Intervista a Remo Marcelli, il superpellegrino

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La notte del 21 luglio del 2011 ero a Saint jean pied de port, dovevo iniziare il mio primo cammino di Santiago e – non riuscendo a dormire per l’adrenalina a mille – me ne andai nella cucina dell’albergue in attesa che spuntasse il sole. In quell’occasione conobbi Remo Marcelli che, senza sapere di che nazionalità fossi,  si presentò chiedendomi in italiano se stesse piovendo. Da quel momento in poi condividemmo, assieme al suo amico Giovanni, 4 giorni assieme  fino a Puente de la Reina, dove il cammino aragonese – che lui aveva già percorso – si innesta nel francese.  Non è del resto una persona che lascia indifferenti Remo,  avendo sempre mille aneddoti da raccontare sui suoi viaggi per il mondo.  Come  quello relativo al giorno in cui si svegliò con la voglia di andarsi  a prendere un caffè a Parigi  senza dire nulla all’amico che l’accompagnava in treno. Da quel cammino  ho avuto l’opportunità di rivedere Remo per due volte. La prima  fu quando lui venne dalle Marche appositamente a Salerno per portarmi la benedizione del Papa che io poi avrei dovuto consegnare a Santiago de Compostela a due ragazzi, Lourdes e Cesar, che avevamo conosciuto assieme e che si stavano per sposare: grazie a lui feci un figurone davanti a tutti gli invitati al matrimonio! La seconda a Napoli per un incontro tra pellegrini che riuscimmo ad organizzare. Siccome ogni anno riesce a ricavarsi il tempo necessario per percorrere un nuovo cammino e ho perso il conto di quanti ne abbia fatti,  ho  pensato di chiedergli un’intervista per schiarirmi le idee. Quando però glielo ho proposto, mi ha subito bloccato: ” Questa sera non mi è possibile, perché il nipotino mi sta aspettando. Dopo essere diventato nonno, sono molto impegnato”. Per questo stesso motivo, sebbene molto volentieri,  ho dovuto perciò attendere qualche giorno.

  • 1. Remo, perché fai il cammino ogni anno? Cosa rappresenta per te e cosa ti trasmette?

Il primo cammino l’ho fatto partendo il 16 agosto 2008.  Ricordo  che faceva un caldo tremendo ! Io e Carlo ,un ex collega di lavoro, andammo a prendere il pullman per Roma [ dalle Marche, ndr ] e  speravamo che non ci vedesse nessuno del paese,  perché eravamo con gli scarponi e uno zaino molto pesante.  Alla fermata però  c’erano una decina di donne che ci inquadrarono subito e così il giorno dopo tutti  in paese lo sapevano. Da quel giorno il cammino è entrato in me ed ogni anno devo andare a farlo. Il primo l’ho voluto fare forse per curiosità avendo letto un articolo nell’anno del raduno GMG a Santiago.

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  • 2)   Raccontaci un bel momento  da ricordare e un aspetto critico del cammino 

Momenti belli ce ne sono stati tantissimi. Comunque il momento più bello per ciascun cammino è il primo passo. Gli aspetti antipatici e critici sono pochissimi. Si sono verificati sempre quando non ho valutato bene la situazione. Ricordo che sul cammino sul nord ho rischiato  di non arrivare a Santillana del mar dopo aver percorso 55 km. Invece la provvidenza  mi ha aiutato, perché una signora anziana –  una contadina – si offrì di ospitarci con grande generosità.

  • 3) Ormai manca solo il levante o il sureste. C’è la idea di farli? 

Di cammini ne vorrei fare ancora tanti.  Il mio sogno – che temo di non poter fare mai – è quello di percorrere  il cammino da faro a faro. Mi spiego meglio: dal faro di San Benedetto del Tronto a quello di Finisterre. Penso di non farcela non dal punto fisico, ma per un problema di nostalgia da quando è arrivato il nipotino.

  • 4) )Un incontro con una persona sul cammino che merita di essere raccontato?

Non è l’incontro con una persona, ma è l’incontro con le persone del cammino che si distingue da tutti . Una incontro in particolare  che mi ha colpito è  stato con un confessore che non parlava l’italiano e mi chiese : “sei abuelo ( cioè nonno)? ”  Risposi negativamente, ma lui replicò ” vai a casa, nonno”. Quando ritornai a casa, effettivamente  mio figlio mi  comunicò che sarei diventato nonno.

  • 5)  È cambiato il cammino negli ultimi anni?   

Secondo me il cammino è uno : il francese  ( anche se cambiato in peggio, ma va bene ugualmente, perché  così anche chi non ha tutti i requisiti fisici può farlo ). Gli altri cammini li chiamerei trekking per Santiago.

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  • 6) Una frase in marchigiano stretto da rivelare?

In dialetto marchigiano, anche se il mio è piceno: Quante peccat tie pe fa tutte ste sacrifice ? Pochetti stenk pijenn li bon pe pecca’ più nqua’. Ernesto, ora ti dico una frase in Piceno stretto che non esiste più,  vedi se riesci a tradurla: levt de jes k jes je’ mbuss

  • No, non riesco a capirci nulla. 

Significa: spostati, togliti perché dove ti trovi è bagnato. Anche nel senso di una condizione di vita non ideale

  • Ah beh, allora la devo fare proprio mia

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