Moku, Tiburtina

Se, nel corso delle feste natalizie, vi siete stufati di “zeppole e panzarotti” e volete cimentarvi con il sushi, sappiate che Moku potrebbe fare al caso vostro.

Moku ( per gli amanti delle traduzioni sappiate che significa nave) è un ristorante giapponese a conduzione cinese – davvero interessante – che si trova lungo la via Tiburtina. La location futuristica  ma minimal con piante e arredo in legno, tablet d’ordinanza ai tavoli per effettuare le ordinazioni e servizio celere ( quasi invisibile) sono di fatto i nuovi comandamenti dei ristoranti giapponesi all you can eat. Questo all you can eat è però diverso, perché – senza focalizzarsi troppo su creme e cremine – dà priorità alla qualità dei prodotti. Prova ne sia il sashimi che, una volta assaggiato, non ha tradito la presenza di odori anomali. Ecco, fatta questa doverosa premessa dalla quale già si può desumere che l’esperienza da Moku è piaciuta, andiamo subito al sodo.

La formula che prevede questo locale è 20 euro a pranzo e 28 euro a cena ( bevande e dolci esclusi) per un menù che contempla piatti cinesi, giapponesi e anche thailandesi.

Cosa è piaciuto di più? A sorpresa un piatto che normalmente nei ristoranti giapponesi dello stesso livello sbagliano sempre: il ceviche.

Volendo dirla tutta, nulla di quello provato ha deluso le aspettative. Moku, pur essendo un all you can eat con tutti i limiti di un all you can eat, sa il fatto suo.

NO, se vogliamo dirla proprio tutta, non sono stati provati poke, zuppe, ramen, udon, straccetti di manzo o carne, né spaghetti alla piastra. Sono, tuttavia, stati presi una valanga di maki, urumaki, temaki e nigiri.

Andiamo con ordine: si è iniziato con dei ravioli di carne al vapore per poi andare subito al sodo con  le fritture: pollo fritto e gamberetti in tempura su tutto.

Dopodiché si è andati sul nigiri di salmone, spigola, tonno, gamberetti e…polpo, una vera passione per chi scrive.  Il temaki era di quelli seri, mentre l’hosomaki era senza infamia e senza lode. La promozione questo locale però l’ha avuta con gli urumaki ( al salmone in mille varianti, al gambero, al granchio) grazie ad un utilizzo ridotto di creme e cremine. Chi scrive, infatti, odia il sushi troppo artefatto con roba sopra tipo il philadelfia!

Per sciacquarsi poi la bocca sono stati provati anche dei minitacos ( anch’essi al salmone e al tonno) ed, infine, un dolcino non compreso nel menù all you can eat. Nella specie si è trattato di un semifreddo al torroncino.

Giudizio finale

Ciò fermo restando cosa è piaciuto di più del ristorante giapponese Moku di via Tiburtina? Essenzialmente due cose: a) la location davvero sobria ed elegante; b) un cibo non troppo artefatto, ma gustoso.

Nella specie chi scrive deve ammettere di non essersi “distrutto” strafogandosi con il cibo che usciva dalle orecchia, ma di aver voluto limitarsi a sentire i sapori evidenziandone pregi e difetti.

Nel complesso si può dire che non è un all you can eat economico, ma che il gioco vale la candela e, soprattutto, vale per l’impegno profuso dal personale per rendere l’esperienza positiva.

Ristorante giapponese Maku alla Tiburtina, scheda di sintesi:

  • Formula all you can eat presente tutti i giorni sia a pranzo ( 20 euro) che a cena ( 28 euro) con bevande e dolci esclusi;
  • Location molto bella
  • Buoni i prodotti utilizzati (prova ne sia il sashimi con cui si consiglia di iniziare).
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