Una settimana alle Eolie

7 giorni alle Eolie

In questo articolo proverò a sintetizzare tutte le informazioni necessarie per organizzare una vacanza di una settimana alle isole Eolie, ovverosia alle isole di Eolo, dio del vento che – secondo la mitologia greca – viveva a Lipari e prevedeva le condizioni del tempo osservando il vulcano dello Stromboli.
E, dunque, dopo aver pubblicato post su cosa vedere a Palermo e nei suoi dintorni, a Catania e zone limitrofe, nonché a Taormina
intendo scrivere nuovamente di Sicilia per dare il giusto tributo ad un arcipelago che non ha di certo bisogno di troppe presentazioni.
In proposito lasciatemi però premettere che si tratterà di un articolo dedicato soprattutto a coloro che intendono alloggiare su una delle isole Eolie e non a chi dispone di una barca propria, ovvero a chi ha la necessità – giorno dopo giorno – di organizzare i propri spostamenti.

I faraglioni di Lipari
  • Sommario, una settimana alle isole Eolie:
  1. Dove si trovano le isole Eolie?
  2. In quale isola alloggiare ?
  3. Cosa vedere alle isole Eolie :
    Lipari
    Vulcano
    Salina
    Panarea
    Stromboli
    Alicudi
    Filucudi
  4. Cosa mangiare alle isole Eolie
  5. Come raggiungere le isole Eolie?
  6. Quanto costa una vacanza alle isole Eolie?
  • 1. Dove si trovano le isole Eolie?

Le isole Eolie sono disposte a forma di y coricata e si trovano in provincia di Messina, a nord della costa siciliana, lungo il canale che ricollega quest’ultima alla Calabria, in particolare a Tropea. L’arcipelago eoliano di fatto è abitato da 14mila persone circa ed è costituito da 7 isole: Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Panarea, Alicudi e Filucudi, oltreché da scogli più o meno grandi che illustrerò di seguito.

  • 2. In quale isola alloggiare?

Per vedere tutte e sette le isole ci vogliono almeno altrettanti giorni effettivi a disposizione . Da un viaggio di una settimana alle Eolie vanno infatti sempre sottratti i tempi necessari per raggiungerle ( per chi non parte dalla Sicilia l’aliscafo ci impiega mezza giornata), nonché dalle condizioni meteomarine.
Peraltro ciascuna isola presenta le proprie peculiarità e merita una attenzione specifica. Non   esiste, dunque, una risposta assoluta alla domanda sull’isola in cui è meglio alloggiare. La risposta dipende dalle proprie esigenze. Chi cerca un’isola vivace e vuole spostarsi agevolmente tra una isola e l’altra, in linea di principio, dovrebbe prediligere Lipari  per via della sua posizione strategica tra l’isola di Vulcano e Salina.
Quest’ultime sono adatte per chi vuole maggiore tranquillità e maggior contatto con la natura. A maggior ragione questa riflessione vale per Stromboli, Alicudi e Filicudi, dove la natura dirompente e la scarsa urbanizzazione consentono di vivere una vacanza di una settimana più intima e riservata. Panarea è, invece, adatta per chi cerca una vacanza più mondana e più vip, attesa la presenza di tante  villette e di locali fighetti pur in assenza di una vera e propria piazzetta che funga da punto di ritrovo.

  • 3. Cosa vedere alle isole Eolie in 7 giorni.

Fatta questa doverosa promessa, in una vacanza di una settimana alle isole Eolie le cose da fare e da vedere non mancano di certo.  Le eolie, infatti, sono isole di origine vulcanica divenute, sin dall’antichità, importanti snodi commerciali per via della presenza di ossidiana, zolfo e allume. Tanto è vero che a Panarea, Lipari, Alicudi e Filicudi sono stati rinvenuti i resti di villaggi preistorici e moltissime testimonianze delle colonie greche, etrusche, fenicie e cartaginesi.

Le eolie, del resto, sono isole di una bellezza strepitosa che fanno da sfondo ad un mare limpido, spesso di color smeraldo, ed offrono trekking affascinanti dal “mare al cielo”.

Vista sui faraglioni di Lipari
  • Lipari, cosa vedere

Lipari, più in particolare, è l’isola di riferimento di tutte le Eolie e vede il suo centro storico tutto sviluppato attorno al porto e ai suoi attracchi. E’ un’isola in cui vivono circa 10mila abitanti, prevalentemente a ponente, essendo in posizione riparata rispetto al vento che in inverno può arrivare ad oltre 100 km/h.

Come già accennato, attorno al suo porto si snodano le strade più importanti dell’isola: “Il corso” e via Garibaldi. Quest’ultima unisce il caratteristico porticciolo di Marina Corta con la cittadella fortificata di Lipari.

In particolare Marina Corta è il secondo approdo più importante dell’isola e dallo stesso partono le imbarcazioni più piccole che fanno da spola con le altre isole. Qui si trovano la Chiesetta delle Anime del Purgatorio e diversi bar / locali con i tavolini all’aperto. Al castello, invece, si accede tramite una scalinata monumentale piuttosto ripida ( ma non è l’unica via d’accesso) in cui si snodano una serie di costruzioni – che costituiscono la cosiddetta civita – di grande interesse. Nello specifico la rocca si erge a 50 m.s.l.m con una notevole cinta muraria.  Al suo interno si trovano testimonianze di tutte le culture che hanno abitato l’isola, a partire dalla necropoli preistorica, un insediamento greco-romano e fortificazioni bizantine,  arabe, normanne, sveve, aragonesi e borboniche. Nel complesso si trovano ben 5 Chiese realizzate in epoche riconducibili al XI e al XVIIII con in particolare la stupenda concattedrale di San Bartolomeo, Chiesa di origine normanna ma  ormai tipicamente barocca.

Nel visitarla mi hanno molto colpito gli affreschi della navata centrale e poi – piccola curiosità – un gattino che dormiva al suo interno rannicchiato al fresco. Accanto vi è poi un monastero benedettino-cluniacense, il monastero del Santissimo Salvatore, dove si nota un chiostro con le colonne e i capitelli ripresi dalle costruzioni romane preesistenti. Da segnalare sono poi  il museo archeologico in cui sono raccolti tutti i reperti ritrovate nelle varie isole ( attualmente occupa alcune ali del castello e della vecchia sede vescovile), nonché un piccolo anfiteatro in stile greco ( sebbene  di recente realizzazione).

Insomma, la visita alla civita per le Eolie costituisce quel valore aggiunto che non può che lasciare un segno nel visitatore.  Tra l’altro, la pur breve passeggiata per le vie centrali di Lipari regalano scorci di grande effetto, grazie a vicoli con casette in cui predominano il color giallo, celeste e il bianco. Inoltre questi vicoli nelle calde serate d’estate sono animati da decine di localini in cui si organizza musica dal vivo.

Le spiagge di Lipari però si trovano in tutta altra zona. Si trovano infatti in località Canneto, piccolo borgo che si sviluppa attorno alla basilica di San Cristoforo e caratterizzato da tantissimi locali.

La costa liparota va, tuttavia, conosciuta dal mare, soprattutto a levante dove si trovano delle insenature che non è possibile vedere da terra. E così, partendo da marina corta e procedendo in senso orario, la prima sosta interessante è davanti alla spiaggia dei fortici, piccola baietta dove l’acqua è verde smeraldo…e i ricci non mancano. Lo specifico perché io mi sono fatto infilzare da uno di essi con grande ( e stoica) sofferenza!

Poco oltre si giunge poi davanti alla punta Crepazza, il punto in cui Lipari è più vicina all’isola di Vulcano. Qui si potrebbe – anzi è consigliabile – proprio dirigersi alla volta di Vulcano, ma per motivi di ordine logico preferisco continuare a descrivervi la circumnavigazione di Lipari.

E ciò anche perché poco oltre si trovano il simbolo dell’isola: i faraglioni di Lipari ( Pietra Lunga e Pietra Menalda) che al tramonto sembrano poter contenere il sole e si colorano quasi di rosso. Poco distante vi è poi il “flauto di Eolo”, una piccola fenditura nella roccia che – quando il vento soffia – produce un sibilio che sembra quasi essere una melodia. Secondo la tradizione i faraglioni sarebbero le rupi erranti citate da Omero nell’Odissea.

Da questo punto in poi la costa si fa più selvaggia e più frastagliate con rocce a picco e una urbanizzazione quasi assente.  E’ a valle y muria che si trova un’altra insenatura con una spiaggetta molto bella. Inizia poi un tratto ricco di grotte e insenature molto particolari che si protrae fino a cala Fico. Se il mare non è agitato, vale la pena entrarvi a nuoto.

Si inizia così ad intravedere Salina, che dista circa due miglia e mezzo da Lipari. Passato un altro capo il giro può dunque quasi concludersi con una sosta alle spiagge bianche, dove una volta vi erano delle cave di pomice e l’acqua diventa di celeste chiaro. Le cave, da lontano, sembrano ancora attive, essendoci tuttora numerosi reperti di archeologia industriale molto belli.

Cava di Pomice, isola di Lipari

Il nome Lipari in greco significa “cosa fruttifera” e deve il suo nome alla pescosità del mare. Oggigiorno però la sua ricchezza per il visitatore è determinata dalla meraviglia che desta: mare, panorami, insenature, archeologia, storia. L’isola principale dell’arcipelago eoliano è davvero stupenda!

  • Vulcano, cosa vedere

Non sono, tuttavia, da meno le altre isole, isole che rendono diversamente affascinante ogni giorno nel corso di una settimana di soggiorno alle Eolie. A cominciare da Vulcano, dove – secondo il mito – vi si trovano le fucine di Efesto, il dio del fuoco.  Nell’antichità era considerata l’isola dei morti, il viatico per gli inferi in cui venivano trasportati i morti dalle altre isole per essere purificati dallo stesso Efesto.

Lipari vista da Vulcano

L’isola, del resto, proprio per questa sua “atmosfera infernale” è stata per secoli disabitata o frequentata dai pirati arabi per essere recuperata prima dai monaci del convento di San Bartolomeo a Lipari solo negli ultimi 4 secoli. Nel mentre sono state avviate attività finalizzate allo sfruttamento del zolfo, attività protrattesi fino al 1888, allorquando ci fu l’ultima eruzione.

L’isola, infatti, è nata dalla fusione di più vulcani, con in particolare   il vulcano della fossa che raggiunge i 386 metri s.l.m. per un diametro di 500 m. Peraltro è collegata da un istmo a Vuncanello, altro vulcano che si è ricongiunto al resto dell’isola solo nel XVI secolo.  

Anche se l’ultima eruzione risale ad oltre 130 anni fa, l’attività vulcanica non è mai cessata. Vi sono infatti numerose fumarole e getti di vapore che consentono, peraltro, di sottoporsi a fanghi sulfurei terapeutici.

Una delle più affascinanti attività da fare a Vulcano è appunto salire sul cratere del Vulcano. In circa 40 minuti è infatti possibile salire fino al cratere godendo di un panorama magnifico anche su Lipari e contestualmente del cratere. Chi voglia percorrere tutto il diametro deve, tuttavia, stare attento alle raffiche di vento e all’odore di zolfo ( in certe zone abbastanza fastidioso). Dopo la scalata, peraltro, è possibile fare “un tuffo” alla spiaggia delle sabbie nere. Il mare qui, a dirla tutta, non è il massimo e l’acqua appare piuttosto torbida, ma la baia è in ogni caso di grande bellezza. Invero però anche per visitare Vulcano non si può non noleggiare una barchetta.

Circumnavigare tutta l’isola vale assolutamente la pena: la costa da Vulcanello allo splendido faro di Gelso è ricca di insenature ed è impreziosita da un mare di mille colori. Si scoprirà così lo scoglio delle sirene – luogo caro ai sub che qui hanno lasciato una statuetta che rappresenta una sirena – la piscina di venere con la sua acqua turchese e la grotta del cavallo. Quest’ultima si chiama così perché al suo interno presenta una roccia a forma di testa di cavallo. Tra tutti gli scorci citati, a dirla tutta, il mio preferito rimane però quello offerto dal faro di Gelso.

Faro di Gelso
  • Salina, cosa vedere

La seconda isola per estensione delle Eolie è Salina, l’unica che non fa parte del Comune di Lipari e che di Comuni ne ha addirittura 3 per un totale di 2300 abitanti circa: Santa Marina di Salina, La Malfa e Leni.

 L’isola, peraltro, deve il suo nome ad un laghetto di acqua salata che si trova in località Lingua – proprio di fronte a Lipari – che anticamente era utilizzato come salina. L’isola in questione, peraltro, è legata a Troisi, che qui volle ambientare il suo “Il Postino”. Di essa colpisce soprattutto la forma conica quasi perfetta e una vegetazione fittissima più lussureggiante rispetto a quello delle altre isole. E’ quasi un muro verde che si staglia sul mare. Salina, del resto, è costituita da sei antichi vulcani e possiede il primo e il terzo rilievo più alto delle Eolie: il monte della fossa delle Felci con 962 metri e il monte dei Porri con 860 metri ( il secondo posto è occupato dallo Stromboli con 926 metri).  

L’isola, peraltro, oltreché per i capperi e i cucunci, è famosa per i suoi vigneti. Qui si produce “la malvasia delle Lipari” e il Salina, due vini che hanno permesso all’isola di affermarsi sul piano economico già nei secoli passati.

Per quanto mi riguarda però Salina si afferma soprattutto per le “granite di Alfredo”, una delle migliori di tutte le Eolie. Il locale, per quanto turistico, merita la sosta, anche perché ciò permette di visitare uno dei borghi più belli dell’isola: Santa Marina. Poco prima, peraltro, vi è la spiaggia di Pollara, la spiaggia de “Il Postino”, purtroppo parzialmente erosa dall’azione del mare. La bellezza di Pollara è tuttavia rimasta intatta, visto che qui il promontorio muore a mare formando un’incredibile arco e la roccia sembra essere stata scavata da uno scalpellino. Peraltro qui è possibile notare le caratteristiche rimesse dei pescatori scavate nella roccia viva.

  • Panarea, cosa vedere 

 Non si può  andare alle Eolie senza passare per Panarea, l’isola più vip dell’arcipelago.  La sua etimologia deriva da Panaràion, ovverosia “ esile”, anche se precedentemente era chiamata Euṑnymos ( cioè “di buon fama”). In una vacanza di settimana alle Eolie vale la pena passare a Panarea almeno una serata ( ci sono diverse compagnie che organizzano il servizio navetta notturno da Stromboli, Lipari e Salina).

 E ciò per un motivo molto semplice: dopo le sei del pomeriggio il caos del turismo giornaliero scema e l’isola acquista un’atmosfera quasi magica fatta di silenzi e di panorami mozzafiato. Percorrerla a piedi in lungo e in largo permette di apprezzarne al meglio la fisionomia e di cogliere che, pur non avendo un proprio centro ( se non davanti allo spiazzale del porto), l’isola è quasi avvolgente. Dopo essere saliti fino alla Chiesetta di San Pietro, Chiesetta bianca impreziosita nello spiazzale d’ingresso da un mosaico a terra, vale la pena fare una passeggiata di circa 20 – 25 minuti lungo le lussuose villette che connotano l’isola.

Vale la pena, più in particolare, spingersi fino a Cala zimmari e soffermarsi davanti alla sua spiaggia per poi proseguire fino cala Junco ( meno frequentata, ma ancor più bella). Per accedervi bisogna risalire per delle scalette panoramiche a picco sul mare e in circa 5-10 minuti si giunge ad un nuovo promontorio che chiude il mare quasi in un abbraccio. Qui, peraltro, è possibile vedere i resti di un insediamento preistorico che mostra come Panarea, già prima dei Greci, fosse un importante centro economico. A cala Junco il mare assume le colorazioni più belle che è possibile immaginare: a volte è trasparente, altre volte è turchese. Una meraviglia! E così il mare è talmente limpido da rendere la maschera per vedere il fondale quasi superflua.

Noleggiando una barca vale poi la pena spingersi poi davanti agli “scogli” che caratterizzano il paesaggio.  Mi riferisco a Lisca Bianca, Lista Nera, Dattilo e Basiluzzo, ovverosia ciò che resta delle antiche bocche vulcaniche di Panarea: l’isola in questione  anticamente era infatti la più grande di tutte le Eolie. Ora, invece, è la più piccola in assoluto. Qui, peraltro, è possibile intravedere “l’organo di Eolo”, una fenditura nella roccia in cui – al pari del flauto di Eolo a Lipari – il vento sibila.

Le Eolie, peraltro, sono un paradiso per i subacquei e a maggior ragione lo è Panarea, dove il centro sub dispone di diversi punti di immersione a poca distanza. I citati scogli sono, in particolare, quelli più frequentati.

Gli “scogli” di Panarea, in fondo Stromboli

A me Panarea ha ricordato un po’ le atmosfere capresi, sebbene sia molto più piccola e in inverno abbia solo circa 200 abitanti.

  • Stromboli, cosa vedere

A me le Eolie sono piaciute tutte. Ciascuna isola è diversa dalle altre sia per morfologia che per le atmosfere che regala. Stromboli però  è quella che mi è piaciuta più di tutte perché è più naif e ha il fascino del proibito.  Iddu – così vi viene chiamato lo Stromboli dagli abitanti – misura 925 m.s.l. ed è l’unico Vulcano delle Eolie perennemente in attività.

E si avverte. Si avverte sia da mare che appena sbarcati a terra nel notare i cartelli che indicano le vie di fuga e il pericolo di maremoti.  Qui vi vivono circa 400 abitanti divisi tra il borgo di San Vincenzo ( il vero centro), Ficogrande e Piscità. Vi è poi Ginostra, dove vivono circa 30 persone e che è raggiungibile solo via mare o tramite una mulattiera.  L’isola, più in particolare, è stata l’ambientazione finale di “viaggio al centro della terra” di Jules Verne ed è stata rilanciata nel 1949 dal film  di Rossellini con Ingrid Bergman dal titolo “Stromboli terra di Dio”, benché nella prima metà del ‘900 abbia visto gran parte della sua popolazione emigrare verso le Americhe  e l’Australia a causa delle difficoltà di natura economica. Mentre scrivo, peraltro, ho appena visto il mini-documentario “Isole di Fuoco” del 1954 in cui vengono mostrate le condizioni di vita precarie degli abitanti, originariamente votati alla agricoltura ( oltre ovviamente alla pesca). Qui si trovavano olivi, viti e fichi.

E, invero, pensate che alla fine dell’800 la comunità di Stromboli contava circa 2700 abitanti, essendo l’isola divenuta nei secoli precedenti un importante approdo per rotte commerciali. Sono quindi in molti nel mondo ad avere le proprie radici sull’isola e lo testimonia la Chiesa di San Vincenzo, alla cui costruzione partecipò materialmente tutta la popolazione sia con donazioni in danaro che con il lavoro manuale che portando – dopo le messe – il materiale che poteva servire. E così oggi la Chiesa di San Vincenzo è il simbolo per gli strombolani.  Peraltro sull’isola non c’è illuminazione pubblica, per cui l’unica fonte di luce sono Iddu, cioè lo Stromboli stesso, la luna…e le stelle.

Per visitarla bene vi consiglio di provare l’esperienza della canoa. Io l’ho fatto e ho scoperto delle insenature “create” dalla lava, dove la roccia è stata scolpita per assumere quasi il profilo di persone umane. Il promontorio delle “facce nere” – così lo voglio definire – è una delle cose più belle che ho visto alle isole Eolie.

Eppoi  c’è il piccolo scoglio ( recte: il collo vulcanico) di Strombolicchio, una vera e propria rupe in mezzo al mare apparentemente inaccessibile in cui si trova un faro.  Poco prima del tramonto dal mare va però ammirato lo spettacolo della sciara del fuoco con Iddu che si sbizzarrisce fumando e sputando fuoco: una meraviglia unica.

  • Filucudi, cosa vedere

Su Filicudi e Alicudi non voglio spendere molte parole. E ciò non già perché si tratti di isole meno belle delle altre, ma semplicemente perché – per via della loro posizione un po’ in disparte – sono un po’ le Cenerentole delle Eolie.

Filicudi, più in particolare,  ha solo circa 200 abitanti divisi tra Filicudi Porto, Pecorini a Mare, Canale, Rocca di Ciavoli oltre a Stimpignato e a Siccagni ( accessibile solo via mare). Deve il suo nome alla parola  phoinix, che in greco significa palma nana, tuttora molto diffusa nelle Eolie e in particolare proprio a Filicudi.  Gran parte del suo fascino, invece, è dovuto alla sua inaccessibilità. Qui l’elettricità è giunta solo 30 anni fa ( prima non c’era nemmeno la televisione), Lipari dista ben 24 miglia e c’è un’unica strada asfaltata. Al largo di Capo Graziano, peraltro, sono stati rinvenuti diversi reperti archeologici di epoca preistorica e numerosi relitti di navi affondate.

  • Alicudi, cosa vedere

Il ragionamento fatto per Filicudi vale a maggior ragione per Alicudi. Qui siamo a ben 34 miglia da Lipari nell’estremo lato occidentale delle Eolie e di  residenti ne sono stati censiti 105 nel 2001. Le condizioni di vita non sono dunque facili, eppure si tratta di una terra particolarmente fertile per le viti, capperi, eriche, ginestre, carrubi, felci e castagni. E’ difficile spingersi fino ad Alicudi in una vacanza di una settimana alle isole Eolie ( se non a patto di sacrificare la visita ad un’altra isola), ma ne vale sicuramente la pena. Deve il suo nome a Ericùssa – ovvero alla pianta dell’erica – e al filo dell’arpa.  L’isola è la parte emersa di un vulcano spento e ha una pianta sostanzialmente circolare per circa 5  km2  di superficie. Per percorrerla vi è un’unica mulattiera che sale dal porto fino alla sommità e scende per la parte opposta tagliando in due l’isola. Le spiagge sono a ciottoli e la scogliere sono a picco sul mare. Qui peraltro è possibile tuttora vedere le   mànnare, le tipiche costruzioni  eoliane con pietre a secco e a pianta circolare utilizzati quali ricoveri per ovini.

  •  4. Cosa mangiare alle isole Eolie ?

Dopo aver fornito tutti gli spunti utili per orientarsi nella scelta delle isole da visitare in una vacanza di una settimana alle Eolie, consentitemi  di illustrarvi brevemente cosa potete provare nel corso del vostro soggiorno di 7 giorni alle Eolie.

Innanzitutto non può perdersi la Malvasia, tipico vino liquoroso fatto con uva dolce,  il Passito e il Salina, buon vinello bianco. Tra le birre vi è poi “la birra dello stretto” e la birra Messina (in loco vi diranno che solo quella dello stretto è autenticamente siciliana) . Vanno poi provati i capperi e i capperoni ( detti cucunci) sotto sale. Quali siano i più buoni tra quelli delle isole Eolie e quelli di Pantelleria è molto difficile a dirsi. Da  segnalare, inoltre, i pomodorini dolci a pennula e il formaggio di Capra prodotto a Vulcano. Vi è poi il pesce, in particolare il pescespada ( spesso presentato in involtini). Tra i dolci quelli tipici eoliani sono i sesamini – biscottini da accompagnare con la malvasia – i giggi ( palline di pasta fritta), i piparelli ( biscotti con le mandorle), l spichitedda e i nacatuli ( tipici natalizi, io non li ho provati). Ovviamente, essendo in Sicilia, non mancano cassate, cannoli e granite…nonché arancini e pitoni ( calzoni gritti).

  • Dove mangiare?

 La cucina eoliana è una cucina molto semplice e senza troppi fronzoli. Forse è per questo che non ho trovato un locale che si è saputo distinguere. Nello specifico, tenendo fede allo spirito del blog, non mi sento di consigliare un locale in assoluto: quelli da me provati si sono rivelati di livello medio o comunque turistico. Insomma, due dei tanti. Per quanto riguarda bar e rosticcerie,  ho provato quella che è considerata la miglior rosticceria di Lipari  – “Mangia e fui” – dove in estate c’è sempre fila e bisogna attendere. Sinceramente? Non è  di sicuro la miglior rosticceria della Sicilia e  vale sì la pena andarci, ma solo se non c’è molto da aspettare. Né vale la pena andare al Caffè D’Ambra a Marina Piccola: caro ( la granita non è la migliore delle isole e costa 6 euro, un’enormità per la Sicilia).

Per le granite migliori delle Eolie citerò per questo due locali: 1) il bar Subba a Lipari ( peraltro ha un ottimo banco pasticceria); 2) Da  Alfredo a Salina ( buono anche per il pane cunzato).  Non sono economici in ogni caso, ma questi due  locali meritano assolutamente la sosta. La meritano anche il bar – rosticceria Papisca e il piccolo bar sul lungomare di Canneto a Lipari per l’ottimo reparto pasticceria e gli arancini.

  • 5. Come raggiungere le isole Eolie?

Gli aeroporti più vicini sono a Reggio Calabria, a Catania e a Palermo. In treno si può arrivare fino a Milazzo e da lì ci si può imbarcare.

Con il traghetto si può partire

  •  Da Napoli con Siremar, Caronte & Tourist, Grandi navi veloci.
  •  Da Milazzo con Grandi Traghetti e Siremar.

Con l’Aliscafo:

  • Da Napoli ( 6h) con Alilauro e Siremar;
  • Da Tropea ( 4h) con Siremar e Liberty lines
  • Da Reggio Calabria ( 2 h) e da Messina (1,5) con Liberty lines
  • Da Milazzo ( 1h) con liberty lines e Siremar
  • Da Palermo ( 4 h) con liberty lines.
  • 6. Quanto costa una vacanza alle isole Eolie ?

Una vacanza alle isole Eolie – se non ci si sposta o dorme su una barca propria o a noleggio – non è di certo una vacanza economica. Innanzitutto c’è da dire che i costi sono diversi a seconda dell’isola in cui si va: a Panarea, ad esempio, i costi sono quasi doppi rispetto a Lipari. E ciò sia per gli appartamenti e i ristoranti che per una semplice pizzetta. Panarea è poi ancor più cara rispetto a Alicudi, Filicudi, Stromboli, Salina e Vulcano. Avendo però soggiornato a Lipari, scriverò di Lipari. In una vacanza di una settimana alle Eolie a Lipari si spendono  circa 1000 euro a persona. In particolare incidono il costo del traghetto / aliscafo ( dai 50 ai 130 euro a tratta) più il noleggio della macchina o dello scooter ( mediamente 50 o 30 euro al giorno), in certe circostanze inevitabile per chi soggiorna a Lipari, ma non in pieno centro. In centro a Lipari gli appartamenti costicchiano, mentre spostandosi in campagna i prezzi diminuiscono 1 quasi il costo del noleggio dell’automobile o dello scooter. Per gli appartamenti il costo medio per un appartamento di 4 persone è di circa 1.200 euro a settimana. I pranzi e le cene, salvo eccezioni, non sono cari ( 25 – 35 euro a persona). Va poi aggiunto il costo del mare. Quanto costa noleggiare una barca con skipper?  Ad agosto per una giornata circa 50 euro a persona, negli altri mesi…trattate sempre. E’ più caro il nolo con skipper rispetto a noleggiare il natante autonomamente? Non sempre. La benzina è compresa? Di solito sì. Quanto costano i traghetti per spostarsi da un’isola all’altra? Ecco, al riguardo preferisco non sputare cifre a casaccio, ma sappiate che per un a/r Lipari – Vulcano, due isole separate da uno sputo, ci vogliono 14 euro. Vi sono poi i barconi che organizzano il trasporto a Panarea e Stromboli, nel qual caso il costo è ricompreso tra i 25 e i 40 euro a persona a/r.

Cave di Pomice

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