmente la bevanda lungo il tragitto in bus, e di conoscere il mitico Gustavo, ragazzone argentino dalle origini siciliane quasi emozionato nell’incontrare due autentici esemplari di giovani italiani.

Il tour del nord-ovest dell’Argentina e della provincia di Salta prosegue verso la città di Cafayate. Passare dal mate al vino è un attimo! La cittadina, infatti, è nota per la produzione dei vini. Il tema “enologico” risalta dapprima all’occhio, le strade di Cafayate sono adornate di murales e poesie ispirate al vino, e poi al gusto, con il gelato al vino bianco e al vino rosso prima che con il celebre nettare degli dei. Qualche bicchierino di troppo, in realtà, avrà sicuramente dato alla testa del nostro autista del bus che, la faccio breve, ha arbitrariamente deciso di abbandonarci a pochi metri dal bus, obbligandoci ad un scatto felino e mettendo duramente alla prova le mie doti atletiche.

Visitare Cafayate senza un giro (o tuffo per i più ebri) in una cantina non ha senso. Noi ci siamo diretti verso la casa vinicola “Finca Quara”. Appena arrivati, l’atmosfera risulta immediatamente molto piacevole. Si è infatti accolti da una distesa di lavanda che incornicia un casale porticato di fine ‘800 egregiamente ristrutturato. Ogni dettaglio è eccezionalmente curato, generando una piacevole sensazione di equilibrio tra la struttura, i filari di vite e i monti sullo sfondo. Il tour prosegue tra le botti, barrique e qualche (piccolo) assaggio di malbéc, cabernet e sauvignon. A dire il vero, il vino argentino, seppur esportato anche in Europa, non ha nulla a che vedere con i vini nostrani. Ma di questo ho già scritto nel mio articolo sul vino argentino!

Con lo spirito (e non solo) un po’ allegretto torniamo poi verso Salta, dove l’indomani ci aspetta l’aereo per Buenos Aires. 

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