Torno bambino.
La mia vita è tutta incentrata su una palla a spicchi e un canestro.
Inizia bim bum bam, inizio a guardare i cartoni, mangio l’acqua trasformata in ghiaccio nel bicchiere regalato dalla nutella, ma non aspetto altro che arrivi l’ora dell’allenamento.
Mamma, come sempre, mi accompagna con la macchina. Mi porta e poi mi viene a riprendere.
Talvolta si ferma pure a vedere l’allenamento o la partita.
È lì sulle gradinate in cemento spesse che i più grandi usano per fare i salti.
Se ci penso, la vedo ancora lì.
Eppure do sempre per scontato la sua presenza, la presenza di una persona allergica a qualsiasi sport o attività fisica che però mi accompagna sempre.
Che bello che è avere i propri genitori che ti guardano e sono felici se tu sei felice.
E sono felici se ti vedono gioire per un canestro. “Sì, ce l’hai fatta. Evviva”!
Tante sofferenze, tanti problemi, tanti impedimenti non hanno consentito di continuare a esultare per i tanti canestri che dovrebbero caratterizzare la nostra vita e le arrabbiature hanno rubato il tempo che è necessario mangiarsi fino all’ultima micro-particella come se il tempo ha una sua sostanza.
Mamma mi manchi. Mi manchi immensamente. Mi manchi sempre più e mi manca tutto ciò in cui ci sei anche tu.
Non posso credere. Non posso pensare. Non posso respirare. Ho bisogno di te.
Le mamme non dovrebbero mai allontanarsi dai propri figli, dovrebbero sempre seguirli e accompagnarli ed è una cosa inaccettabile, anzi inumana saperle lontane.
Non posso assolutamente sopravvivere all’idea che non mi guardi più e non gioisci con me.
Accompagnami a fare allenamento, forza.