Vomero – cosa vedere

Siccome mi è capitato di leggere diversi post su cosa vedere al Vomero e questi post sono tutti scritti una vera schifezza, mi propongo di fare un lavoro migliore che sia utile sia per chi voglia visitare il Vomero che per chi voglia conoscerlo meglio .

Per cui innanzitutto questo post sarà diviso in due parti. Nella prima parte illustrerò cosa vedere al Vomero dal punto di vista turistico. Nello specifico  sarà una parte dedicata a chi è in visita a Napoli e deve ancora conoscere la città. A costoro consiglio sempre di leggere la mia guida completa dal titolo cosa vedere a Napoli in 4 o 5 giorni  Al suo interno al Vomero è dedicato parte del giorno 4 con un brevissimo accenno alle cose principali da vedere. Qui  cercherò di dare un contributo più specifico.

Nella seconda parte dell’articolo, invece, farò un “corso avanzato” di Vomero per Napoletani e, in ogni caso, per chi già conosce bene bene il quartiere e vuole togliersi lo sfizio di scoprire qualche curiosità ulteriore.

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Sommario:

  • Cos’è e dove si trova il Vomero?
  • Come raggiungere il Vomero ?
  • Il belvedere di San Martino con castel dell’Elmo e la certosa di San Martino
  • La pedamentina a San Martino
  • La passeggiata dei Vomeresi – piazza Vanvitelli, via Scarlatti
  • Villa Floridiana e il museo Duca di Martina
  • Il liberty del Vomero:  villa Santarella e “qui rido io”.
  • Il miracolo di San Gennaro e borgo Antignano
  • Il liberty di via Aniello Falcone e Guglielmo Marconi
  • Villa Carafa di Belvedere a via Aniello Falcone  e Gioacchino Rossini
  • Villa Lucia

Andiamo con ordine:

  • Cos’è e dove si trova il Vomero?

  • Un po’ di storia e un po’ di geografia.

Innanzitutto, prima di spiegare cosa vedere al Vomero, va specificato che il Vomero  è un quartiere collinare di Napoli, quartiere che – assieme all’Arenella – ha circa 120mila abitanti. Si tratta dunque di una città nella città abitata perlopiù da professionisti e commercianti. Se, da piazza del plebiscito volgete lo sguardo verso l’alto, noterete il punto più rappresentativo del quartiere, ovverosia la certosa  di San Martino con  il castello dell’Elmo.  In realtà però il Vomero è un quartiere che ha una storia tendenzialmente recente. Nella Napoli greca era  semplicemente l’altura  e fino al cinquecento è stato pressoché disabitato. Era un’area a vocazione   agricola in cui si coltivavano prevalentemente broccoli e per questo, tutt’oggi, quando si vuole gettare discredito su un un vomerese, lo si chiama   vroccolaro ( cioè venditore di broccoli). Tanto è vero che lo stesso nome del quartiere rivela questa identità originaria evocando il gioco del vomere, passatempo che consisteva nel tracciare il più grande solco possibile con il vomere dell’aratro.

 

Le prima area  del Vomero ad essere abitata è stata il rione Antignano  (via Puteolis Neapolim per colles),  utilizzato in epoca romana come varco  – prima della costruzione della Crypta neapolitana, “la galleria romana” che collegava Mergellina ai campi Flegrei – per  arrivare a Puteoli ( l’odierna Pozzuoli).

Questo varco successivamente acquistò il nome di via antiniana dando così nome ad un borgo che conserva tutt’oggi il nome di rione Antignano e che ha assistito ad un evento importantissimo per la storia di Napoli e di cui scriverò dopo.

Tra le prime edificazioni del quartiere vi è sicuramente un torrione di vedetta normanno e la certosa di San Martino nel 1325,  ma è con gli angioini, gli aragonesi e, soprattutto, con don Pedro Álvarez de Toledo  che la storia del Vomero di Napoli cambia.

Napoli infatti, diventata capitale con gli angioini, fu capitale ancora più importante di tutto  il  Regno di Aragona. Con la conseguenza che da Barcellona e da Saragozza arrivarono molti immigrati e Napoli divenne tra  3-4  città più popolose d’Europa.

Fu quindi costruito il castello Belforte, il nucleo di partenza dell’Elmo e in seguito un sistema di scale, ad uso militare e tuttora esistenti, che collegavano il centro città al Vomero. Fu poi nell’attuale parte bassa di via Belvedere e di calata San Francesco che si svilupparono primi insediamenti. Eppure,  fino agli inizi del ‘900, il Vomero era ancora poco abitati ed era caratterizzato soprattutto da eleganti villini liberty. 

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  • Come raggiungere il Vomero

Attualmente il Vomero è il quartiere meglio collegato di Napoli. In particolare il Vomero beneficia:

  • Di 4 funicolari. “Funiculì funiculà” è stata scritta proprio in occasione dell’apertura della prima funicolare, mezzo in uso da fine ‘800 e tuttora mezzo prediletto dai vomeresi.

3 di esse arrivano molto vicine pur partendo da zone molto diverse:

La funicolare centrale parte da piazzetta augusteo ( via Toledo);

La funicolare di Montesanto parte appunto da Montesanto;
La funicolare di Chiaia parte da piazza Amedeo/ parco margherita;

La funicolare da Mergellina, invece, arriva un po’ lontano dal cuore del Vomero – a via Manzoni –  ed è più utilizzata da chi va a Posillipo. 

  • Di 6 fermate “vomeresi” della metropolitana.  Quelle che interessano di più ad un turista sono Vanvitelli e Medaglie d’Oro.
  • Diverse linee autobus. Le trovate tutte a questo link, che porta al sito dell’ANM, per vostra comodità. Conviene soprattutto per raggiungere il Vomero da Fuorigrotta ( con il 181) ed eventualmente da Napoli nord.
  • Il Vomero turistico

Bene, dopo le informazioni preliminari, passiamo a  cosa  vedere al Vomero. Il Vomero negli ultimi decenni ha un po’ violentato la sua  immagine storicamente bucolica e, a causa dell’eccessiva urbanizzazione, è diventato troppo caotico. Ciò nonostante resistono alcuni angoli meravigliosi e le strade del liberty continuano a difendersi.

Procediamo però con ordine.

Il cuore pulsante del Vomero è piazza Vanvitelli, piazza circolare attraversata da via Scarlatti, via dello struscio del passeggio e dei nei negozi. Nella parte bassa di via Scarlatti c’è via Luca Giordano, mentre la parallela è via Domenico Cimarosa. Se impariamo queste vie, di fatto possiamo orientarci per il Vomero.pedamentina.jpg

  • Il belvedere di San Martino

  • Cosa vedere al Vomero

Ciò detto, ai turisti che sono in visita al Vomero, interessa soprattutto vedere San Martino, dove – citando Pino Daniele –  “vedi tutta quanta la città col mondo in tasca”.  Si tratta della parte più alta del Vomero e per raggiungerlo bisogna sempre seguire la strada in salita da piazza Vanvitelli in poi. Dopo 3 rampe di scale e 10 minuti di passeggiata, raggiungerete quindi   un vialone caratterizzato da elegantissimi villini liberty  ( tra cui il villino Elena e Maria) che si concluderà nello spiazzo con, da una parte, il belvedere su buona parte di Napoli ( in particolare su Spaccanapoli con la chiesa di Santa Chiara in primo piano), dall’altra la chiesa delle Donne ( recentemente tornata ad essere visitabile dopo decenni di restauro), la certosa di San Martino e il Castel dell’Elmo.

  • La certosa di San Martino

  • Cosa vedere al Vomero

Visitarli  quest’ultimi vale davvero pena e non già solo perché, per la loro posizione sulla collina, permettono di godere del panorama anche sull’altra parte di Napoli con in primo primo piano il palazzo reale, il Plebiscito e il golfo di Napoli, ma perché si tratta di luoghi d’arte e di bellezza.

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Nello specifico la certosa di San Martino è uno straordinario esempio di architettura barocca che ospita delle meraviglie di valore assoluto. Consta infatti di 100 sale, due Chiese, un cortile, 4 cappelle, 3 chiostri uno diverso dall’altro e di giardini pensili.

Sebbene sia ( di poco )  successiva alla certosa di Padula e anche più piccola, non è di certo inferiore a quest’ultima per bellezza.  Ci vollero infatti oltre 40 di lavori per portarla a terra e, per volere degli angioini, fu dedicata a San Martino di Tours. Vi lavorarono – ovviamente nelle rispettive epoche –  architetti del  calibro di Tino di Camaino,  Francesco di Vito e Cosimo Fanzago, nonché  artisti come  i fratelli d’Arpino, Belisario Corenzio, Michelangelo Nacchini, Pietro Bernini.  Massimo Stanzione, Battistello Caracciolo, Paolo Finoglio,  Jusepe de Ribera,  Luca Giordano,  Domenico  Vaccaro, Francesco de Mura e Francesco Solimena, artisti che si sono guadagnati ( quasi tutti) l’intitolazione di una via del Vomero.

All’interno, dunque, si potranno ammirare diverse opere d’arte, a partire dalla Chiesa all’ingresso e dai Chiostri ( uno dei quali con dei teschi a ricordare cosa siamo) su terrazze panoramiche e giardini pensili. Tra le le che più colpiranno però il visitatore vi saranno sicuramente le carrozze reali e il presepe donato da Michele Cuciniello con pastori dell’800 (la sua storia la leggete su questo sito esterno al narrabondo).

Vi  è, inoltre, una sezione navale con le lance reali dell’epoca di Re Carlo di Borbone, lance usate per occasioni solenni e dunque di particolare eleganza.

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Ho scritto della certosa di San Martino qui

  • Il castel dell’Elmo

A sormontare quasi la certosa vi è poi il castel dell’Elmo con una particolarità unica al mondo: è l’unico castello a pianta esagonale esistente.  Progettato dove vi era la chiesa di Sant’Erasmo ( di qui il nome Erasmo, Ermo, Elmo) dagli stessi architetti della certosa di San Martino, ha vissuto vicende travagliate, tanto da essere stato ricostruito dal viceré  Don Pedro de Toledo.   Fu realizzato in tufo con una pianta a stella priva di torrioni, un grande piazzale, un fossato e passaggi stretti. Insomma, è stato sostanzialmente inespugnabile per tutto il corso della storia di Napoli. Al suo interno vi è la piccola Chiesa di Nostra Signora del Pilar ( patrona di Spagna!) e il museo del 900 con mostre temporanee.  E’ un castello meraviglioso.

  • La pedamentina a San Martino

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Dallo spiazzale di San Martino inizia, inoltre, una di quelle rampe di scale volute da Don Pedro de Toledo cui ho accennato in apertura. Si tratta della famosa Pedamentina a San Martino, scala monumentale progettata da Tino di Camaino che in circa 10 minuti di passeggiata vi consentirà – in un piacevole paesaggio bucolico che rivela le origini del Vomero – di “scendere” al corso Vittorio Emanuele e da lì a Spaccanapoli, ai quartieri Spagnoli o in centro in pochissimi minuti.

 

  • La passeggiata dei vomeresi

  • Cosa vedere al vomero
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via Cimarosa dalle scale che portano a San Martino. Sulla stessa strada si trova l’ingresso del parco della Floridiana.  A sinistra piazzetta Fuga con la funicolare centrale collegata a via Toledo, a destra si giunge a piazza Vanvitelli

.Prima però di fare tutto questo, e cioè di andare a San Martino per poi lasciare la zona collinare, sappiate che c’è molto altro da vedere al Vomero. Per cui, cronologicamente, prima dovete  fare ciò che illustro di seguito. Innanzitutto vale una pena dare un’occhiata al  cuore del quartiere, ovvero a piazza Vanvitelli e via Scarlatti, via pedonale di locali e di shopping.

  • Villa Floridiana e il museo Duca di Martina

Villa floridiana è il grande polmone verde del Vomero, ma anche una residenza reale. Purtroppo da tempo non è più fruibile come una volta, con ciò facendo non poco adirare chi l’ha sempre frequentato.floridiana_napoli

La storia di villa floridiana inizia nel 1815 allorché Ferdinando IV di Borbone fece acquistare per la moglie Lucia Migliaccio, duchessa di Florida, una tenuta del principe Caracciolo di Torello. Fu quindi realizzato un parco,  a cura del direttore del real Orto Botanico Friedrich Dehnhard, che sintetizza i canoni del giardino all’italiana e del giardino all’inglese  con sentieri,  giochi prospettici, boschetti, 150 specie diverse di piante alternate e una serie di finte rovine. Come è nel caso del teatrino della Verzura a  a pianta ellittica, un tempietto ionico,  gradinate in piperno, grotte e serragli che ospitavano  uccelli, leoni,, tigri, orsi e canguri.

Furono poi realizzate due Ville: Villa Lucia e villa Florìdia.

La prima oggi non è più inglobata nel parco perché fu venduta separatamente e rientra in una proprietà privata. Non essendo dunque visibile, di villa Lucia parlerò nella seconda parte dell’articolo.

Villa  Florìdia, invece, attualmente  ospita la collezione di ceramiche dono di Maria Spinelli di Scalea e proveniente dal  duca di Martina. Al Museo Duca di Martina ho dedicato un separato post. Qui mi limiterò a dirvi che si tratta di un edificio in stile neoclassico con due facciate tra loro completamente diverse.

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La facciata che nota chi proviene dall’ingresso principale è sullo sfondo dello spiazzo principale del arco e si sviluppa su due piani. L’altra facciata, invece, è rivolta verso il mare, si articola su tre piani e si presenta al termine di una scenografica scalinata su cui si intersecano dei sentieri che portano al una fontana con le tartarughe e al belvedere che domina Napoli.

La villa e ogni allestimento architettonico fu curato dall’architetto Niccolini

  • Il liberty del Vomero:  villa Santarella e “qui rido io”.

  • Cosa vedere al Vomero

Il Vomero, come già detto, si sviluppo’ a partire dalla fine dell’800 con il cosiddetto risanamento e la realizzazioni delle funicolari. Tuttora le loro stazioni delle funicolari preservano lo stile dell’epoca. Prendere la funicolare centrale in piazza Fuga e la funicolare di Chiaia in via Cimarosa regalano, infatti, emozioni antiche. Tuttora, infatti, i vomeresi dicono “scendo a Napoli”. Proprio accanto alla funicolare di Chiaia, nascoste al traffico, vi sono due vie di straordinaria eleganza che rappresentano l’essenza del Vomero antico. Si tratta di via Luigia Sanfelice e via Palizzi, strade che – rivelando il bel panorama sul golfo di Napoli fino a Capri – permettono altresì di osservare alcuni dei palazzi più belli del liberty napoletano.

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Si tratta di villini eclettici, l’uno diversi dall’altro,  progettati soprattutto da Adolfo Avena, che inizierete a notare già da piazza Fuga all’esterno della funicolare e delle vie retrostanti ( per i napoletani doc  che non seguono un itinerario turistico, nella seconda parte dell’articolo svelo un’altra passeggiata).

Ebbene, proprio all’angolo di via Luigia Sanfelice e via Filippo Palizzi è possibile vedere un villino liberty molto particolare. Non è forse il più bello che si può notare in questa strada, ma è di sicuro il più celebre. Si tratta infatti di villa la Santarella, villa  di proprietà del commediografo Eduardo Scarpetta finanziata proprio con i proventi ottenuti dalla messa in scena dell’opera omonima.

Il palazzo –   su cui Scarpetta fece incidere, rivolto verso il mare, la scritta “qui rido io” – è di forma squadrata, ha 4 torrette ed è caratterizzato da merlatura.

Alla fine di via palizzi inizia un’altra passeggiata molto bella che si esaurisce al corso Vittorio Emanuele esattamente come la Pedamentina a San Martino.  Si tratta della passeggiata del Petraio.

Sono due passeggiate egualmente belle, ma del tutto diverse. Il petraio probabilmente ha la capacità di presentare un Vomero rurale del tutto inedito.

Nel mio 5 cose alternative e gratuite da fare a Napoli ho inserito proprio “il trekking urbano” dal Vomero. Con ciò evocando sia la pedamentina a San Martino che il Petraio.

Quanto ho scritto finora  è l’itinerario completo con cosa vedere al Vomero, itinerario che, per motivi logistici, ciascun turista deve seguire nell’ordine inverso rispetto a come riportato: 1) giro per le strade principali; 2)  villa Floridiana ( se fruibile); 3) liberty nelle immediatezze della villa Floridiana con via Luigia Sanfelice, via Palizzi e Petraio; 4) San Martino con certosa, castello e  scalinata.

Di seguito inizia la seconda parte dell’articolo dedicata ai napoletani e a chi a conosce Napoli già molto bene.  

  • Il sangue di San Gennaro

 La prima sosta di questo  “guida avanzata” di Napoli   è in via San Gennaro ad Antignano. All’inizio di questo post ho scritto che il primo borgo abitato del Vomero fu il rione antignano che prese il nome dalla via antiniana che colllegava, in epoca romana prima della Crypta neapolitana, Neapolis a Pozzuoli.

Ebbene, proprio al rione Antignano il giovane vescovo San Gennaro, vescovo di Pozzuoli nel III secolo, compì il suo primo miracolo. In seguito al suo martirio e alla decapitazione, venne seppellito di nascosto nella zona di Fuorigrotta ( allora chiamata agro marciano), mentre tale Eusebia raccolse il suo sangue in due ampolle e le custodì nella sua casa nel borgo Antignano. Quando, con l’editto di Costantino, il cristianesimo non fu  più oggetto di persecuzioni, i fedeli dissotterrarono il corpo di San Gennaro per trasportarlo nelle catacombe di Capodimonte (  che da allora si chiamano catacombe di San Gennaro e dove peraltro vi è la più più antica raffigurazione del Santo).

Ebbene, nel corso della processione per trasportare il Santo, in località Antignana l’anziana Eusebia avvicinò le ampolle al corpo dello stesso e – con il solo contatto – il sangue di sciolte.  Il prodigio è di grande significato anche perché, in epoca romana, al Vomero si praticava il culto del dio Giano ( cioè Janus).

Fu così si formalizzò il passaggio da Janus a Januarius, cioè a Gennaro, cui Napoli è tuttora è devota.

Ebbene, proprio nei pressi del luogo in cui si verificò per la prima volta l’evento miracoloso dello scioglimento del sangue di San Gennaro,  sorge la Chiesa di San Gennaro ad Antignano.

La storia anche qui è molto curiosa: fino alla fine dell’800 vi era stata una cappella dedicata a San  Gennaro e nelle intenzioni di Ferdinando di Borbone vi era l’intenzione di costruire una basilica  in onore del Santo. La sua prematura morte, congiuntamente all’invasione dei savoia che portò alla fine delle Due Sicilie, non permise di portare a termine l’idea. Anzi, pure la  cappella venne abbattute.

Così, solo grazie alle elemosine e a lavori che, iniziati  a inizio ‘900, sono terminati nel 1968,  si è realizzata l’odierna San Gennaro ad Antignano. Tra l’altro in   via della Cerra vi è una piccola edicola degli anni ’50  con un’effigie marmorea della testa di san Gennaro, prelevata dalla preesistente cappella.

  • Il liberty di via Aniello Falcone e Guglielmo Marconi

A partire da via Aniello Falcone, seguendo la strada che inizia dalle scalinate di via Luca Giordano, si può andare alla scoperta di altri villini liberty.  Anzi, a dirla tutta, vi sono anche altri villini sparsi tra via M. Stanzione, via A. Vaccaro e via Merliani. E’ tuttavia proprio da via Aniello Falcone e proseguendo per via Tasso che si possono vedere ville con le classiche vetrate colorate, marmi e decorazioni della belle epoque. Il percorso può poi proseguire per il corso Vittorio Emanuele per il castello  Aselmeyer, parco del Grifeo, parco Margherita, piazza Amedeo e via Filangieri, oppure fino alla stazione di Mergellina a piazza Sannazaro. Si tratta di una bella passeggiata ( in discesa!) di 3- 4 chilometri che segue “il percorso del liberty” napoletano.

Inoltre a via Aniello Falcone, nel ristorante d’Angelo, c’è stato un episodio del tutto irrilevante per la storia, ma assai simpatico: negli anni ’30 Guglielmo Marconi, incapace di mangiare la pizza con le mani, stava facendosi colare la mozzarella sui vestiti, allorquando un cameriere intervenne con una forbice. Tagliò quindi la mozzarella filante e contestualmente soggiunse: ” era meglio se, in luogo della radio, inventavate la mozzarella senza fili”.

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  • Villa Carafa di Belvedere a via Aniello Falcone  e Gioacchino Rossini

Probabilmente il dott. Sergio Ragni è il più grande esperto  al mondo di Gioachino Rossini e ha trasformato la sua villa  in via Aniello Falcone 56  in un “museo” dedicato al questo grande musicista raccogliendo cimeli e oggetti da collezione originali.

 

Non si tratta però di una villa qualunque. Villa Carafa di Belvedere è stata costruita nel ‘600 come villino fuori porta dal fiammingo Ferdinando Vandeneynden. Successivamente è divenuta una residenza aperte da logge affacciate sul golfo. Fu, inoltre, celebre per le feste, giostre, tornei  e i concerti che si organizzavano, essendo peraltro aperta al pubblico nei mesi di maggio e ottobre. Tanto è vero che persino i sovrani Ferdinando e Carolina, oltreché  Gioacchino Murat la frequentarono. Sulle volte, tra l’altro, ci sono tuttora gli affreschi di Luca Giordano. A colpire chi ha la fortuna di visitare questo bellissimo villino – cui si accede sia da via Belvedere che da via A. Falcone – è  però soprattutto la terrazza alberata che permette di godere del panorama sul golfo di Napoli con Posillipo e Capri in evidenza.

  • Villa Lucia

L’ultima chicca su questo articolo su cosa vedere al Vomero è dedicata  villa Lucia. Ebbene, ricordate che – nel raccontare la storia della Floridiana –  ho brevemente accennato alla circostanza che, con l’acquisizione dell’area da parte di re Ferdinando, furono risistemate dall’arch. Niccolini due ville? No. Ve lo ricordo qui: fu realizzata villa Florìda, attualmente sede del museo delle ceramiche, e villa Lucia.

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Di Villa Lucia nessuno sa più nulla per il semplice fatto che è nascosta, in quanto separata rispetto al parco della floridiana da un muro di cinta ed è nascosta agli occhi dei curiosi in quanto raggiungibile solo attraverso un vialetto che inizia da via Cimarosa proprio accanto alla funicolare di Chiaia.  Epperò manco questo basta, visto che il portone è situato in posizione laterale, per cui – se non si entra dentro – non è possibile vedere il palazzo, oggi di proprietà privata.

Attualmente dunque si tratta di un condominio di lusso con comproprietaria Diana de Feo, moglie di Emilio Fede. A metà degli anni 2000 è, tra l’altro, altresì trapelata la voce che la villa stava per essere acquistata da Berlusconi, ma alla fine non se n’è fatto niente.  Del resto è pur vero che, nel corso del secolo breve, villa Lucia è stata – nella più classica tradizione napoletana dei “comunisti col rolex” – ritrovo per una certa intellighenzia. Fu assiduamente frequentata da politici comunisti come  Togliatti, Ingrao, Napolitano, Pajetta, Valenzi, Giorgio Amendola. Prima ancora, inoltre, era stata per un periodo galleria d’arte e poi   ritrovo per artisti come Renato Guttuso, Pablo Neruda, Alfonso Gatto, Moravia, Raffaele La Capria, Renato Caccioppoli, Francesco Rosi, Vasco Pratolini, etc. 

Insomma, un  refugium peccatorum per comunisti di tutti del mondo amanti della bella vita.
La storia di villa Lucia  – che così si chiama in onore di Lucia Migliaccio, duchessa di Florida – inizia però con tutt’altri presupposti prima come luogo di preghiera di monaci e poi, a iniziò ‘800, come villa di lusso.  Del resto fu residenza di re Ferdinando IV di Borbone  per poi entrare nella proprietà del Luigi Grifeo principe di Partanna, proprietario peraltro del parco del Grifeo.

Ciò detto, la caratteristica principale di villa Lucia è nella facciata in stile pompeiano e in una facciata chiusa da un portico su 4 colonne che le dà l’aspetto di un tempio dorico. E’ stata così un ideale padiglione per feste da ballo ed eventi mondani. E’, tra l’altro, collegata al parco grazie ad un ponte alto 16 metri. Chi ha la fortuna di visitarla non può non rimanere impressionato dalla facciata del palazzo, dalle decorazioni finissime in stile pompeiano, nonché dall’atmosfera bucolica che circonda tutto. Inoltre. da un lato, ci si può affacciare sul parco della Floridiana, dall’altro sul golfo di Napoli guardando il parco del Grifeo dall’alto.

Davvero non male.

Se ti è piaciuto questo articolo su cosa vedere al Vomero,

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Napoli in 3 giorni– Divisa per quartieri

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Sorrento, cosa vedere

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Inoltre:

Le 5 migliori pizzerie del Vomero

Vomero, dove mangiare

 

 

 

7 commenti

  1. Sono stata a Napoli a Capodanno. Purtroppo per problemi di salute non sono riuscita a godermi a pieno il viaggio. E’ sicuramente mia intenzione ritornarci, Napoli è così ricca di storia e cultura che sarebbe un peccato visitarla una sola volta 😉 Grazie per la tua dettagliatissima guida!

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    • Sì,poi è bello visitare cose diverse ogni
      volta facendo dei percorsi differenziati in base al periodo dell’anno. Tanto Napoli non scappa e ormai spostarsi per l’Italia in situazioni normali è diventato facilissimo. Un caro saluto

      "Mi piace"

  2. Grazie mille a te, Sara.
    Mi fa piacere. Alla fine non ho fatto altro che raccontare quegli aneddoti e quelle curiosità che ho imparato grazie alla mia passione per la storia di Napoli.

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  3. sembra veramente un posto meraviglioso da visitare e quante cose interessanti da vedere. la tua spiegazione è stata talmente accurata che quasi quasi mi sembra di esserci stata. sicuramente mi è venuta voglia di andarci, chissà
    Grazie e tanti complimenti per questo splendido articolo ❤

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