Dove mangiare in Campania

Recensione: Il Convento di Cetara: troppo fumo!

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C’è un giornalista gastronomico che ha  un blog con un buon seguito su cui  una settimana sì e l’altra pure  segnala il ristorante “Al convento” di Cetara

Pur di promuoverlo è arrivato persino ad inserirlo nella lista delle “migliori trattorie della costiera amalfitana”, benché al Convento – per la bella location e per la linea di prezzi praticati –  non possa di certo essere annoverato nella categorie delle trattorie

Il locale in questione effettivamente è molto considerato da parte dei critici gastronomici  nazionali e spesso, sopratutto nelle serate infrasettimanali d’inverno, si rischia di trovarne qualcuno  seduto, assieme al proprietario, attorno ad una grande tavolata in cui scorrono fiumi di champagne.

Del resto al Convento è segnalato persino sulla prestigiosa guida Michelin.

E, invero, di tale fatto il proprietario è orgoglioso assai.

Quest’ultimo è un tipo curioso.

E’ un bel personaggio con la scozzetta perennemente in testa che da anni sale e scende dai treni di tutta Italia per esportare in giro  “gli spaghetti con la colatura di Alici”, un piatto della tradizione cetarese semplice quanto gustoso.

Tanto è vero che, a furia  di cercare il suo posto al sole, è riuscito ad ingraziarsi  Oscar Farinetti di Eatitaly, nonché a conoscere molte persone che hanno voce in capitolo nel mondo della gastronomia ( mi riferisco a quelli che vengono pagati per dire se una cosa è buona oppure no).

Ebbene, a fronte di questa riuscitissima operazione di marketing, il Convento non gode di grande considerazioni da parte dei recensori comuni della principale piattaforma dedicata ai ristoranti ( id est: tripadvisor).

Chi ha ragione, dunque?

Chi ha studiato e seguito corsi per insegnare al mondo cosa è buono e cosa no oppure chi magna e basta?

La location  che ospita Al Convento, invero, è molto bella.

Trattasi nella specie di un ex convento del ‘600/700  impreziosito da oggettistica di un certo livelli, spazi ampi e una terrazza panoramica sulla via principale di Cetara.

E’ di fatto nu bigiù che crea tante aspettative.

E’ davvero un peccato, quindi, dover constatare  che l’approssimazione la faccia  da padrona.

Lo si nota non appena arrivano i camerieri, a volte stranieri, che non sanno nemmeno cosa stanno servendo  e lesinano non poco su ogni espressione che possa essere in qualche modo empatica.

Detto in soldoni:  sono assai scorbutici!

Comunque, se il cibo fosse del livello promesso ( e pubblicizzato) il cliente se ne farebbe sicuramente una ragione ( esattamente come se ne  farebbe una ragione persino delle bottigliette d’acqua da mezzo litro  pagate 2 euro ciascuna, ndr).

Solo che ciò capita sempre più di rado, soprattutto da quando ‘o padrone è perennemente in viaggio e pensa a seguire Oscàr a Roma e Milano.

Invero i piatti sono essenzialmente quelli della tradizione cetarese, piatti in cui le alici e il tonno sono i grandi protagonisti dagli antipasti ai secondi.

Sono difatti gli ingredienti principali di buona parte del menù, come è nel caso  dei citati spaghetti con la colatura di alici, della genovese di tonno,  del tonno alla piastra,  della tagliata di tonno alle erbe e dei tortini fritti di alici e provola

Tutto viene servito assieme ad una serie spropositata di erbe.

Intendiamoci,  al Convento non fanno presentazioni “gne gne” con impiattamenti fighetti, ma risultano essere comunque presuntuosi.

Nel senso che hanno la presunzione di presentare piatti genuini della tradizione, ma alla fine non lo fanno e non ci mettono nemmeno l’attenzione giusta per farlo.

E, invero, non dimenticherò mai il mio primo spaghetto con la colatura di alici della mia vita.

Era il 7 novembre del duemila e qualcosa e nel provarlo pensai: ‘sta colatura non sa di niente.

Dopodiché ho avuto l’opportunità di riprovarla altrove e mi sono reso conto che la colatura di alici ha, invece, un sapore deciso e forte che va dispensato con sapienza.

Cosa avevo provato al Convento, dunque ?

Col senno di poi mi sono reso conto che erano spaghetti ebbbbbasta praticamente in bianco. Si erano cioè scordati di aggiungere l’ingrediente che caratterizza i suddetti spaghetti.

Ciò premesso, a parte questo evento spiacevole – che comunque non resta isolato –  devo ammettere che al Convento non ho riscontrato nemmeno la voglia di riscattarsi su altre pietanze.

Si mangia tutto sommato con un livello medio-basso a prezzi medio-alti in una location che, per quanto è bella, meriterebbe di volare altissima.

In conclusione quindi, ritornando alla domanda posta all’inizio di questa recensione relativa a  chi abbia ragione nella querelle indiretta tra i critichi gastronomici e mangiatori comuni,

io nel dubbio mi schiero sempre con quest’ultimi!

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