Facebook e l’occhio di Sauron.

pensa_come_vuoi_ma_pensa_come_noi

  • Con Facebook  c’è ancora la possibilità di esercitare la libera manifestazione del pensiero?
  • Antefatto

Voglio parlare di facebook e della libertà di manifestazione del pensiero. Voglio cioè parlare della libertà di dire senza dover chiedere il permesso.

Ultimamente  infatti mi  è capitato un fatto molto antipatico sulla pagina facebook del blog (  https://www.facebook.com/ilnarrabondo  ) con un articolo, cui tengo molto, in cui si è osservato come Fiume -insignita del titolo di capitale europea del 2020 –  abbia presentato un calendario di eventi in cui la cultura italiana è del tutto scomparsa. Assurdo per  chi può fregiarsi della qualifica di  capitale europea della cultura  e che, fino al 1947, era italiana.  In detto articolo si  è accennato all’irredentismo, alla presa di Fiume dannunziana, all’esodo istriano e poi alle foibe.  Si è altresì evidenziato che è offensivo che il sindaco di Fiume abbia fatto esporre una stella titina gigante su un grattacielo. E’ un po’ come se il sindaco di Berlino facesse esporre una svastica gigante davanti alla porta di Brandeburgo. Sarebbe mai consentito?  Si è trattato dunque di un post polemico, ma comunque garbato nell’uso delle parole e con un registro linguistico per nulla offensivo. Lo potete leggere qui e vi invito a farlo: “Fiume è capitale europea della cultura ma la chiamano Rijeka

  • Fatto  

Ebbene, fatta questa doverosa premessa, dovete sapere che ogni volta che sul narrabondo viene pubblicato un nuovo articolo, esso viene riportato automaticamente anche sulla pagina facebook ad un orario ben definito ( di solito attorno alle 11.00 di mattina). Nel caso dell’articolo in esame è però successo un fatto sconveniente e molto sgradevole: l’algoritmo di facebook ha impedito che il post apparisse nella home di chi segue la pagina del narrabondo. Dunque non è stato visualizzato.

Dopo due giorni ho così provveduto a riproporre  il medesimo articolo, ma anche nella specie si è verificata una situazione del tutto simile. Infine ci ho riprovato per la terza volta, ma anche in quest’ultima occasione l’esperimento non è andato a buon fine. Strano, molto strano. Anzi sospetto: nel diritto penale – quando tre indizi sono gravi, precisi e concordanti – essi possono provare un fatto. Nella specie abbiamo anche un elemento di prova ulteriore: gli altri articoli che ho inserito sulla pagina in questi giorni hanno rispettano pienamente la media di visualizzazioni che di solito vengono riscontrate.

  • Facebook e la libertà di espressione

Perché dunque quell’articolo non piace all’algoritmo di facebook? Cosa vi trova di sconveniente? Cosa  che c’è che non va nel discutere di Fiume, cultura italiana, esodo istriano e foibe? Cosa non ama fb di D’Annunzio? E soprattutto perché in un mondo in cui si può scrivere davvero di tutto senza freni inibitori bisogna poi chiedere a facebook l’approvazione per scrivere di Fiume e di cultura italiana?

E’ sinceramente una circostanza allarmante che rende spaventosamente attuale il tema della libera manifestazione del pensiero e della difesa dei principi democratici. Facebook, infatti, non è una semplice piattaforma privata, ma una piattaforma privata che lucra con i nostri dati sensibili e le nostre idee permettendosi di dire cosa va bene e cosa no. Tutto questo però è inaccettabile: ormai facebook è diventato uno dei principali canali di comunicazione. Su fb infatti si conducono campagne elettorali, si scambiano articoli, si promuove l’economia, si commentano i fatti di cronaca. Cosa succede dunque se facebook inizia a fare il tifo per chi gli è simpatico ? Chi può fermare la discrezionalità di uno occhio che vede tutto e ci governa?

Se ricordate il signore degli anelli saprete che Sauron è  il malvagio signore della terra di Mordor, di cui non si sa nemmeno come sia fatto, che vuole corrompere ogni creatura per conquistare l’anello e diventare padrone assoluto. Un padrone che controlla menti e azioni in grado di vedere tutto col suo occhio. Il rischio dunque è che facebook sia come Sauron se non si interviene a livello normativo al più presto.

  • Facebook e la presunzione di colpevolezza: una ideologia pericolosa.

Del resto negli ultimi due anni facebook ha intrapreso delle iniziative abbastanza controverse oscurando pagine e profili in tutto il mondo – dalla Spagna alla Russia, dalla Germania all’Argentina – di leader politici non inclini ad un certo  mainstream. Tra  le pagine oscurate  figurano sia quelle che sostenevano l’unità della Spagna contro il separatismo catalano che quelle facenti capo a  dirigenti di Vox, che attualmente è il terzo partito in Spagna. Facebook in proposito ha dichiarato di aver adottato tali provvedimenti sanzionatori non per una frase o un’asserzione censurabile e diffamatoria in particolare, ma semplicemente perché quelle persone non sono state ritenute gradite. E’ dunque facebook un circolo privato in un cui accede solo su invito? Se è così, mettiamoci d’accordo per favore!  Mi sa che negli anni scorsi eravamo stati convinti del contrario. Era forse un inganno?

  • Facebook e il fascismo.

Ultimamente dei provvedimenti del genere sono stati adottati anche in Italia con la chiusura di migliaia di profili appartenenti a dirigenti di movimenti extraparlamentari ( Casapound, Forza Nuova, etc..). Anche nella specie a queste persone non è stata contestata una condotta specifica o una violazione delle regole di netiquette, ma semplicemente l’adesione ai suddetti movimenti. In seguito a ciò, è stato presentato ricorso d’urgenza al tribunale  che, con ordinanza, ha accolto le ragioni degli istanti condannando facebook a riaprire i profili e a pagare una somma per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento. Il tribunale dunque, investito dell’esame della questione, ha ritenuto sussistere le ragioni di chi si è visto  oscurato da facebook (il fumus boni juris )  e la necessità che si riattivino i profili alla svelta ( il periculum in mora ); con ciò di fatto affermando che facebook non è una piattaforma che può fare come gli pare, ma svolge una funzione sociale utile per la collettività. Dunque è assoggettata ai principi superiori consolidati nel nostro ordinamento.  Ad oggi tuttavia  – benché siano passati due mesi – facebook non ha dato esecuzione al provvedimento e anzi ha presentato reclamo contro l’ordinanza cautelare. Negli ultimi giorni però c’è stata un’altra condanna: nelle Marche un avvocato ha ottenuto un risarcimento di 18mila euro perché facebook gli aveva cancellato una foto risalente al ventennio fascista. Nella specie non si trattava di una esibizione apologetica  del fascismo, ma semplicemente di una foto che risale ad un periodo storico che c’è stato e non si può cancellare anche solo per discuterne ( nel bene o nel male). Così agendo, tra l’altro,  è facebook ad affermare una pericolosa ideologia totalitaria.

  • La censura attenuata

Nel mio caso il fascismo non c’entra un fico secco, non c’è stata alcuna cancellazione di post e è stata adottata alcuna sanzione ( almeno apparentemente). Semplicemente l’algoritmo di facebook ha deciso che quello che avevo scritto …. non meritava di essere visto dai miei lettori. Se ci pensate, è ancora più grave per certi versi, perché è irrispettoso sia verso l’autore del post che verso la capacità di discernere dei lettori.. Perché significa che facebook si arroga il diritto di scegliere  al posto vostro e vi  impone cosa  leggere e cosa non  leggere.

Ebbene, io posso pure accettare che ciò che scrivo sia considerato una scemenza, ma non deve essere l’algoritmo di facebook a deciderlo. La scelta di leggere o non leggere,  nonché di giudicare positivamente o negativamente ciò che  scrivo deve infatti rientrare esclusivamente nelle facoltà dei miei lettori.

E questo aspetto deve esser chiarito immediatamente al grande occhio..

PER MAGGIORI DETTAGLI sulla libertà di espressione  su facebook e l’ultimissimo episodio rilanciato dai giornali:

Facebook condannata per aver rimosso una foto

8 commenti

  1. Questione di algoritmi, come dici giustamente tu.
    Nessuno si è messo “manualmente” a rimuovere il tuo articolo, ma si tratta probabilmente di alcune “keywords” che hanno fatto scattare in automatico la censura, perché di censura si tratta.

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  2. Credo tu abbia molta ragione. Un conto è l’algoritmo (come quello di Google) che indirizza anche e soprattutto per fini commerciali. Come si accorgono che sei stato in un posto parte la selezione di tutto ciò che può essere affine. Ma se la selezione riguarda anche il pensiero 😨
    Un saluto.

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  3. La questione dell’algoritmo e quella della censura – diciamo così – di certe pagine sono due questioni diverse, per come la vedo io. In un certo senso l’algoritmo è peggiore perchè non ci puoi discutere, nell’altro caso ci può essere ricorso al tribunale o altro modo di interagire magari con un gestore in carne ed ossa. Non amo la censura, però gli algoritmi mi mettono l’ansia perchè, Facebook a parte, possono essere davvero limitanti in tanto ambiti, basta non rientrare nei parametri stabiliti.

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    • Esatto. Hai colto il punto. L’algoritmo sceglie che idea può essere veicolata, che articolo puoi leggere, che informazione puoi percepire. Siamo dunque schiavi di un algoritmo? Io penso che sia necessario intervenire con dei provvedimenti legislativo che disciplinino una volta per tutte come queste piattaforme STRANIERE debbano operare in Italia. Di certo non mi sta bene farmi educare da un algoritmo!

      Ciao 🙂

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