Rapina in banca

Gentile cittadino,

gentilissimo solerte cittadino che ieri – passeggiando per il Vomero – hai notato che era in corso una rapina in una banca, perché hai chiamato i carabinieri?

Dimmelo, per favore.

Perché lo hai fatto e non ti sei fatto gli affari tuoi?

Sai, anche io un tempo ero un irreprensibile cittadino come te, ma poi ho capito – a mie spese – che non si può fare il passo più lungo della gamba.

Sappi che per colpa tua ora è notorio che siamo del tutto indifesi e, se scoppia una guerra, dovremo per forza arrenderci alla prima miccetta.

Ieri lo stato ha mostrato in maniera palmare quanto sia debole e, soprattutto, quanti problemi possa arrecare la sua inefficienza.

Se il citato solerte cittadino di ieri alle 11.30 del mattino non avesse chiamato i carabinieri, probabilmente la rapina sarebbe durata pochi minuti e l’intero quartiere non sarebbe stato presidiato per tutta la giornata.

Invece centinaia di uomini sono stati impegnati a presidiare l’area, mentre i rapinatori dapprima fingevano di voler trattare la resa e poi si davano alla fuga senza farsi scoprire.

Non stiamo parlando di James Bond, ma di un gruppuscolo di rapinatori disperati che – per quanto esperti – potrebbero tranquillamente essere fermati.

E, invero, quando le teste di cuoio hanno fatto scattare il blitz,

erano ormai le 17.30 e i rapinatori erano già fuggiti da tempo.

Ma perché sorprendersi?

Mi sembra ovvio che fossero andati via già all’ora di pranzo: ad una certa ora viene sempre un po’ di fame.

E allora, caro cittadino, anzi cari cittadini, imparate la lezione e fatevi furbi: se l’esercito che ci troviamo è di questa risma, lasciatelo pure bivaccare – a spese del contribuente – per l’intera giornata al bar e non disturbatelo.

Non rendete noto agli aspirati criminali/terroristi o a capi di stato guerrafondai e pazzi in quali mani siamo.

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