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Chiedere  un’informazione a Saragozza può essere pericoloso.

Poniamo, infatti, il caso che vi troviate nella via del Coso, una delle strade principali della città, e – un po’ come Totò a Milano – non sappiate nemmeno voi per chiedere cosa.

In quel preciso momento fermerete un passante qualsiasi  per scoprire che gli aragonesi  parlano tutti come dei treni impazziti e sembrano come  Valentino Rossi con la zeppola in bocca.

Poi, se sarete particolarmente fortunati, quel qualcuno da voi interpellato potrebbe anche sputacchiare mentre parla e, prima che abbia finito di dire per una volta la parola Za-ra-go-za – parola che comunque ripeterà, oh, sì che ripeterà – con quella zeta che in Spagna si trasforma quasi in una esse, sappiate che voi, in quanto bersaglio, sarete  stati già colpiti abbondantemente.

Inconvenienti come quelli suesposti a parte,  Saragozza – per quanto mi riguarda – rientra con merito tra le dieci città più belle della Spagna ( ho già in mente di stilare la mia classifica ufficiale).

 

Ultimamente, invero, le low costs l’hanno un po’ tagliata fuori e, per questo motivo, a conferma della circostanza che spesso sono le compagnie aeree a decidere dove dobbiamo andare e a farci dimenticare destinazioni che per loro non esistono,  gli afflussi turistici sono diminuiti non poco ( ad es., con la ryanair è collegata solo da Bruxelles, Parigi, Londra, Milano e poco altro).

Ciò nonostante l’Aragona – regione che rievoca una dinastia e un regno che ha molto a che fare con Napoli– rimane facilmente raggiungibile dalla Catalogna e della Navarra.

E, invero, Zaragoza  – capoluogo di una regione selvaggia,  fredda, ricca di fiumi e di vento  –   è solo apparentemente piccola, posto che attualmente, con i suoi 600mila abitanti, è la quinta città più popolosa della Spagna.

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Di fatto sembra un po’ come era la stessa Napoli nei dipinti del XV – XVI sec. con le fortificazioni tipiche che gli aragonesi costruivano senza parsimonia alcuna ovunque andassero.

Appena arrivato la prima cosa da fare è una passeggiata nella gigantesca plaza del Pilar, dove migliaia di persone si ritrovano e sfruttano il free wi fi davanti a due delle Chiese più belle di tutta la Spagna.

La prima è ovviamente è l’enorme Santuario della Vergine del Pilar, costruito attorno alla colonna (pilar) davanti alla quale la Madonna – ancora in vita in Palestina –  apparve a San Giacomo Apostolo il 2 gennaio del 40  per indurlo a non demoralizzarsi per non essere riuscito a convertire gli Spagnoli.

Il Santuario, di fatto, è caratterizzato da un’enorme cupola centrale attorno alle quali se ne trovano altre dieci.  All’interno, poi, le volte sono affrescate e decorate  da marmo, argento e bronzo. Inoltre è ovviamente possibile vedere “el pilar” e dare  “el beso a la Virgen”.

Qui, ogni 12 di ottobre – data in cui si festeggia la Madonna, che è la patrona di Spagna, nonché la scoperta della America – i Cabezudos ( i pupazzi dalle grandi teste tipici di molte città della Spagna)  danno inizio alle celebrazioni religiose e fanno da cornice allo “jota”, il ballo tipico aragonese.

Di fatto il Santuario segna il passaggio dalla sponda sinistra alla destra del fiume Ebro, i cui ponti sono trafficati soprattutto da biciclette che sfrecciano lungo le piste ciclabili.

Sennonché va precisato che il vero tesoro artistico della plaza del Pilar è custodito all’interno della vicina Seo  o, meglio, della Cattedrale del Salvatore, una stupenda Chiesa in stile neoclassico.

Infine, sempre nel quadrilatero di plaza del Pilar c’è anche la Lonja che – un po’ come quella di Valencia – serviva ai mercanti per svolgere la loro attività al coperto.

Da visitare c’è poi il palazzo della Aljaferia, segno del passaggio degli Arabi anche da queste parti, ma – siccome qui ha sede il governo regionale – non sempre  l’accesso è consentito

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Per questo motivo, se l’accesso viene inibito, non è il caso di prendersela ed è meglio passeggiare per il paseo de la Indipendencia, magari puntando su uno dei  coloratissimi e onnipresenti negozietti che vendono frutta secca e fanno il cuoppo a piacere.

Dopodiché, con la “scusa” di andare alla ricerca delle bellissime Chiese di San Felipe, Santa Isabel e Santa Cruz,  nonché del real seminario San Carlos, non resta che perdersi negli elegantissimi e caratteristici vicoletti di una città che  non può che lasciare di sé uno stupendo ricordo.

  • Molto originale anche la visita del Museo delle Belle Arti, sede dell’Expo del 1908;
  • Il mercato coperto non è particolarmente bello rispetto a quelli che si possono vedere in qualsiasi altra città spagnola, né merita una deviazione la ricerca delle mura romane.
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Pubblicato da narrabondo

A volte viaggio, altre volte mangio. Di solito respiro. Da quando ho percorso il cammino di Santiago per la prima volta, ho deciso che il mondo è più bello se visto a piedi. Se visito una città, raramente prendo un autobus o una metropolitana. La trovo una perdita di tempo che impedisce di godere appieno del viaggio. Sono nato a Napoli e, anche se ormai vivo lontano, continuo ad amarla profondamente. Conosco la Spagna come le mie tasche, ma continuo a trovare sempre una scusa per tornarci e viverla. Ciò nonostante ogni tanto però fingo di interessarmi a qualche altro paese e ne scrivo. Scrivo pure di roba da mangiare e ristoranti, ma è solo una scusa per giustificare la mia pancia.

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