Che Palermo sia – assieme a Napoli – la grande capitale dello street food italiano non lo dico di certo io.  Andare a Palermo significa, in primo luogo, sfondarsi di cibo ad ogni angolo della strada e fare  un elenco di “sfizi” da togliersi nell’arco del nostro soggiorno che ci obblighere ad un tour de force che sarà di maggiore intensità se sarà di durata breve. Lo sa bene il mio fegato che – per motivi meramente speculativi e di studio – ha lavorato senza sosta per giorni, sin dalle 11 del mattino, col gravoso compito di scovare i panini con la meusa, le arancine, le panelle,  i cazzilli / crocché,  il coppo, lo sfincione, le granite, i cannoli, le cassatine, la sfincia, etc etc più buone di Palermo.focacceria_san_francesco_palermo.jpg

Ci sono riuscito? In assoluto  non posso affermarlo ( manca per esempio all’appello il celebre Bar Oscar che mi è stato molto caledeggiato ma che non sono riuscito a provare). Posso tuttavia   essere più che fiero per  aver testato un bel  numero di localini, a cominciare da quello  che probabilmente è il più elegante: l’antica focacceria San Francesco in via Alessandro Paternostro 58.

Questo antico e celebre locale di Palermo, non ben visto da tutti in città per via dei suoi prezzi un po’ sopra la media, è stato chiuso per un po’ e poi rilanciato grazie ad una convenzione con il gruppo Feltrinelli. Offre un po’ di tutto, anche primi piatti e secondi della tradizione, ma è tuttavia sullo street food che va testato, in particolare sullo  sfincione, il panino con panelle e cazzilli  e il panino con la milza. Per provare tutto ciò ci sono due formule: ordinare al piano terra per mangiare in piedi, oppure salire ai piani superiori per il servizio al tavolo. Probabilmente ci sarà pure un po’ da aspettare, ma ne vale sicuramente la pena per vivere una piacevole esperienza in questo storico locale.franco_u_vastiddaru.jpg

Altra tappa irrunciabile per chi è a Palermo è quella  non lontana dal più verace e crudo Nni Franco u‘ vastiddaru  in via Vittorio Emanuele 102. Qui, ad armeggiare con il  pentolone per preparare la milza, vi è il gentilissimo figlio di Franco che, con genuino senso dell’ospitalità, vi tenterà per provare un po’ di tutto. A cominciare proprio dal panino con la meusa  per poi passare al coppo con panelle e cazzilli e prendere contezza della veridicità del cartello affisso davanti al bancone del locale che, più o meno, recita: l’unica attività fisica che mi piace fare è quella per correre da Franco u’ vastiddaru.nino_u_ballerino.jpg

Cambiamo zona e andiamo in corso Finocchiaro Aprile 76 tra il tribunale di Palero e la zisa per andare da Nino u’ Ballerino, così chiamato perché quando prepara la sua specialità – il panino ca meusa – balla! Qui ho provato il mio primo panino con la milza in assoluto. L’ho fatto il primo gennaio alle undici del mattino quando ancora dovevo digerire il cenone di capodanno. E’ stata dura, ma ne è valsa  la pena perché da Nino si mangia una milza di sostanza accompagnata solo da un po’ di limone.

Un altro posto che mi è piaciuto particolarente non si trova a Palermo, ma nei suoi dintorni. Mi riferisco all’antica friggitoria del Canale di via Arcimede 3 a Monreale. Qui ho trovato le arancine in assoluto  più buone (e peraltro economiche) del mio tour trinacria. Il locale è molto spartano e piccolo, ma offre davvero tante di una qualità sublime a prezzi davvero contenuti. la_cubana_pasticceria_palermo.jpg

Ritornando poi a Palermo, un altro locale che ho trovato eccezionale e in cui non ci si passa per  caso è la gastronomia la Cubana in via Giuseppe Pitre 143 ( siamo in zona catacombe per intenderci). Qui si può trovare un po’ di tutto: primi piatti, arancine e dolci. Il personale – per la verità molto gentile – saprà infatti orientarvi al meglio anche con il servizio al tavolo. E’ tuttavia il reparto pasticceria ad essere davvero ricco di alternative. Se volete rimanere sul tradizionale, il trittico cannolo-cassatina-sfincia può dare parecchie soddisfazioni.

Ciò premesso, nell’occuparmi di seguito dei dolci, diciamo che di pasticcerie con i nomi più in voga ne ho provate. E, vi dirò, sia la pasticceria Spinnato ( recte antico caffè spinnato di via Principe Belmonte) in zona teatro Politeama che la pasticceria Palazzolo di Cinisi ( con presenza all’aerporto di Palermo) e il bar Marocco di fronte alla  Catterale non mi hanno regalato ciò che cercavo. Per carità,  vendono un buon prodotto, ma diciamo che a rimanere nel mio cuore saranno altri due locali.

cannolo-ferro-di-cavallo

Il primo è – a sorpresa – una trattoria. Mi riferisco alla trattoria Ferro di Cavallo – di cui ho già scritto qui e che si trova in via Venezia 20 –   dove ho provato un cannolo senza fronzoli con davvero eccezionale.

Il secondo è la pasticceria Cappello. La pasticceria in questione ha due sedi, una in via Nicolò Garzilli 19 e un’altra in via Colonna Rotta 68, e – prima di farsi trovare da me aperta – si è fatta desiderare non poco. L’attesa però è stata ripagata pienamente, perché  qui però ho trovato sia  cannoli che cassate – fritte e al forno – davvero strepitose.

cannolo-più-buono-pasticceria-cappello

I cannoli della pasticceria Cappello, più in particolare, sono stati gli ultimi che sono riuscito a mangiare nel mio soggiorno palermitano e, a dirla tutta – in un climax di bontà – sono stati la degna conclusione per uno dei miei tour più dolci di sempre.

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Pubblicato da narrabondo

A volte viaggio, altre volte mangio. Di solito respiro. Da quando ho percorso il cammino di Santiago per la prima volta, ho deciso che il mondo è più bello se visto a piedi. Se visito una città, raramente prendo un autobus o una metropolitana. La trovo una perdita di tempo che impedisce di godere appieno del viaggio. Sono nato a Napoli e, anche se ormai vivo lontano, continuo ad amarla profondamente. Conosco la Spagna come le mie tasche, ma continuo a trovare sempre una scusa per tornarci e viverla. Ciò nonostante ogni tanto però fingo di interessarmi a qualche altro paese e ne scrivo. Scrivo pure di roba da mangiare e ristoranti, ma è solo una scusa per giustificare la mia pancia.

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