Il Chianti in 3 giorni

Sto pensando a cosa scrivere, ma la verità è che non so da dove iniziare.  La verità?
Nel Chianti  si beve vino e alla fine – mio malgrado – persino io, che in fondo non sono un grande appassionato di vino, ho finito per imparare qualcosa a furia di vistare vitigni e cantine. Ho imparato ad esempio cos’è un barrique, cosa sono i sentori primari e secondari,  come si ottiene un Chianti classico e soprattutto chi diavolo è… Giacomo Tachis.

Siete curiosi  di sapere tutto?

Procediamo con ordine.

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I vigneti del Chianti
  • Cosa c’è di bello nel Chianti

Avete presente la dolce, ondeggiante, sinuosa collina toscana  con  i cipressi che filtrano il sole prima del tramonto  e  la cui visione  crea un effetto ipnotico esattamente come un quadro di Monet?
Ecco, le colline del Chianti sono essenzialmente queste. Sono il prototipo della vera collina toscana che emoziona già  solo nel percorrerla adagio in macchina. O anche in bicicletta ed in moto!

  • Dove si trova il Chianti

Si trova incastonata  tra le province Siena, Arezzo e Firenze e, per questo motivo, è “una meta” privilegiata per la classica gita fuori porta. Tanto più che, benché  sia la campagna prediletta dagli americani che qui hanno comprato innumerevoli villette e hanno dato vita ad un turismo internazionale di grande livello, si tratta di un territorio che ha saputo preservare la sua veracità.

Qui la domenica, quando entrate in un bar qualsiasi a prima mattina, fate attenzione a ciò ordinate. Se chiedete un caffè vi guarderanno male, molto male. I cacciatori  di passaggio infatti fanno colazione con la spuma “mezzo e mezzo”, cioè con vino allungato con una sorta di gassosa.

Epperò non crediate che esistono dei confini e dei muri divisori che vi dicano che siete usciti dal Chianti. Tutto sommato quest’ultimo è un “buco” ed è facile sconfinare in altre aree ( ad esempio in val d’Elsa). Del resto i toscani per indole sono storicamente bravissimi a litigare col vicino di casa perché  convinti che la loro erba sia sempre più verde. Io, invece, che sono un “tipo pratico”, ancora non ho capito come impostare l’articolo.

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I colori del Chianti

Per intenderci: Monteriggioni, San Gimignano, Certaldo, Gambassi, San Miniato e Colle di Val d’Elsa sono in Valdelsa. In questo articolo de devo parlare oppure no? E di Volterra? E di Cortona? Di Montepulciano o Montalcino ovviamente no, perché bisogna rispettare i confini vinicoli e non starebbe bene scrivere di Montepulciano o Montalcino in un articolo sul Chianti, ma sugli altri centri che ho testé citato il dubbio permane. Sei nel Chianti e non fai il pensierino di andare a San Gimignano?

Ecco, dopo aver manifestato i miei dubbi, sciolgo la riserva optando per l’ortodossia: scriverò dunque solo di Chianti.

Ne scriverò però con leggerezza, perché il Chianti ha sì molteplici aspetti culturali e bellezze da offrire, ma è pur vero che va preso come viene con una sosta improvvisata in uno dei suoi borghi, una foto “artistica”, un po’ di vino, un tagliere, un panino e la felicità di Albano e Romina ( no, quella no, altrimenti i cacciatori vi sparano!).

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I colori del Chianti

 

  • Dunque, quanti giorni stare nel Chianti?

C’è chi ci trascorre tutte le proprie vacanze perché ritiene di non aver bisogno di altro, ma diciamo che – a beneficio dei viaggiatori on the road bucolici fino ad un certo punto – che si può dedicare al Chianti anche solo un fine settimana o una giornata.

  • Cosa fare e cosa vedere nel Chianti?

Essenzialmente tre cose:

1) godere della natura;

2) esplorare i suoi borghi;

3)  bere vino e visitare  le cantine fingendo di capirne qualcosa.

Vi è, a dire il vero, anche un quarto punto: governare l’abbiocco post-pranzo ( ma al riguardo ognuno ha i suoi metodi e dunque non mi pronuncio!).

Di seguito tratterò ciascun punto separatamente.

  • a) La natura del Chianti.

Relativamente al primo punto, è quasi inutile dirlo, i colori della campagna mutano con le stagioni.  E, invero, se in autunno arriva il tempo della vendemmia e il Chianti trova pienamente la sua ragion d’essere, in primavera è un rifiorire generale di colori. Il Chianti, infatti, non sarebbe bello com’è se non fosse per la dedizione per l’armonia e il rispetto per la natura che osserva chi vi lavora.  Che sia sul curvone della strada nazionale, su una deviazione interpoderale o su un vitigno gli scorci sono appaiono sempre maestosi. Nel Chianti poi a volte capitano anche delle situazioni strane, come quando ad attraversarti la strada sono dei cinghiali sulle strisce come i Beatles ad Abbey road. E, del resto, i toscani hanno la straordinaria capacità di trasformare tutto in poesia, dalla decantazione del vino al fango che fa affondare la  macchina nei giorni di pioggia.

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  • b) I paesi più belli del Chianti .

Punto due: quali  borghi del Chianti visitare?

I paesini del comprensorio formalmente sono nove: Gaiole in Chianti, Castellina in Chianti, Radda in Chianti , Greve in Chianti , Barberino val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano in Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa.

Nove paesini, spesso minuscoli,  che ricomprendono numerose frazioni a volte addirittura più famose del paese stesso. Sto parlando di borghi con 20/30 abitanti con una locanda o poco più. Non considerateli però borghi campagnoli.  Da queste parti passa le proprie vacanze buona parte del mondo che conta. Eppoi, state attenti, potrebbero rinfacciarvi che  Giovanni da Verrazzano e Amerigo Vespucci  erano nativi proprio di quest’area.  

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Ciò detto, i paesini  del Chianti – un po’ come tutti quelli della Toscana rurale – hanno la particolarità di essere abbarbicati ( o, se abbiamo la erre moscia, abbavbicati) su una collinetta con una fortificazione a difesa.

Uno dei primi in cui ci imbatteremo partendo da nord, cioè da Firenze, sarà Greve in Chianti, un paesino greve, ma talmente greve da affondare per davvero nel Chianti.   Si trova infatti al crocevia di tre antiche strade: la strada per Valdarno, la strada per la Val di Pesa e la Chiantigiana. Questa sua posizione privilegiata le ha consentito quindi di svilupparsi sin dal medioevo. Il paese del resto, dominato dal castello di Montefioralle, ha conservato il suo imprinting medievale.

Greve è poi famosa anche per una delle sue frazioni, Panzano in Chianti. Si tratta sostanzialmente di una piazzetta o poco più caratterizzata da diversi bar e frequentata in particolare per la Macelleria Cecchini, il macellaio – diventato famoso per una protesta mediatica a difesa della bistecca fiorentina ai tempi della mucca pazza – che ora dispone di un locale in cui serve carne..importata dalla Spagna. Il suo – Officina della Bistecca – è un locale turistico ( di cui ho scritto qui la mia recensione) scanzonato. Tutto sommato vale la pena andarci per passare del tempo in allegria, ma non vi troverete la miglior  carne del mondo: per espresso richiamo si tratta di un “mc donald’s in salsa toscana”.

Proseguendo sulla stessa strada si entra poi nel territorio di Radda in Chianti, probabilmente il borgo più carino in assoluto. Più in particolare appare molto caratteristica la frazione di Volpaia che, benché molto curata e silenziosa, lascia spazio alla sua anima più ruspante.  Qui, nella piazzetta principale, sorge il Bar Ucci, la cui frequentazione rimarrà per gli avventori una esperienza assai titillevole. Si tratta di una tipica taverna toscana in cui si magna, si beve e soprattutto si sghignazza. La proprietaria, Paolona, è un personaggio sui generis che sa come allietare la serata.

Qualche chilometro più in là, racchiusa in una bella cinta muraria, vi è poi Radda. Lasciata la macchina all’esterno del centro, basterà seguire il percorso indicato – denominato “percorso medievale” – per scoprire i vicoletti più caratteristici e ritrovarsi sulla via principale e sulla piazzetta su cui si affaccia il palazzo del podestà, la Chiesa parrocchiale e altri edifici risalenti al XVII o XVIII secolo.

Altri piccoli borghi in cui si può velocemente passare sono poi Castellina in chianti e  Gaiole in chianti. Nel proseguire il giro ad anello, una sosta  la merita sicuramente la  Badia a Passignano o, meglio,  la Abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano, abbazia medievale caratterizzati da torri e fortificazioni tali da farla sembrare un castello. Anche all’interno non tradisce il suo stile medievale con dipinti del XIII secolo. Qui siamo nel territorio del Comune di Tavernelle, famoso per la produzione di Sambuca e per il tignanello del marchese Antinori ( di questo ne scriverò in seguito).

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Colline, vigneti e cipressi. Il Chianti in una foto.

Il tour poi può concludersi in San Casciano in Val di Pesa, borgo grandicello rinomato per le spa ( di San Gimignano, Volterra, nonché di Montalcino, Montepulciano, Pienza ed altro scriverò in separati post).

Ovviamente il tour  che ho testé descritto sarà interamente scandito   da soste rigeneranti e da aperitivi toscani. L’aperitivo nel Chianti, in particolare, è questo: a) vi sedete al bar del paese; b) ordinate un tagliere misto di salumi e formaggi da accompagnerete al vino; c) cercate di rimanere lucidi per rimettervi alla guida.

  • c) Visite guidate alle cantine del Chianti.

Punto tre: Il giro delle cantine del Chianti

Già, il vino. Andare nel Chianti e non bere vino è un po’ come andare a fare la settimana bianca senza sciare. Per carità, c’è a chi piace limitarsi a guardare le montagne innevate, ma è pur vero che così si perde parecchio di una vacanza.  Il percorso che ho per sommi capi appena illustrato è disseminato da vitigni e cantine. Molte di queste sono organizzate per ospitare turisti. Qual è la cantina migliore del Chianti? Quanto costa visitare una cantina nel Chianti? In cosa consiste visitare una cantina nel Chianti? Che attività si svolge e quanto dura la visita ad una cantina del Chianti? Sono queste essenzialmente le domande che si pone chi è interessato.

Diciamo al riguardo che i prezzi variano molto a seconda del tipo di “pacchetto” che si acquista, nonché dalla fama dell’azienda. Diciamo pure che a volte si può pure soggiornare, ma l’offerta basic  consiste sempre in una prima fase con visita guidata ai vigneti e alle cantine durante la quale viene spiegato come si produce, come viene conservato e tutto ciò che concerne il disciplinare da osservare per la produzione del Chianti classico, nonché in una seconda fase con degustazione di vino accompagnata da assaggi di taglieri e salumi. Il tutto dura circa un’oretta.

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Cantine del Marchese Antinori

Diciamo pure che non bisogna prendersi troppo sul serio e andare scanzonati, ma fino ad un certo punto, perché la spiegazione è maledettamente tecnica e si fa uso di un linguaggio articolato cui bisogna prestare attenzione. Tenete infatti presente che le aziende ci tengono a fare bella figura, per cui vi illustreranno ogni particolare per promuovere il loro brand.

Di aziende che organizzano i tour ne ho visitate tre e tutte  le visite sono state istruttive sotto ogni punto di vista. La prima – il Viticcio – si trova su una collinetta nel territorio di Greve in Chianti ed è molto basic. E’ un’azienda piccolina, ma con tutte le cose a posto. Alla fine del tour ti fanno asseggiare il loro vino e il loro olio accompagnato  da un tagliere di salumi e formaggi ( invero quest’ultimo di qualità rivedibile).

La seconda è stata in una fattoria più  seriosa e rinomata  che ha regalato scorci davvero belli con dovizia di particolari tecnici. Sinceramente?  Davvero eccezionale, ma mi sono annoiato a morte!

La terza, aumm aumm, è stata presso le cantine Tignanello degli Antinori ed è stata una visita spettacolare già solo per la  grandiosità della tenuta e per l’organizzazione di cui dispongono. Non mi dilungo ulteriormente.

Buon tour e buona visita nel Chianti!

Ah già, non vi ho detto chi è Giacomo Tachis né perché il barrique in ciliegio è migliore di quello in cemento, ma questo lo scoprirete nella prossima puntata ( che non ci sarà mai)!

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