Palermo e dintorni in 4 giorni.

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Dicono che in Sicilia faccia caldo e che si possa andare al mare quasi tutto l’anno, ma la verità è che – quando sono andato a Palermo – sono rimasto bloccato per neve. Detta così fa ridere, ma la verità è che due fiocchi di neve contatti che ha fatto andare in tilt gli addetti alla sicurezza dell’aeroporto Falcone e Borsellino di Punta Raisi e così il mio volo, assieme a tanti altri, è stato cancellato. In fondo il paradigma della Sicilia è tutto qui: si tratta di una terra caratterizzata da totale analfabetismo amministrativo, per cui impossibilitata ad esprimere il suo potenziale
E del resto nelle città principali della Sicilia, Palermo e Catania, regna il caos.
In quanti giorni si visita Palermo
Ciò detto, il centro di Palermo è perfettamente visitabile in due giorni. Non è una città scenografica e, anzi, spesso è avvinghiata da una edilizia moderna opprimente. Ciò nonostante rimane una città assai affascinante grazie alle sue Chiese barocche, alle sue piazze monumentali e alla sua storia plurimillenaria caratterizzata dalla compresenza di cultura cristiana e araba. In particolare quest’ultimo aspetto appare da subito di grande fascino e, nell’essere ricostruito assieme alla storia della storia della Sicilia, sarà reso evidente dalla presenza di palazzi monumentali ma anche da certi atteggiamenti propri dei palermitani. Per questo non sorprenderà notare che i nomi di alcune strade riportano la dicitura sia in italiano che in arabo.
Venendo al dunque, Palermo è una città dalle mille sfacciature. Per me una delle più interessanti è legata al teatro sia popolare – con la tradizione dei pupi che tuttora resiste! – che lirico.

  • Primo giorno a Palermo

 

  • Il teatro Massimo e il Politeama

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Teatro Massimo di Palermo – foto

Per questo un punto privilegiato per iniziare la propria visita, anche in virtù della propria posizione strategica, è sicuramente il teatro Massimo, il più grande teatro lirico d’Italia e il terzo d’Europa. E’ stato realizzato da Giovan Battista Basile e dal figlio Ernesto Basile, nome di peso del liberty italiano.
Il teatro, sin dalla sua facciata principale, si caratterizza per la sua monumentalità e per la ricerca della simmetria tipica di metà di metà ‘800. Lo si noterà osservando la scalinata d’accesso accompagnata da colonne, finestre, archi e da una volumetria geometrica quasi greco-romana.
La struttura all’interno non è da meno, con una sala di ingresso che fa sentire “piccoli piccoli” e una platea di grande impatto. A incuriosirmi particolarmente è stata però la sala pompeiana / rotonda del mezzogiorno, sala con accesso riservato agli uomini per parlare d’affari. La sala, grazie ad una leggerissima asimmetria, regala un effetto acustico particolarissimo amplificando ogni suono. La risonanza, studiata, è tale da rendere impossibile comprendere all’esterno comprendere ciò che viene detto all’interno.
La visita – solo guidata in mancanza di spettacoli, ma scandita da orari costanti e comodi – risulta essere per questo molto ilare consentendo di cimentarsi in discorsi improvvisati per testare l’effetto acustico summenzionato.

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Teatro Politeama ingresso

Non distante – e dunque raggiungibile a piedi – vi è poi anche l’altro teatro “importante” di Palermo, il teatro Politeama. Il teatro in questione, voluto a metà ‘800, ha vissuto vicende travagliate fino al nuovo millennio. Anche qui elementi neoclassici, archi di trionfo napoleonici e gruppi bronzei di cavalli rampanti gli donano un’eleganza da belle epoque.
Nel tragitto melomane, suggerisco una sosta alla pasticceria Cappello, dove si preparano cannoli e cassatine spaziali, probabilmente le migliori di Palermo.

  • Il giardino inglese e viale della libertà

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Giardini inglesi- Palermo

In questa zona, una delle più eleganti e moderne della città, lungo viale della libertà ci si ritroverà nel giardino inglese, anche esso opera della famiglia Basile. Si tratta di un giardino che segue forme e irregolarità naturali del terreno caratterizzato dalla presenza di piante di tutto il mondo e alberi plurisecolari. Può essere diviso in due parti: il Parterre e il bosco. Quest’ultimo, più in particolare, alterna collinette e valli in cui sono nascoste sculture, una fontana monumentale e un tempietto.

  • I quattro canti

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I quattro canti

A questo punto, facciamo dietrofront, perché vale  la pena percorrere via Maqueda fino “ai quattro canti”, ovvero piazza Villena o Ottagono del sole, piazza ottagonale su cui si affacciano 4 edifici che rappresentano sovrani, stagioni e quartieri e da cui si snodano due importanti vie di Palermo, ovverosia via Maqueda e il Cassaro.
Qui merita di essere visitata la Chiesa di San Giuseppe dei Teatini per via delle colonne che accompagnano le navate e delle sue decorazioni di una eleganza sontuosa ( a me hanno colpito le acquasantiere cinte da bassorilievi che assumono le sembianze di un Angelo). La Chiesa è, tra l’altro, famosa per una fonte d’acqua ritenuta miracolosa legata ad un’immagine della Vergine della Provvidenza.

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Acquasantiera di San Giuseppe dei teatini

Non tragitto si noteranno altresì numerose insegne “vintage” di antichi negozietti di Palermo trasformati però in localini. Tra questi, proprio ai Quattro canti, segnalo il Bisso Bistrot con l’elegante insegna dell’ex libreria Dante.
A due passi vi è poi la stupenda fontana Pretoria realizzata a Firenze da Francesco Camilliani per Luigi, il figlio scemo del viceré di Napoli Don Pedro di Toledo ( nonché fratello di Donna Eleonora, moglie di Cosimo De Medici ) e poi venduta a Palermo a causa dei debiti accumulati. Non so dire se Palermo ci fece o meno un affare, ma so che – per far spazio alla statua – vennero abbattuti diversi edifici e il venditore si trattenne diverse statue ( mai reclamate!) ora finite in Extremadura! In ogni caso la fontana è di una bellezza sopraffina e dà alla piazza in cui è collocata grande armonia.

Il suo bacino centrale è circondato da un recinto di balaustre e da quattro ponti di scalinate . Salire tramite uno di queste consente di apprezzare tre vasche coassiali da cui prende avvio il gioco d’acqua. Le statue rappresentano i dei romani, svariati elementi della mitologia ed il Nilo.

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Fontana della vergogna

I palermitani la chiamano anche “piazza della vergogna” per via della nudità delle statue, ma diciamo che i motivi vergogna sarebbero altri.
Infatti, se originariamente fu acquistata da Palermo, sfruttando il potere politico del padre, per ripianare i debiti di Don Luigi de Toledo, nei secoli successivi la fontana fu considerata una rappresentazione della corruzione e nel XVIII e XIV molti personaggi discutibili del tempo vennero identificati con le statue. Chissà se l’attuale sindaco di Palermo, che si affaccia dal Comune proprio sulla fontana, si rivede in qualche statua!

  • Piazza Bellini

piazza bellini - palermo - foto vincenzo russo
Piazza Bellini a Palermo

Sempre nei dintorni vi è poi piazza Bellini, per me piazza delle tre Chiese. Si tratta di una piazza piccolissima in cui, in posizione sopraelevata, si trovano la Chiesa della Martorana ( o Santa aria dell’Ammiraglio) e San Cataldo in stile normanno-arabo con di fronte la Chiesa Barocca di Santa Caterina. A chiudere il cerchio c’è poi lo storico teatro Bellini, parte del Comune di Palermo e i resti delle mura puniche della città.

  • La Cattedrale di Palermo

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Facciata della Cattedrale di Palermo – Narrabondo

A questo punto è arrivato il momento di visitare la Cattedrale di Palermo la cui prospettiva è impreziosita da aranceti, un po’ come si fa in Andalusia e nei paesi arabi. Il suo stile arabo – normanno, d’altro canto, non lascia spazio a dubbi e rende evidente che risale al XII secolo.

La Cattedrale, più in particolare, è dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta in Cielo, benché la Patrona di Palermo sia Santa Rosalia ( cui è dedicata una cappella). Quest’ultima, considerata Santa già in vita e di estrazione aristocratica, visse a lungo alla corte normanna per poi condurre una vita ascetica e vivere in una grotta su Monte Pellegrino.
La Cattedrale, tuttavia, nei secoli è stata ripetutamente rimaneggiata e arricchita già all’esterno con statue di Santi posizionate nei giardinetti che conducono all’ingresso creando un gioco di prospettive.

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I tetti della Cattedrale di Palermo

All’interno – purtroppo indegnamente – è richiesto di pagare un biglietto –per vedere una modesta mostra di arte Sacra, ma anche per vedere i sarcofagi, posizionati su una navata laterale, dei sovrani normanni e svevi.

Tra questi vi è anche il sarcofago di Federico II di Svevia, il fondatore dell’università degli studi di Napoli ( la più antica del mondo) chiamato anche puer Apuliae, ma comunque legato a quella che era allora la capitale del Regno (pochi anni dopo, con la sua morte avvenuta nel 1250, la Capitale divenne Napoli).
Inoltre vale la pena salire sui tetti della Cattedrale per avere una visione completa della sua architettura e poi osservare la piazza in cui spicca lo storico liceo – fondato nel 1549 dai Gesuiti – in cui studiò Pirandello.

  • Palazzo dei Normanni

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Palazzo dei Normanni

Dopodiché vale la pena percorrere a piedi il chilometro che separa la Cattedrale dal palazzo dei Normanni, perché il chilometro meglio manutenuto della città con giardini curatissimi e caserme. Nel percorrerlo si noteranno anche targhe e dediche per i martiri della mafia, da Don Pino Puglisi al Generale Dalla Chiesa. Già, la Mafia. Palermo – sicuramente in maggior misura rispetto al resto della Sicilia, Catania inclusa – spesso dà la sensazione di aver combattuto una guerra davvero cruenta. Per tutta la città ci sono targhe, targhette e commemorazioni per politici, sindacalisti, carabinieri, giudici e preti che ci hanno lasciato le penne in qualche agguato. Sono testimonianze importanti che ci fanno capire che l’aria a Palermo negli ultimi anni è molto migliorata.
Chiusa questa breve ( e, sebbene spontanea, probabilmente ridondante) riflessione, bisogna dire che il palazzo dei Normanni è davvero un luogo ricco di fascino perché è espressivo di tutta la storia di Palermo.

L’attuale edificio infatti, che ingloba stratificazioni di insediamenti di origine fenicio – punica, è sede della più antica residenza reale d’Europa e forse del più antico parlamento del mondo. Pur avendo vissuto il suo periodo d’oro con i Normanni e con gli Svevi, ha ricevuto diversi riammodernamenti e modifiche sia in epoca borbonica che con i savoia.

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Saletta pompeiana a Palazzo dei Normanni

Al suo interno è infatti possibile individuare decorazioni in stile pompeiano con raffigurazioni di Napoli, ma anche la saletta cinese, la sala dei Viceré e l’aula dell’assemblea regionale siciliane. Al suo interno è situata anche la sala delle udienze di Federico II, ma purtroppo non è visitabile in quanto sala di rappresentanza della assemblea regionale siciliana.

A caratterizzare la visita però è sicuramente la splendida Cappella Palatina, basilica dedicata a Pietro e Paolo voluta da Ruggero II quale cappella privata della famiglia reale. La cupola, le absidi e le pareti del transetto sono decorati da mosaici in stile bizantino che raffigurano Cristo Pantocratore ( cioè creatore di tutto!), gli evangelisti, gli angeli, Santi.

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Cappella palatina a palazzo dei Normanni

Sull’arcate si notano le raffigurazioni dell’Annunciazione, della Presentazione al Tempo e il Cristo benedicenti. I più attenti, nel rimanere sbalorditi, noteranno anche la compresenza di scritte in greco e scritte in latino . Quest’ultime sono di epoca successiva e riguardano mosaici del Vecchio testamento e le storie di San Pietro e San Paolo.

  • La vucciria

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Panino con la milza – Palermo

Il primo giorno di visita a Palermo può, a parer mio, concludersi con una passeggiata e una mangiata. Una zona particolarmente consigliata è quella della Vucciria, anche se è molto diversa rispetto ai tempi di Renato Guttuso e alle sue raffigurazioni. Oggigiorno la Vucciria più che per il mercato è famosa per i localini e le taverne frequentate perlopiù da giovani. Il reticolato si snoda da via Vittorio Emanuele ed è caratterizzato anche da due belle Chiese che meritano una visita: la barocca San Matteo al Cassaro e San Domenico, dove sono sepolti numerosi siciliani illustri. Cito tra questi due giuristi: Camillo Finocchiaro Aprile e Giovanni Falcone.

  • I mercati di Palermo.

A proposito di mercati. Vucciria, Ballarò, Capo e Borgo Vecchio sono i più famosi, ma ormai del mercato rimane davvero poco. Se siete del nord italia e ignorate cosa sia la frutta all’esterno di un supermercato, potrà interessarvi. In caso contrario potreste rimanerne delusi.
Anzi, dico la verità: il mercato di Ballarò mi ha fatto davvero schifo per la sporcizia e il degrado che ho visto con rom che esponevano merce evidentemente recuperata dalla spazzatura.  Eppure si trova in pieno centro!
Un giro rapido per i mercati, in ogni caso, va fatto.

  • Secondo giorno a Palermo.

  • Il quartiere Cuba

La mattinata di un secondo giorno a Palermo personalmente lo dedicherei ad una gita fuoriporta di mezza giornata. A seconda delle stagioni: Mondello, Cefalù o Monreale.
Per motivi di ordine logico però, preferisco prima concludere la mia trattazione su Palermo e poi mi dedicherò ai suoi dintorni.

  • La zisa

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Facciata della Zisa – Narrabondo a Palermo.

Una dei palazzi più belli di Palermo si trova un po’ fuori dal centro ed è la Zisa. Cos’è la Zisa?
Innanzitutto è un palazzo di origine araba il cui nome deriva dall’arabo Azīza e significa “la splendida”).
Fu voluto all’interno del genoardo, il giardino reale normanno all’esterno delle mura di Palermo estendendosi a perdita d’occhio fino al palazzo reale.
Prima di raccontarvi la storia di questo palazzo, consentitemi però di raccontarvi che, nel lasciare il centro a piedi per raggiungere la Zisa, probabilmente vi imbatterete nel tribunale di Palermo: vederlo da vicino per me è stato emozionante.
Esattamente come è stato emozionante mangiarmi alle 11 di mattina un panino ca meusa da Nino u ballerino in corso Finocchiaro April, locale che si trova proprio in quest’area.

Chiusa questa breve digressione, torno alla Zisa, la cui costruzione risale al XII secolo ad opera di Guglielmo il malo e del suo successore il buono. Venne poi riammodernata nel ‘600 da parte di Giovanni de Sandoval e Platamone, che vi aggiunse un nuovo piano ne modificò gli interni. Dopodiché rimase di proprietà dei principi di Notarbartolo fino al 1955, allorché lo stato decise di espropriare l’edificio per poi abbandonarlo all’incuria, al vandalismo e ai crolli strutturali.

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Sale delle fontane – Zisa di Palermo. Narrabondo

Ciò nonostante rimane la meraviglia non è andata perduta: la dimora estiva dei re fonde stile normanno e arabo. Ciò è evidente al piano terra, caratterizzato da un vestibolo e dalla sala delle fontane con la sua volta a crociera ogivale e nicchie decorate ad alveare ( mugurnas). Notevole è in particolare il pannello a mosaico su fondo oro da cui fuoriesce l’acqua. I piani superiori sono più spogli, ma non meno interessanti per le soluzioni architettoniche adoperate e soprattutto per le scale.

  • Le catacombe dei cappuccini

( Non inserisco foto perché comunque si tratta di cadaveri che vanno rispettati).

Terminata la visita alla Zisa, segnalo un luogo assai particolare conosciuto anche all’epoca del Grand Tour:  le catacombe dei Cappuccini. Si tratta in realtà di un cimitero caratterizzato dalla presenza di circa 8000 cadaveri esposti vestiti di tutto punti, imbalsamati e distinti per sesso e per categoria sociale di appartenenza ( prelati, avvocati, dottori, ufficiali dell’esercizio, borghesi, commercianti. Tra questi vi è anche la piccola Rosalia – una delle ultime persone qui imbalsamate – il cui corpo è talmente integro da essere nota come “la bella addormentata”. Originariamente nel ‘600 i corpi venivano fatti scolare per un anno e privati degli organi interni. Dopodiché il corpo veniva lavato, riempito di paglia e rivestito ( un po’ come avveniva a Napoli nello stesso periodo).

Dopo questa visita, comunque macabra e toccante, merita sicuramente un’attenzione il Real Albergo dei Poveri, realizzato per fornire accoglienza ai poveri, così come il castello della Cuba. Poco distante vi è anche la villa di Napoli, di origine normanna e di proprietà dei discendenti della famiglia del giurista Carlo di Napoli fino a pochi anni fa. Purtroppo attualmente è in stato di decadenza.

Per riprendersi un po’ segnalo un’altra sosta dolciaria: l’ottima pasticceria Cubana in via Pitre 143.

  • Il quartiere Kalsa

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Santa Maria dello Spasimo. Narrabondo alla Kalsa

Il quartiere Kalsa è un quartiere popolare incastrato tra il centro storico propriamente detto e la zona portuale di Palermo. Sebbene si chiami oggi Mandamento Tribunali perché qui, a Palazzo Chiaramonte-Steri, vi era il tribunale dell’Inquisizione, continua ad essere chiamato con l’originario nome arabo.
È ormai famoso per i murales che ricoprono interi fabbricati, ma la vera chicca è la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo. Doveva infatti essere una Chiesa ricca, pomposa e imponente per volere del facoltoso Basilicò e dei padri olivetani ( tanto che fu commissionata anche un dipinto a Raffaello), ma ben presto subì gravi danni strutturali. Tanto è vero che la Chiesa venne poi sconsacrata e adibita a lazzaretto assieme al vicino convento. Oggi però rimane in piedi tutto lo scheletro della Chiesa con le volte e la muratura viva. Un destino maledetto lo ha subito anche il dipinto commissionato a Raffaello: la nave su cui viaggiava affondò e il dipinto fu poi ritrovato a Genova. Solo in seguito all’intercessione papale giunse a Palermo, ma ben presto fu trasferito a Madrid. Tanto è vero che oggi è esposto al Prado ( SIC!). La Chiesa però, dopo tanti anni di abbandono, attualmente è sede di diverse associazioni musicali che organizzano numerosi concerti.
La Kalsa però è anche il quartiere in cui nacquero e vissero da ragazzi Falcone e Borsellino. È istruttivo leggere una targa in un grande spiazzo in cui è riportato che qui vi era la casa di Borsellino, ma fu sostanzialmente fatta abbattere da Ciancimino per dispetto.

  • Foro italico e marina

Lasciata la Kalsa, bisogna fare conoscenza del mare di Palermo. Una cosa che mi ha colpito molto è che la città sostanzialmente non ha un lungomare per passeggiare, ma dispone comunque di una grande conca naturale per le barche. Ci sono davvero tantissime barche a vela!
In ogni caso vale la pena fare una passeggiata per i giardini del Foro italico e risalire fino alla marina per poi tornando verso il centro tra edifici di fine ‘800 e di stile fascista.

  • Parco della Favorita.

Abbastanza distante, ma raggiungibile con i mezzi pubblici ( basta prendere l’autobus 806 davanti al teatro Politeama), vi è poi anche il parco della favorita, fatto realizzare da Ferdinando IV di Borbone nei suoi mesi di permanenza a Palermo prendendo a modello il parco della reggia di Portici. Qui è possibile osservare la palazzina cinese, villa Niscemi e una fontana in stile neoclassico. Il suo momento d’oro, tuttavia, lo visse in piena belle epoque, quando da qui partivano mongolfiere e palloni aerostatici.

PER LEGGERE COSA VISITARE NEI GIORNI 3 E 4 DI VISITA, DEDICATI AI DINTORNI DI PALERMO, CLICCATE QUI. COSI’ POTRETE LEGGERE LA SECONDA PARTE DELL’ARTICOLO.

  • In quanti giorni si visita Palermo?
    Alla luce di quanto ho appena scritto, penso che in due giorni belli pieni la città possa essere visitata.
  • È cara Palermo?
    No, Palermo non è affatto cara per quanto riguarda le voci di spesa che più pesano su un turista, alloggi e cibo. Palermo è una meta economica.
  • Dove uscire la sera a Palermo?
    Conviene rimanere in centro spostandosi tra il teatro Massimo e la Vucciria.
  • Quando andare a Palermo? Dicono che il periodo migliore per andare a Palermo sia in estate, ma a me con il caldo che fa in Sicilia non viene voglia di certo di visitare. Ritengo per questo che i periodi migliori siano in primavera o in autunno.
  • Dove mangiare a Palermo? In questo post ho fornito diverse indicazioni, tuttavia qui trovate dei post più precisi: in questo articolo ho scritto dello street food e delle pasticcerie, mentre un ristorante che mi è particolarmente piaciuto a Palermo è quello che ho recensito qui.
  •  E’ pericolosa Palermo? No, per quanto riguarda la microcriminalità ( scippi, rapine e furti), in centro non si avverte una situazione di insicurezza superiore ad altre città. Resta fermo che bisogna essere cauti. Ballarò e i quartieri di Cuba e Kalsa potrebbero essere più problematici.
  • E‘ sporca Palermo? In centro, nei dintorni di palazzo dei Normanni e fino alla Cattedrale, è curata. Fuori da questa area purtroppo si notano degrado, sporcizia e palazzi fatiscenti.

PER LEGGERE COSA VISITARE NEI DINTORNI DI PALERMO VI PREGO DI CLICCARE QUI PER ANDARE ALL’ARTICOLO APPOSITO.

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