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“Italiani:popolo di santi, di poeti, di navigatori”.
Nel riportare questa frase, tuttora incisa nel palazzo della civilta’ italiana nel quartiere Eur, penso a quando abbiamo smesso di essere tutto cio’ per diventare un popolo di impiegatucci inquadrati e conformisti il cui unico orizzonte e’ il muro delle stanze da cui non usciamo mai.

Quando e’ stata diffusa su tutti i media la notizia della infausta morte di Daniele Nardi e Tom Ballard, mi e’ capitato infatti di leggere commenti di una banalita’ sconcertante sul fatto che la vita vada sempre rispettata e I due alpinisti avrebbero dovuto rimanere a casa preferendo gli affetti all’egoismo.

Nardi e Ballard pero’ hanno preferito giocare una sfida piu’ nobile e alta allo stesso modo in cui Icaro si avvicino’ troppo al sole in quanto animati dal sacro desiderio della conoscenza e dalla conquista.

In merito il commento piu’ intelligente che ho letto in giro lo ha scritto, con lo stile schietto che lo contraddistingue da sempre , lo scrittore fasciocomunista Antonio Pennacchi (di Latina proprio come Nardi): se nessuno cercasse mai di superare I “limiti”, saremmo ancora nella preistoria.
Cio’ che non e’ stato colto e’ infatti che le imprese compiute da Daniele Nardi hanno si’ un movente in un desiderio individuale, ma hanno pero’ una portata generale che e’ patrimonio di una intera comunita’. Grazie a Daniele infatti e’ stato possibile capire che e’ possibile scalare le vette del mondo anche se si e’ nati a Latina in un territorio paludoso e tutto sommato pianeggiante.

E, invero, e’ sempre l’impresa del singolo a contribuire alla conoscenza.

Invece, se Marco Polo, Cristoforo Colombo, Magellano e Amerigo Vespucci fossero rimasti a casa “con moglie e figli” probabilmente non conosceremmo buona parte del mondo.

E Italo Balbo, se avesse avuto una passione diversa rispetto a quella per il volo, di sicuro avrebbe vissuto di piu’ ma senza essere ricordato.

Che dire poi di Umberto Nobile, avellinese di Lauro, che poteva limitarsi a fare il professore universitario barboso e che invece ando’ fino al polo nord in dirigibile?

 

Piu’ penso alla citazione iniziale che ho riportato su e piu’ mi chiedo quando e’ avvenuta questa trasformazione nel popolo italiano, visto che ormai non e’ piu’ ne’ un popolo di Santi, ne’ di poeti e tantomeno di navigatori avendo da tempo rinunciato ai grandi ideali, alle grandi emozioni e ai grandi orizzonti.

Pensate a voi stessi quando partite per un weekend:

Secondo l’immaginario italico viaggiare da soli e’ roba da sfigati dormire in un ostello e’ roba da poveracci e chiedere un passaggio agli sconosciuti e’ roba da sciocchi.

Le peggiori in assoluto sono poi le donne italiane. Infatti mentre le donne nel resto del mondo praticano davvero la parita’ di genere viaggiando ed esplorando il mondo anche da sole, le nostre connazionali statisticamente non sanno rinunciare ad alcuna comodita’ (dal phone al kit per il trucco).

E cosi’ , grazie a questa mentalita’, hanno fatto rincoglionire anche noi uomini trasformando il popolo che fummo in tanti piccoli borghesi che non sanno quant’e’ bello tuffarsi a mare quando e’ buio e la luce della luna illumina i contorni del nostro volto.

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Pubblicato da narrabondo

A volte viaggio, altre volte mangio. Di solito respiro. Da quando ho percorso il cammino di Santiago per la prima volta, ho deciso che il mondo è più bello se visto a piedi. Se visito una città, raramente prendo un autobus o una metropolitana. La trovo una perdita di tempo che impedisce di godere appieno del viaggio. Sono nato a Napoli e, anche se ormai vivo lontano, continuo ad amarla profondamente. Conosco la Spagna come le mie tasche, ma continuo a trovare sempre una scusa per tornarci e viverla. Ciò nonostante ogni tanto però fingo di interessarmi a qualche altro paese e ne scrivo. Scrivo pure di roba da mangiare e ristoranti, ma è solo una scusa per giustificare la mia pancia.

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