7 borghi italiani da scoprire a piedi

7 borghi italiani da scoprire a piedi: itinerari tra storia, silenzi e sapori autentici.

L’Italia è il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. 

Ehm ehm, scusate. Anzi, mi consentiate: se l’incipit mi sembra già noto, perdonatemi: a volte mi piace fare il simpatico (senza raccontare barzellette). In questo articolo mi diletterò a fare ciò che mi piace: raccontare l’Italia dei cammini, l’Italia lenta, l’Italia vera. Non parlerò di borghi noti, ma di località di nicchia. Parlerò di un’Italia che non si vede dal finestrino di un’auto lanciata in autostrada. È un’Italia che respira piano, fatta di pietre consumate dal tempo, panni stesi che sventolano come bandiere di pace e l’odore del sugo che borbotta dalle finestre socchiuse.

Viaggiare a piedi non è solo una questione di chilometri; è un cambio di frequenza. Per un Narrabondo, il borgo non è una meta, ma un labirinto in cui è un piacere perdersi. Ecco sette borghi italiani dove le scarpe da trekking sono più utili di un navigatore satellitare.

1. Civita di Bagnoregio (Lazio) – La città che muore, ma che ti insegna a vivere

Arrivarci è un rito: un lungo ponte sospeso nel vuoto che ti separa dal caos del mondo moderno.

L’itinerario: Una volta varcata la porta Santa Maria, dimentica la mappa. Sali verso il belvedere che affaccia sui calanchi.

L’assaggio Narrabondo: Fermati in una delle piccole cantine scavate nel tufo per un bicchiere di Est! Est!! Est!!! e un crostino con olio della Tuscia. Il sapore della terra qui è più forte del vento.

2. Santo Stefano di Sessanio (Abruzzo) – Il silenzio di pietra

Nel cuore del Gran Sasso, questo borgo è un inno alla resilienza. Camminare tra i suoi vicoli coperti (i “sporti”) ti fa sentire protetto dal tempo.

L’itinerario: Dal borgo parte il sentiero verso la Rocca di Calascio. È una camminata che ti toglie il fiato, non per la fatica, ma per la bellezza cinematografica del paesaggio.

L’assaggio Narrabondo: La zuppa di lenticchie di Santo Stefano (presidio Slow Food). È un piatto povero che ti riscalda l’anima prima della discesa.

3. Corinaldo (Marche) – Tra mura intatte e passi lenti

Eletto borgo più bello d’Italia, Corinaldo è circondato da mura che sembrano abbracciarlo.

L’itinerario: Sali i cento scalini della “Piaggia”, la maestosa scalinata con il Pozzo del Polenta. Ogni scalino è un pezzetto di storia medievale che ti sussurra alle orecchie.

L’assaggio Narrabondo: I “passatelli” in brodo. Una pasta ruvida, sincera, che sa di casa e di domeniche in famiglia.

Gerace (Calabria) – La città delle cento chiese

Arroccata su una rupe di calcare nel Parco dell’Aspromonte, Gerace è un viaggio nel Mediterraneo più profondo.

L’itinerario: Parti dalla Cattedrale normanna e scendi verso le botteghe dei vasai. Qui il rumore è quello dello scalpello sulla pietra o del tornio che gira.

L’assaggio Narrabondo: La granita al bergamotto. Aspra e profumata, è l’essenza stessa della Calabria che non ti aspetti.

Mia mamma a Gerace ha dedicato un articolo molto fortunato pubblicato qui sul blog. Si tratta del suo itinerario di 7 giorni in Calabria. Non perdetevelo: è molto approfondito. Mia mamma era amalfitana doc, ma aveva anche sangue calabrese e mi ha sempre raccontato delle trasferte per raggiungere i parenti quando non c’era l’autostrada. Purtroppo non abbiamo mai visitato assieme la Calabria come avremmo dovuto.

5. Glorenza (Alto Adige) – Un gioiello in miniatura

È la città più piccola dell’Alto Adige, completamente cinta da mura. Camminare sotto i suoi portici ti riporta direttamente nel Rinascimento. Io l’ho adorata sin dal primo passo e persino il caffè peggiore mai bevuto è diventato delizioso con una passeggiata in questo borgo. A Glorenza, peraltro, ci sono stato con i miei genitori durante il covid. E’ stato l’ultimo grande viaggio che ho potuto fare assieme a mia mamma e non potrò mai dimenticarlo.

Il Trentino Alto Adige per me bambino è stato per anni una tappa fissa che non ho mai dimenticato. Volerci ritornare da adulto è stato un ritorno alle proprie origini e mi ha consentito di fare un tuffo in un passato che non torna più proprio assieme ai miei genitori. Il sapore dello speck, le passeggiate in montagna, i ritmi lenti, l’aria pura. Tra le fotografie della mia infanzia questa terra occupa un posto d’onore.

MI RACCOMANDO, NON DIMENTICATE DI LEGGERE L’ARTICOLO CHE HO LINKATO: scrivo anche di Glorenza.

L’itinerario: Segui il camminamento lungo le mura e poi perditi nelle stradine che portano verso il fiume Adige.

L’assaggio Narrabondo: Lo speck affumicato con il pane di segale “Schüttelbrot”. Croccante, speziato, perfetto per ricaricare le pile.

6. Dozza (Emilia-Romagna) – Il borgo dipinto

A pochi chilometri da Imola, Dozza è una galleria d’arte a cielo aperto dove i muri raccontano storie grazie ai murales della Biennale del Muro Dipinto.

L’itinerario: È un trekking urbano. Ogni angolo nasconde un’opera d’arte. Finisci il tour alla Rocca Sforzesca.

L’assaggio Narrabondo: Una sosta all’Enoteca Regionale, proprio nei sotterranei della Rocca. Un calice di Albana di Romagna è d’obbligo.

7. Erice (Sicilia) – Dove le nuvole si fermano a colazione

Sospesa sopra Trapani, Erice è un borgo di nebbia e miti, dove il mare si vede da ogni feritoia.

L’itinerario: Il periplo delle mura elimo-puniche. Un sentiero panoramico che mescola la salsedine del mare all’aria pungente della montagna.

L’assaggio Narrabondo: La Genovese di Erice. Una frolla calda ripiena di crema pasticcera. Mangiarla guardando le Egadi dall’alto è un’esperienza religiosa.

Conclusioni: Perché camminare fa bene alla storia

Visitare questi borghi a piedi non è solo un modo per evitare lo stress del parcheggio. È un atto di rispetto verso luoghi nati per una velocità diversa. È l’unico modo per accorgersi di un dettaglio su un portone o per scambiare due parole con l’ultimo artigiano rimasto in piazza.

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