A Praga ricordando Jan Palach

Esistono talmente tanti articoli su cosa visitare a Praga che ritengo del tutto inutile descrivere il mio tour ( anche se non escludo di farlo in futuro). Quando ci sono stato, sono rimasto colpito essenzialmente da due cose: 1) la musica che si sente ad ogni angolo della strada e che rende Praga la città più musicale che conosca; 2) l’assenza di un monumento che rappresenti degnamente l’eroe che più di tutti ha reso onore alla storia recente della repubblica Ceca.

Mi riferisco a Jan Palach.

Jan – lo scrivo per chi non lo sapesse – era uno studente di filosofia di 20 anni che non ne poteva più dell’occupazione sovietica della Repubblica Ceca. Per questo motivo il 16 gennaio 1969 si recò in piazza San Venceslao davanti al museo Nazionale, si cosparse il corpo di benzina e si diede fuoco. Morì dopo tre giorni di dolorosa agonia, non prima di aver rivendicato il gesto come segno di protesta estrema contro l’occupazione sovietica.

Accanto al suo corpo venne trovato anche un sacco a tracolla dentro il quale vi era l’agenda con i suoi appunti. Tra le dichiarazioni trovate c’era scritto:

« Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l’abolizione della censura e la proibizione di Zpravy[3]. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s’infiammerà »

Questo fatto suscitò grande clamore in tutta Europa e centinaia di persone si riunirono in quella stessa piazza per iniziare uno sciopero della fame.  Al  funerale di Jan, inoltre, parteciparono oltre 600mila persone. Con un  gesto estremo era riuscito a scuotere un intero paese sacrificando la sua stessa vita pur di denunciare il regime liberticida e sanguinario che stava opprimendo la sua patria.

Era inverno quando Jan decise di compiere il suo gesto. Probabilmente faceva freddo come fa freddo d’inverno a Praga, ma Jan scelse di non starsene al caldo e volle ribellarsi contro un mondo che non gli piaceva.

L’anno dopo – addirittura in diretta televisiva  – lo stesso gesto, sebbene con modalità diverse, lo compì anche il poeta giapponese Yukio Mishima  e in tempi più recenti  l’ha compiuto lo storico Dominique Venner nella Cattedrale di Notre Dame a Parigi. Per entrambi è stato un modo per denunciare il tradimento dei valori tradizionali rispettivamente da parte del Giappone e dell’occidente.

Jan probabilmente non aveva la stessa levatura di Mishima e Venner, ma con la sua purezza riuscì ad aprire una breccia nel cuore cinico e freddo del popolo ceco.

Ecco, quando sono andato a Praga, tra le prime cose che ho voluto fare è stata recarmi in piazza Venceslao per rendere onore ad  uno dei simboli che più mi hanno colpito in vita mia.

Piazza Venceslao non è una bella piazza, anzi è piuttosto cupa. Le macchine passano a tutta velocità e, nel fermarmici, all’inizio non ho notato alcun monumento.

Poi, quando stavo per andarmene, a terra ho visto una croce emergere  dai sanpietrini e ho capito.

Mi sono emozionato.

jan

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