Lo stato di brezza.
Ieri notte ho rivisto con piacere un film con Silvio Orlando cui sono molto legato. Il film in questione è auguri professore e si conclude con il protagonista che parte in treno leggendo gli appunti di un vecchio alunno. Mentre scrivo anche io sono in treno e dinanzi a me si dispiega un tramonto rosso e infinito che si può ammirare solo quando la natura si risveglia. Il mio viaggio, lento e sussultorio, mi impone tuttavia di riflettere sul senso di quel film, un film che si incentra su un professore, ormai deluso e vinto dall’immutabilità del sistema scolastico, che ricorda gli inizi della sua carriera quando gli ardori giovanili lo inducevano a stimolare i suoi studenti perché “rendere intelligenti lo rendeva ancora più intelligente”. In questo momento della mia vita anche io ho deciso di tirare a campare. I miei ideali – forti e imperituri – ci sono sempre, ma so anche che ogni aspetto della vita va ricondotto ad uno specifico contesto: non si puó fare la rivoluzione da soli. So anche però che non si può nemmeno accettare di essere circondati dalla mediocrità per sempre. La mediocrità rende mediocri e va subita il meno possibile. Per questo motivo ammiro profondamente chi in ogni caso ci prova ad osare, sia pure solo per ingenuità: il bel tramonto che accompagna un tragitto, invero, non può durare per sempre e va colto al momento. Bisogna, insomma, cogliere lo stato di brezza e – esattamente come bel film – biasimare chi vuole censurarci e correggere la brezza con l’ebbrezza. Brezza ed ebbrezza, del resto, evocano due concetti diversi. Quest’ultimo fa riferimento ad uno stato connotato dalla mancanza di controllo, ad una situazione di impoderatezza e alterazione soggettiva che non corrisponde alla realtà oggettiva. La brezza, invece, è un venticello flebile e costante che ci ridesta e ci fa essere lucidi. È fondamentale provare lo stato di brezza perché, grazie alla brezza, è possibile ridestarsi e fare grandi cose. Ciò non significa, come magari credeva il giovane professore del film all’inizio della sua carriera, cambiare il sistema in toto, ma richiede una corsa anche solo per conquistare un bel tramonto. In un mondo dominato dalla tecnica, del resto, ritengo che sapersi gustare un tramonto unico e irripetibile sia di per sè un atto rivoluzionario che sfugge al conformismo e a ciò che più distrugge l’uomo: mettersi sullo stesso piano di una macchina accettando di essere controllati.
Ossequi.
S t D