Siviglia non è la vera spagna (diario del cammino portoghese).

Cos’è la fortuna? La fortuna è quando lasci la Galizia con il bel tempo e atterri a Siviglia circondato da nuvole che rendono la città meno rovente del solito. Il nostro arrivo, tuttavia, non è felicissimo: la Ryanair mi ha fatto imbarcare lo zaino e  per rivederlo sui nastri dell’aeroporto del capoluogo andaluso ho dovuto aspettare più di mezzora. Tempo che mi è servito per ricordare tutti gli stereotipi che gli spagnoli mi hanno raccontato sulla voglia di lavorare che hanno gli andalusi, nonché per pensare al gruppo di turigrini sivigliani che sul cammino mi ha dato tanto fastidio.

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Nel frattempo è già l’una e mezza di notte e sia io che Antonio siamo stanchissimi.   Fortunatamente il nostro ostello è centralissimo e dalla finestra della nostra camera affacciamo direttamente su avenida de la costitucion e la cattedrale più grande della Spagna. Eran 5 anni che desideravo visitare l’Andalusia, una delle pochissime regioni della Spagna che non ho mai potuto vedere. Ci sarei dovuto andare quando ho trascorso l’erasmus ad Alicante, ma l’aver dovuto anticipare il mio ritorno mi ha sempre impedito di mettere piede nella città  in cui vanno praticamente tutti gli italiani. Certo, avrei preferito organizzare un viaggio ad hoc per visitare l’Andalusia come meriterebbe, ma – dopo 5 anni di attesa – è meglio accontentarsi di fare scalo a Siviglia e di visitarla per un paio di giorni.  Tanto più che Antonio è mentalmente stanco al termine di un viaggio complesso che per lui sarebbe dovuto finire almeno 4 giorni fa e non so se si godrà quest’ultima sosta.

Ciò premesso, Siviglia  – almeno per me – non rappresenta la vera Spagna come, invece, è nell’immaginario collettivo. Per me la vera Spagna è nella comunidad valenciana, in Galicia, in Navarra, Cantabria e Castilla y Leon, non in una regione che – per tradizione, cultura ed etnia –  rimane araba e gitana.

E, del resto, tralasciando ogni considerazione sugli zingari che sono praticamente ovunque e sono bravissimi a fermare ogni turista, è evidente già dalle facce dei passanti che i sivigliani sono degli arabi trapiantati per sbaglio in Spagna!

La città, comunque, non mi impressiona.

Solo l’enorme cattedrale con la torre della Giralda e la ricercatezza della plaza de Espana mi lasciano estasiato. L’alcazar, invece, è per me una piccola delusione. Da vedere sono altresì il moderno e grazioso parasol, la torre de Oro, la Chiesa del Salvador e ovviamente la plaza de toros. Quest’ultima, più in particolare, non è diversa delle altre plazas de toros che ho visto in passato e – per questo motivo – sarebbe più interessante assistere ad  una corrida che prendere parte ad un noioso tour guidato. Molto caratteristici sono altresì i quartieri di Veracruz e di  Triana. Di quest’ultimo, che si trova sull’altra sponda del Guadalquivir proprio di fronte alla plaza de toros, segnalo la via San Jacinto e la via Betis.

Fermo ciò restando,  una visita la meriterebbe anche la casa de pilatos, ma – siccome è un piccolo alcazar – ho preferito non entrarvi. Da evitare come la peste è, invece, il museo della scienza.

CONCLUSIONE. SIVIGLIA VOTO 7,5 

Di Siviglia, comunque, mi rimarranno impresse le ceramiche e gli azulejos. Come ho scritto qualche pagina fa, questa città ha molti punti i in comune con Porto.

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Pubblicato da narrabondo

A volte viaggio, altre volte mangio. Di solito respiro. Da quando ho percorso il cammino di Santiago per la prima volta, ho deciso che il mondo è più bello se visto a piedi. Se visito una città, raramente prendo un autobus o una metropolitana. La trovo una perdita di tempo che impedisce di godere appieno del viaggio. Sono nato a Napoli e, anche se ormai vivo lontano, continuo ad amarla profondamente. Conosco la Spagna come le mie tasche, ma continuo a trovare sempre una scusa per tornarci e viverla. Ciò nonostante ogni tanto però fingo di interessarmi a qualche altro paese e ne scrivo. Scrivo pure di roba da mangiare e ristoranti, ma è solo una scusa per giustificare la mia pancia.

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