Fiume è capitale europea della cultura 2020, ma la chiamano…Rijeka

Il 10 febbraio 1947, con la sottoscrizione del trattato di Parigi, l’Italia – parte sconfitta della seconda guerra mondiale – cedette definitivamente alla Jugoslavia territori che parlavano italiano: il Carnaro, la provincia di Zara, l’Istria, il carso triestino e goriziano e l’Isonzo. Trieste, invece, rimase in un limbo fino al 1954. Decine di migliaia di italiani giuliano-dalmati si videro così confiscati tutti i loro beni e furono costretti all’esodo forzato. Si trattò di una vera e propria diaspora con la vergogna – verificatasi alla stazione di Bologna –  di aderenti al PCI che negarono l’acqua e sputarono addosso agli stessi esuli fermi lì col treno. Nel mentre si verificava  altresì la tragedia delle foibe, già in atto da 3 anni, con  altre migliaia italiani ( la stima è tra 15 e 30mila circa)  gettati nelle cavità carsiche da partigiani jugoslavi agli ordini di Tito.

Il metodo normalmente era questo: si legavano due persone, si sparava ad una di esse, si gettavano entrambe in una foiba  per decine di metri e si lasciava agonizzante – nel buio completo – chi non era stato colpito dal proiettile.   Per subire questa condanna a morte bastava essere italiani, come nel caso della studentessa  Norma Cossetto.

Come è detto, fino al 2004 – anno della istituzione con legge dello stato della giornata del ricordo – di questa immane tragedia non si poteva parlare e sulle enciclopedie la foiba era definita una cavità carsica senza alcun accenno ad altri eventi. Addirittura   il presidente della repubblica italiana Sandro Pertini andò al funerale del maresciallo Tito e tuttora subumani negazionisti o addirittura giustificazionisti infangano la memoria degli esuli e delle vittime delle foibe.

Tanto premesso, in seguito alla firma del trattato di Parigi, Tito impose in primo luogo la jugoslavizzazione dei nuovi territori acquisiti, storicamente vicini a quella che era stata la  Repubblica di Venezia,  con la cancellazione di ogni traccia della cultura italiana.

legionari_fiume

Così tutti i nomi delle città di Istria e Dalmazia ( ma anche i cognomi italiani)  vennero cambiati.

Tra questi territori anche Fiume, città simbolo della impresa dannunziana del 1919, che  allora aveva  50.000 abitanti di cui 48.000 italiani costretti all’esilio. Da quel momento Fiume  si trasformò così in  Rijeka, dando così ragione postuma a Guido Keller  che – da attore intrepido quella impresa a Fiume – per protestare contro una parziale resa con il trattato di Rapallo, volò nel 1920 su Roma lanciando  su Montecitorio  un pitale con rape e carote accompagnate dalla scritta:  “Al Parlamento e al Governo che si regge con la menzogna e la paura, la tangibilità allegorica del Loro valore”.

Ciò detto, dal primo febbraio 2020 la croata Rijeka  è stata ufficialmente investita,  assieme a Galway in Irlanda, del riconoscimento di  “capitale europea della cultura” per il 2020.

E’ la prima volta che avviene per una città croata, soprattutto in considerazione della circostanza che la Croazia ha aderito all’Unione Europea solo 7 anni fa. Per questo motivo  Rijeka- che succede a Matera – quest’anno sarà interessata da grandi manifestazioni e da eventi.

Certe domande però viene naturale porle: di quale cultura si parlerà a Rijeka, oramai terza città della Croazia? 

  • Si parlerà degli eroi irridentisti ?
  • Si parlerà di Cesere Battisti, Nazario Sauro,  Guglielmo Oberdan, Damiano Chiesa, Fabio Filzi e Francesco Rismondo ?
  • Si parlerà  della impresa di Fiume   – di cui l’anno scorso ricorreva il centenario –  con D’Annunzio alla guida di circa 2.500 legionari?
  • Si parlerà dello “stato libero di Fiume” che fu un esperimento  di governo incredibile per l’epoca con ad esempio la carta del Carnaro, costituzione con il riconoscimento di diritti  sociali di straordinaria attualità ?
  • Si parlerà di Pola, Ragusa la Bella e Zara ?
  • Si parlerà, più semplicemente, degli istituti di cultura italiana, delle scuole italiane e delle associazioni italiane di Fiume di cui ancora si conserva memoria?

Si parlerà dunque di tutto ciò che c’era prima di Rijeka ed è stato cancellato da un dittatore sanguinario per via una specifica ideologia, oppure si continuerà a cancellare la cultura italiana dalla storia?

No, vi preciso sin da subito che la scelta al riguardo è stata netta: il programma ufficiale delle manifestazioni prevede solo eventi che riguardano specificatamente la cultura croata.

Si badi, non si eccepisce la dimenticanza sull‘esodo giuliano-dalmata, sulle foibe e sullo svuotamento di Fiume ( ripeto: su 50mila abitanti ne rimasero 2mila ), perché lo stato croato ignobilmente continua a fare spallucce sul punto, ma l’omissione totale di quella che è la storia di Fiume / Rijeka. 

Non è  dunque ignobile continuare a cancellare volutamente la memoria sebbene la Croazia sia divenuta una nazione democratica  e sia entrata a far parte della UE?

E, soprattutto, l’Italia come si pone?  I suoi rappresentanti alzeranno mai il ditino per  affermare “guagliò, su Fiume possiamo dire due parole” ?  Giusto due eh, non di più!

Per farvi capire qual è la situazione  attuale, basti però considerare che il sindaco di  Rijeka  ha pensato bene di  far apporre all’esterno dell’ultimo piano di un grattacielo   risalente agli anni ’40 – peraltro opera dell’architetto triestino Umberto Nordio –  una gigantesca stella rossa in cemento protetta dal vetro.   Per presentare questa “opera” dell’artista Nemanja Cvijanovićl  è stato scritto che si tratta di un monumento “volto a  difendere  una precisa epoca storica“.  L’epoca cioè dell’odio etnico anti-italiano, delle rappresaglie, delle angherie, dello sterminio, della follia ideologica. 

E’ questa una forma di cultura moralmente accettabile che merita addirittura un riconoscimento da parte delle istituzioni comunitarie ?
Possibile che in Italia nessuno abbia niente da dire su chi si presenta all’Europa rivendicando una continuità con chi sterminò migliaia di italiani?

P.S.  Istria, Fiume e Dalmazia né Slovenia, né Croazia.

Si consiglia di vedere, per un più serio approfondimento, il bel servizio realizzato da Tg2 Dossier e andato in onda l’1.02.2020: ecco il link

 

Di là dall’acqua – Compagnia dell’anello ( testo).

Nave che mi porti sulla rotta istriana,

Nave quanti porti hai visto, nave italiana,
Nave che attraversi il golfo di Venezia,
Agile vai avanti anche solo per inerzia.
Portami veloce sulla costa polesana,
Corri più in fretta come una volpe verso la tana,
E tu signora bella non sarai più sola:
Danzeremo insieme nell’arena di Pola.
Ascolta in silenzio la voce delle onde
Ti porterà sicura verità profonde
Perché in Istria non ti sembri strano:
Anche le pietre parlano italiano,
Anche le pietre parlano italiano.
Siamo nel Quarnaro e sempre più vicini
Solo ci circonda la danza dei delfini.
E poi Arbe e Veglia ci guardano passare,
Anche dopo cinquant’anni non si può dimenticare.
Ascolta in silenzio la voce delle onde
Ti porterà sicura verità profonde
Perché in Dalmazia non ti sembri strano:
Anche le pietre parlano italiano,
Anche le pietre parlano italiano.Nave che mi porti sulla rotta di Junger,
Nave quanta gente è scappata da Fiume
Pensa agli stolti che in televisione
Chiamano Dubrovnik Ragusa la bella.
Ascolta in silenzio la voce delle onde
Ti porterà sicura verità profonde
Perché in Italia non dimentichiamo
Quanto ha sofferto il popolo istriano,
Perché in Italia non dimentichiamo
Quanto sta soffrendo il popolo istriano

 

4 commenti

  1. […] Ultimamente  infatti mi  è capitato un fatto molto antipatico sulla pagina facebook del blog (  https://www.facebook.com/ilnarrabondo  ) con un articolo, cui tengo molto, in cui si è osservato come Fiume -insignita del titolo di capitale europea del 2020 –  abbia presentato un calendario di eventi in cui la cultura italiana è del tutto scomparsa. Assurdo per  chi può fregiarsi della qualifica di  capitale europea della cultura  e che, fino al 1947, era italiana.  In detto articolo si  è accennato all’irredentismo, alla presa di Fiume dannunziana, all’esodo istriano e poi alle foibe.  Si è altresì evidenziato che è offensivo che il sindaco di Fiume abbia fatto esporre una stella titina gigante su un grattacielo. E’ un po’ come se il sindaco di Berlino facesse esporre una svastica gigante davanti alla porta di Brandeburgo. Sarebbe mai consentito?  Si è trattato dunque di un post polemico, ma comunque garbato nell’uso delle parole e con un registro linguistico per nulla offensivo. Lo potete leggere qui e vi invito a farlo: “Fiume è capitale europea della cultura ma la chiamano Rijeka” […]

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  2. Molto bello questo articolo, però fa anche arrabbiare se si pensa a ciò che si è perduto per sempre e che i croati non sono cambiati per nulla nel loro atteggiamento

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